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Sciopero generale. Il 25/6 in piazza a Trento, Storo e Cles

In 500 davanti al Commissariato del Governo a Trento. In 150 a Cles e in 70 a Storo.

Davanti al Commissariato del Governo di Trento 500 persone hanno partecipato al presidio indetto dalla Cgil del Trentino in occasione dello sciopero generale contro la manovra correttiva dei conti pubblici. A pochi mesi dallo sciopero per una nuova politica fiscale, in tanti hanno risposto all’appello del sindacato e hanno dato una risposta chiara a Berlusconi e Tremonti: la manovra proposta dal governo è iniqua, e un’altra politica economica e sociale è possibile e sempre più necessaria.
 
I lavoratori non sono scesi in piazza solo a Trento: a Cles 150 persone hanno partecipato ad un sit-in all’esterno del Municipio. A Storo 70 persone hanno manifestato in piazza Europa.A Trento il segretario provinciale Paolo Burli ha preso la parola dal palco, all’ombra dello striscione che sintetizzava i motivi dello sciopero: “Per una manovra equa e responsabile: rigore, diritti, sviluppo”. La sua relazione è iniziata con un affondo ai detrattori dello sciopero e un simbolico plauso alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno aderito: «A chi ridicolizza i nostri scioperi, ricordiamo che per essere qui si rinuncia ad un giorno di stipendio: in questa fase non è una decisione che si prende a cuore leggero».
 
Burli ha messo al centro del suo intervento la profonda iniquità della manovra economica proposta dal governo. Una critica che parte però dalla consapevolezza della necessità di ristabilire l'equilibrio del bilancio dello Stato: «Crediamo – ha detto Burli - che il risanamento delle finanze pubbliche sia un fattore propulsivo dello sviluppo dell'Italia e quindi una garanzia per i lavoratori e i pensionati. Il problema però è farlo con equità. Oggi si chiede di pagare il conto solo ai lavoratori, quelli della pubblica amministrazione che dovranno rinunciare per quattro anni di fila ai propri aumenti di stipendio, ma anche a quelli del privato, perché a tutti sarà consentito di andare in pensione solo dopo 13° mesi dall'accesso al diritto all'assegno previdenziale. I ricchi - Berlusconi e Tremtoni inclusi - non ci mettono un euro in più».Ma questa manovra non è solo socialmente iniqua: rappresenta un fattore depressivo per l’economia italiana. E’ lo stesso governo ad ammetterlo, quando afferma che provocherà una contrazione del Pil dello 0,4-0,5% nel 2011. In sostanza, rinunceremo ad un quarto della crescita potenziale.
 
«Il Governo prende atto della crisi solo ora – ha ricordato Burli -. Ma la Cgil da mesi chiede un piano per il lavoro che sostenga l'occupazione e tramite questa i consumi interni e la crescita. Oggi sono necessari nuovi investimenti su scuola e ricerca, perché fare cassa sul sistema di formazione è come darsi la zappa sui piedi», ha ricordato Burli.L’intervento ha toccato anche le questioni locali, partendo da una critica senza riserve alla crociata anti-autonomista di Tremonti: «I trentini – ha incalzato il segretario della Cgil - non possono accettare che i ministri ci considerino un pascolo dove venire a raccogliere un po' di fieno da mettersi in cascina a prezzi stracciati. Si dicono federalisti e poi calpestano le autonomie, non ne possiamo più di queste ipocrisie».
 
Burli ha ricordato che il Trentino può muoversi in maniera migliore, più efficace e responsabile rispetto alle ricette proposte dal governo nazionale: «Alla Provincia di Trento chiediamo ora di sederci intorno ad un tavolo e di fare il punto della situazione. Dobbiamo ragionare sulla possibilità di superare alcuni vincoli, a partire dai rinnovi dei contratti di lavoro della pubblica amministrazione. Le risorse per i contratti sono già stanziate e, all'interno di una trattativa contrattuale, si possano introdurre meccanismi di solidarietà verso i più deboli, a partire dai lavoratori precari».
 
Le adesioni
«Siamo certi che la nostra protesta è condivisa dalla stragrande maggioranza degli iscritti di Cisl e Uil. A Roma vorremmo regalare il modello di rapporti tra sindacati che abbiamo costruito qui, tra le montagne trentine». L'auspicio con cui il segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli, ha chiuso il presidio a Trento in occasione dello sciopero generale di oggi, sembra aver già dato i suoi frutti, stando al meno ai segnali che vengono da alcune fabbriche in provincia.Alla Luxottica infatti, oltre ad un'altissima adesione – intorno al 70% - lo sciopero è stato appoggiato dalla rsu intera, delegati di Cisl e Uil inclusi. Lo stesso è accaduto alla Cartiere Fedrigoni di Varone e alle Cartiere del Garda dove le rsu hanno lasciato completa libertà di mobilitazione ai lavoratori.
 
In generale lo sciopero di oggi ha registrato una forte adesione nel settore metalmeccanico, nelle fabbriche del cartario e in alcune grandi aziende chimiche. Mancano ancora i dati sugli uffici pubblici che saranno disponibili solo nella giornata di lunedì. Anche molti uffici postali sono rimasti chiusi: ad una prima stima l'adesione allo sciopero tra i lavoratori delle Poste potrebbe aggirarsi intorno al 40%.
 
Per quele che riguarda i trasporti, gli uffici di Trentino Trasporti Esercizio hanno comunicato una adesione media intorno al 35%, ma con picchi significativi che giungono fino all'80% delle adesioni nell'officina della sede di via Innsbruck. Un dato ancor più eclatante se si pensa che il 9 luglio gli addetti del trasporto pubblico si fermeranno di nuovo questa volta per rivendicare il rinnovo del contratto di lavoro. Da segnalare infine che anche alcunne importanti agenzie del gruppo Unicredit a Treno sono rimaste chiuse per lo sciopero.

25 giugno 2010

 

 

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