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Lamet chiude. «Preore, banco di prova delle nuove politiche attive del lavoro»

Grasselli (Fiom): «Impegno alla ricollocazione del personale entro il periodo di mobilità». L'azienda metalmeccanica chiuderà i battenti a luglio. 34 lavoratori in mobilità

Lamet chiude. «Preore, banco di prova delle nuove politiche attive del lavoro»

Chiude la Lamet di Preore. L'azienda metalmeccanica delle Giudicarie che ha comunicato ufficialmente oggi l'intenzione di cessare l'attività a luglio al termine della cassa integrazione straordinaria, ha messo in mobilità tutti e 34 i dipendenti. L'annuncio non ha sorpreso sindacati e lavoratori che dalla scorsa estate erano stati collocati in cassa integrazione, di fronte all'incapacità di raccogliere nuove commesse e della mancanza di investimenti da parte della proprietà, dopo l'inizio della crisi mondiale.

La Fiom, di fronte alla situazione di emergenza si era immediatamente attivata sollecitando la Provincia a trovare un'attività sostitutiva. Lo scorso ottobre era stato organizzato anche un presidio sotto l'assessorato provinciale all'industria, quando l'assessore Olivi aveva incontrato i lavoratori. Oggi il sindacato rilancia la sua richiesta. «Bisogna offrire ai dipendenti Lamet - incalza il segretario delle tute blu Cgil, Roberto Grasselli - la possibilità di una ricollocazione. E se fosse impossibile individuare un imprenditore capace di rilevare l'azienda, è necessario che la Lamet diventi il banco di prova delle nuove politiche attive del lavoro».

Grasselli fa riferimento alla prossima attuazione delle delega in materia di ammortizzatori sociali che lo Stato ha concesso alla Provincia Autonoma di Trento. «Nelle linee guida licenziate dalla giunta giusto tre giorni fa - continua il sindacalista Fiom - si parla espressamente di "reddito di attivazione" e di "rafforzamento delle politiche attive del lavoro", attraverso interventi di formazione professionale e di orientamento. Si tratta di obiettivi condivisibili. Ma questi strumenti vanno messi subito in atto. Non si deve perdere neppure un minuto».

Tra i 34 lavoratori della Lamet di Preore messi in mobilità, dodici sono donne e dieci hanno più di cinquant'anni. Per la maggior parte risiedono in una valle, le Giudicarie, che è una delle zone più colpite dalla crisi economica. Il tessuto produttivo costituito da piccole e medie imprese metalmeccaniche, del legno e dell'edilizia, risentono fortemente della recessione che coinvolge i settori dell'automotive e delle costruzioni. «Proprio per questo motivo - conclude Grasselli - di fronte alla crisi della Lamet, Provincia e Agenzia del Lavoro debbono dimostrare un impegno straordinario, mettendo in campo tutti gli interventi possibili. Perché i dipendenti Lamet non hanno bisogno solo di sostegni economici, ma anche di un lavoro e di una prospettiva per il futuro».

3 maggio 2010

 

 

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