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Il “patto per la giustizia” critico sulla manovra economica del Governo

Anche a Trento assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori della giustizia insieme ai magistrati dell'Anm 

Il “patto per la giustizia” critico sulla manovra economica del Governo

Le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, UIL PA e FLP, unitamente all’Associazione Nazionale dei Magistrati (A.N.M.) ed altri soggetti già sottoscrittori del “PATTO PER LA GIUSTIZIA” (a Roma il 10 luglio 2009 e a Trento il 29 ottobre 2009), hanno indetto assemblee contemporanee in tutti i distretti giudiziari per denunciare le gravissime conseguenze sul funzionamento del sistema giudiziario che deriveranno dalla manovra approvata dal Governo.

Si tratta di una MANOVRA INGIUSTA, in quanto incide gravemente sul pubblico impiego, tralasciando interi settori della società cui nulla viene richiesto in termini di contributi e sacrifici, paralizza l'intero sistema giudiziario già al collasso, scredita e mortifica il personale amministrativo, svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.

Si tratta di una MANOVRA SBAGLIATA, poiché colpisce in maniera indiscriminata e casuale tutti i settori del pubblico impiego (i tagli lineari), senza realizzare quegli interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte già avanzate dai sottoscrittori del “PATTO”, e senza incidere sugli sprechi e sui privilegi che aggravano il bilancio pubblico.

Con queste misure, l’iniquità già insita nella manovra produrrà ulteriore e ben più profonda iniquità per il personale giudiziario, cui viene da dieci anni negata la riqualificazione professionale e viene oggi imposta per la TERZA VOLTA la firma - da parte della minoranza delle OO.SS - di un Contratto Integrativo che non si riesce neppure a far approvare dagli organismi di controllo: siglato una prima volta il 15/12/2009, non validato e respinto al mittente; una seconda volta il 2/03/2010 ed ancora non approvato dalla Funzione Pubblica, viene ripresentato per la terza volta il 10 giugno scorso con modalità che nulla hanno a che fare con corrette relazioni sindacali, scegliendo a priori soggetti sindacali consenzienti ed escludendo quelli critici e portatori di proposte alternative.

Nel merito, un C.I. che demansiona e non riconosce il lavoro svolto dagli operatori nell’ultimo decennio, taglia 7.900 Cancellieri e 1.800 Ufficiali Giudiziari da un organico già ampiamente carente di personale.La giustizia ha bisogno di risorse, non di tagli, di personale e non di blocco del turn over, di riqualificazione professionale e non di demansionamento.

A questo stato di cose si aggiunge una manovra economica che:

 

  • blocca per un triennio i CCNL senza possibilità di recupero (costo medio per singolo lavoratore a fine triennio ca. 2.758,42 €, calcolato sulla base del modello contrattuale triennale con indice IPCA al 5,9%);
  • congela tutte le voci retributive (fisse ed accessorie): nel triennio 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo non può superare quello in godimento nel 2010;
  • blocca nel triennio 2011/ 2013 gli effetti economici delle progressioni di carriera ed i passaggi tra le aree;
  • sterilizza in modo definitivo il salario bloccato ai fini del calcolo per pensioni e TFR ; taglia gli organici di un ulteriore 10%, dopo analogo taglio operato con la L. 133/2008 ed oltre a quello del 5% nel 2005 – totale: 25% di organico in meno in 5 anni; blocca il turn – over: dopo il blocco al 10% nel precedente biennio 2008/2009, ci sarà il blocco fino al 2013 al 20% (1 assunto ogni 5 in pensione): nei prossimi tre anni sono previsti migliaia di pensionamenti (solo nel distretto di Trento di ipotizzano ca. 80 pensionamenti nel periodo);
  • taglia del 10% le spese dei ministeri, in aggiunta ai tagli già operati con la L. 133/2008: per il ministero della Giustizia si tratta di un taglio di 47,830 mln per il 2011 e di 48,522 mln per il 2012; riduce del 50% le spese per la formazione professionale.

 

La manovra così congegnata comporterà per il sistema giustizia il collasso definitivo.I tempi dei processi non possono essere abbreviati per legge, ma soltanto attraverso l’immissione di risorse, umane ed economiche, attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro, attraverso l’informatizzazione reale e non illusoria così come raccontata ai media, attraverso la riqualificazione del personale, che non può essere continuamente discriminato e pagare in prima persona le conseguenze di scelte dissennate che comportano accorpamenti di competenze e nuovi carichi di lavoro per far fronte alle voragini degli organici e delle professionalità cancellate per legge.

Se un’Amministrazione non è “in grado” neppure di esigere il rispetto del DPEF 2010/2013, dove essa stessa, “per attuare le riforme in programma e quelle già avviate” riteneva “necessario riqualificare il personale e procedere a nuove assunzioni per sopperire alle gravi carenze di organico e garantire la prosecuzione del servizio”, con la richiesta di 40 mln. per le progressioni tra le aree e 11 mln. per le assunzioni di 3.000 nuove unità, ebbene, qualche dubbio sulla effettiva volontà di migliorare l’efficienza del sistema giustizia pare del tutto legittimo.

17 giugno 2010

 

 

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