NEWS

Burli: «Innovazione, ora serve concretezza»

Intervista al segretario della Cgil. «Eccelliamo nel fotovoltaico e non produciamo pannelli». Zaninotto: «Poca dinamicità»
di Tristano Scarpetta (Corriere del Trentino, 20 aprile 2010)
 

Burli: «Innovazione, ora serve concretezza»

 

TRENTO - «Sono preoccupato. Sapere, per fare un esempio, che il Trentino eccelle nella ricerca sul fotovoltaico, mache non si producono pannelli solari fa pensare». Il segretario della Cgil, Paolo Burli, guarda al futuro economico della provincia e avverte: «Se non aumenteremo la produzione, rischiamo di trovarci con i nove decimi di niente».

Segretario, nel nuovo programma di sviluppo provinciale licenziato qualche settimana fa, si insiste sulla necessità di tradurre in risultati quanto investito in ricerca e innovazione.
«È effettivamente un problema. È in atto una sorta di corto circuito tra enti di ricerca e ricadute pratiche sul territorio». Colpa degli enti, o delle aziende? «Quello che serve è un rapporto biunivoco. Mi spiego. Chi fa ricerca deve cercare le industrie interessate ai propri progetti. Ma anche le industrie devono puntare sulle partnership con Università ed enti di ricerca. Questo in parte non sta accadendo. Uno dei problemi, inutile negarlo, è quello delle dimensioni».
Un problema difficile da superare in un territorio così piccolo.
«Non è così vero. Io credo che i margini per far raggiungere alle imprese trentine la massa critica necessaria per innovare le produzioni ci siano. La strada è quella dell'aggregazione d'impresa. Non si può pensare di restare competitivi su mercati sempre più mondiali, se non si hanno le capacità, anche finanziarie, di investire su se stessi».
In questi anni la Provincia ha investito moltissimo in ricerca e innovazione. Perché i frutti sono ancora scarsi?
«Dai dati che abbiamo in mano noi si evince che non necessariamente ad innovare sono le aziende che hanno avuto più contributi per la ricerca. Quello che conta è la volontà e la capacità di investire nell'innovazione. Pensiamo alla Metalsistem. È partita facendo scaffali e adesso collabora con imusei grazie a sistemi di rotazione dei quadri, o con gli aeroporti grazie ai sistemi di stoccaggio. Prendiamo la Leitner altoatesina. Quando, negli anni settanta, le trentine Nascivera e Graffer detenevano il primato degli impianti a fune, era una realtà modesta. Oggi produce minimetro e pale per l'eolico. L'ente pubblico può comunque fare molto». Ad esempio? «Imponendo negli appalti standard di qualità ancora più alti di quelli che già applica. Piazza Dante sta già facendo molto, i Comuni sembrano fare più fatica. Un progetto importante è anche quello dell'ultimo miglio per la banda larga. Servirebbero tempi di realizzazione certi: oggi quel tipo di infrastruttura è paragonabile alle strade negli anni '60. Senza non si va da nessuna parte».
E un po' di pigrizia da parte degli imprenditori la si può mettere in conto?
«Direi di sì. Maanche la crisi ultimamente non ha aiutato».
Uno dei tavoli aperti dalla Provincia è quello sulla produttività. Un passaggio rituale?
«Spero proprio di no. Se pensiamo anche alla ricontrattazione finanziaria che la Provincia ha appena chiuso con lo Stato, oggi la necessità di crescere è ancora più forte. Se non aumenteremo la produzione, rischiamo di ritrovarci con i nove decimi di niente e l'unica strada per crescere è innovare la produzione e la sua commercializzazione».
 
Zaninotto critico «Grande capitale Poca dinamicità»
TRENTO- Enrico Zaninotto, ordinario di scienze economiche e statistica dell'università di Trento, è tra gli estensori del programma di sviluppo provinciale. Per lui in Trentino è dotato di «un grande capitale territoriale», che però «fatica a dare frutti». Per «capitale territoriale» non intende solo il livello raggiunto dalla ricerca, ma anche il «capitale umano» dato dai molti investimenti fatti dalla Provincia nel campo della formazione, oltre all'«eccellente coesione sociale». «L'obiettivo- dice- è trovare il modo di usare meglio imolti investimenti fatti. Far sì che venga meno l'attuale sproporzione tra l'elevato capitale territoriale e la scarsa velocità di sviluppo».
Per Zaninotto «uno dei grossi problemi è quello del dinamismo imprenditoriale, abbiamo aziende che sanno fare molto bene, altre piuttosto ferme». Tra le possibili soluzioni «un diverso rapporto tra politica e privati». «Qualcosa si sta già facendo- assicura il docente- penso ai nuovi criteri che verranno adottati per la concessione di contributi. Sicuramente il tavolo sulla produttività sarà una delle sedi privilegiate per trovare gli strumenti adatti a concretizzare le linee del programma di sviluppo». Innovare, per un'impresa, non significa necessariamente buttarsi su nuovi prodotti, ma anche innovare settori tradizionali. «Pensiamo - ricorda Zaninotto - cosa si può fare e cosa si sta già facendo con Habitech nel campo tradizionale dell'edilizia». Un nuovo approccio, però, non può che venire da chi è si è formato sulle sfide dei nuovi mercati «e l'assunzione di laureati, in Trentino, è ancora troppo bassa».
 
Corriere del Trentino, 20 aprile 2010 

 

 

 

TORNA SU