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Sciopero generale. Burli: “Un'altra manovra è possibile”

Venerdì 25 giugno la Cgil in piazza a Trento, Storo e Cles per dire sì al rigore nei conti pubblici ma con equità. La manovra impone alla Provincia di risparmiare circa 50 milioni di euro. Burli: &ldqu

Venerdì 25 giugno sarà sciopero generale anche in Trentino per la Cgil. Con una novità: non più una manifestazione unica a livello provinciale, ma ben tre presidi, a Trento, Cles e Storo, per ribadire il radicamento del sindacato sul territorio e la volontà di stare accanto ai lavoratori e ai pensionati. La Cgil, che da sola ha proclamato l'agitazione a livello nazionale, vuole così protestare contro una manovra correttiva dei conti pubblici – quella contenuta nel decreto 78 approvato dal Governo Berlusconi a fine maggio - che per il sindacato è ingiusta e inefficace.

In Trentino, venerdì prossimo, si asterranno dal lavoro i dipendenti pubblici per tutta la giornata, come faranno anche le lavoratrici e i lavoratori del settore metalmeccanico, del commercio e dei servizi, del credito e dell'edilizia, delle poste e della ricerca. Quattro ore di sciopero alla fine di ogni turno sono programmate invece nei settori dell'agroalimentare, delle assicurazioni, della chimica e del tessile. Per quanto riguarda il trasporto pubblico, gli autobus saranno fermi dalle 11 del mattino alle 15 del pomeriggio, mentre i treni non circoleranno dalle 14 alle 18.Le ragioni dello sciopero sono state illustrate dal segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli.

«Abbattere il debito e il deficit di bilancio – ha spiegato Burli – è essenziale in un Paese con 1.812 miliardi di debito pubblico. Ma la strada imboccata dal Governo è sbagliata e ingiusta». A pagare infatti il conto dei 25 miliardi di tagli in due anni saranno solo i dipendenti pubblici (blocco del contratto fino al 2013) e quelli del settore privato (pensioni ritardate di oltre un anno rispetto alla maturazione del diritto), nonché le Regioni e gli enti locali (tagli per oltre 15 miliardi di euro) che dovranno limitare i servizi ai cittadini e alle famiglie.«Così – ha ribadito il segretario della Cgil del Trentino – la manovra diventa depressiva e il peso dei sacrifici è spostato sui più deboli. I più ricchi invece – Berlusconi e Tremonti in testa – non pagheranno un euro in più per risanare i bilanci pubblici. L'iniquità sta tutta qui. Ma un'altra manovra è possibile».

La Cgil chiede infatti di combattere l'evasione fiscale con misure più radicali di quelle introdotte dal Governo (per esempio, garantendo la tracciabilità dei pagamenti anche sotto i 5mila euro) e di innalzare le tasse sulle rendite finanziarie, Bot esclusi (oggi chi investe in borsa paga solo il 12,5% di tasse mentre sui conti correnti tutti i cittadini pagano il 27%).«A quanto si sa oggi – ha aggiunto Burli, riferendosi agli effetti della manovra sull'Autonomia trentina – la manovra potrebbe imporre alla Provincia di rispettare dei tetti di spesa che potrebbero comportare l'impossibilità di utilizzare circa 50 milioni di euro. Ma ne saremo certi solo quando il testo del decreto sarà stato convertito in legge».

Sui contratti dei pubblici dipendenti, Burli chiede alla Provincia di ragionare sulla base delle risorse già stanziate a bilancio e corrispondenti ad un aumento dell'1,8% medio annuo per il prossimo triennio. «Alla Provincia – ha concluso Burli – chiediamo di aprire un tavolo di confronto per discutere del rinnovo dei contratti della sanità, della scuola, degli enti locali e della Provincia. Se questa strada fosse percorribile, si potrebbero introdurre nel contratto forme di solidarietà verso i precari di tutto il comparto pubblico».

22 giugno 2010

 

 

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