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XVII congresso. Gli interventi di Beppe Ferrandi e di Michele Colasanto

Dal passato al futuro. Il direttore del Museo storico del Trentino e il presidente della Agenzia del lavoro disegnano la parabola del sindacato in Trentino e le sue sfide più attuali

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Oltre al dibattito congressuale sempre vivace, la seconda giornata è vissuta anche su due momenti importanti. Di primo mattino è intervenuto il direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi per parlare della storia del sindacato in rapporto con l'Autonomia del Trentino. A chiudere la mattinata è stato invece Michele Colasanto, presidente dell'Agenzia del Lavoro che ha sintetizzato gli impegni della Provincia sugli ammortizzatori sociali e le politiche del lavoro.

"Il sindacato rivendichi con orgoglio il suo ruolo nella storia dell'autonomia".
Da anni il sindacato è impegnato in un lavoro di recupero della storia del movimento dei lavoratori nella nostra provincia, in stretta collaborazione con il Museo Storico. Nel suo intervento il direttore Giuseppe Ferrandi ha ricordato i risultati di questo lavoro sinergico tra CGIL e enti di ricerca storiografica: il libro di Mattia Pelli sulla figura di Rino Battisti, "Dentro le montagne", il volume curato da Walter Micheli sul sindacalista e consigliere provinciale Ugo Panza, i lavori di Sandro Schmid sul '68 trentino. Sta inoltre partendo un nuovo progetto, in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio, che prevede una raccolta di videointerviste ai protagonisti della storia sindacale negli anni del "boom economico ritardato".
 

Ferrandi ha ricordato come sia stato proprio il periodo che va dalla seconda metà degli anni '60 alla metà degli anni '80 il momento decisivo per il consolidamento del sindacato in Trentino. Ferrandi ha ricordato il volume "Interviste sull'autonomia", pubblicato dalla TETI nel 1978. Alla domanda "Perchè il sindacato è così arretrato sulle questioni dell'autonomia?", Ugo Panza rispose che questo interesse è cresciuto con il crescere della rilevanza del sindacato nel contesto economico e sociale del Trentino. Un rafforzamento che si è tradotto nei fondamentali interventi legislativi sulle politiche del lavoro degli anni '80, dalla costituzione dell'Agenzia del Lavoro all'avvio del Progettone. 

 

Il direttore del Museo Storico ha voluto legare alcuni spunti della relazione di Paolo Burli alle tappe della storia del movimento sindacale trentino. "E' importante che si sia voluta dare forza all'idea di un sindacato capace di guardare fuori dai confini della nostra provincia. E' un'esigenza dettata dalla storia: nel Trentino di inizio secolo, territorio di confine a cavallo tra mondo italiano e tedesco, il sindacato si muoveva inevitabilmente tra Milano, Trieste, Innsbruck, Vienna e il Voralberg. Questa vocazione deve essere un tratto caratteristico della fisionomia del sindacato trentino".

Colasanto: "Stiamo tradendo i giovani"
Non usa mezzi termini il presidente dell'Agenzia del Lavoro, dott. Michele Colasanto, e parla un linguaggio franco molto apprezzato dall'assemblea congressuale della CGIL del Trentino. Rinuncia anche a snocciolare dati già noti sulla crisi economica e l'emergenza occupazionale. Con grande chiarezza espone quali sono le preoccupazioni più gravi nell'attuale situazione e quali devono essere le sfide da affrontare nell'immediato futuro. 

"Uno dei dati che più mi preoccupa riguarda la disoccupazione giovanile: non alta in termini quantitativi (10%), comunque inferiore alla media nazionale, ma significativa perchè coinvolge buona parte dei giovani formati e qualificati. Significa che noi tradiamo questi giovani: li formiamo e poi li tradiamo", sostiene Colasanto.

Per questo motivo la prima delle grandi sfide da affrontare riguarda le politiche attive del lavoro, dalla formazione all'accompagnamento individualizzato sul mercato del lavoro: in questo senso Colasanto fa sue le proposte della CGIL in merito ad un potenziamento delle funzioni e del ruolo dell'Agenzia del Lavoro. "Va bene guardare ai modelli di welfare del Nord Europa: ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo domandarci sempre "per cosa formiamo queste persone?". Dobbiamo conoscere il mercato del lavoro e le dinamiche del mercato produttivo, per capire l'andamento del "borsino del fabbisogno delle professioni". Abbiamo due problemi. Il primo è tipicamente trentino, ed è rappresentato da una bassa qualità media del lavoro. Il secondo è un dato generale: dopo la crisi, sviluppo e occupazione non andranno avanti parallelamente. L'occupazione rischia di rimanere al palo per diversi anni".

Il tema degli ammortizzatori sociali è quindi inevitabilmente il secondo banco di prova su cui confrontarsi. L'Agenzia del Lavoro avrà un ruolo determinante nella concretizzazione della delega che la PAT ha ricevuto dal Governo: "Le parole d'ordine devono essere universalismo, innovazione, compatibilità economica. Ma bisogna garantire l'universalismo senza cadere nell'assistenzialismo: traduco un concetto inglese, "lavoro prima del reddito", in un modello sociale realmente promozionale".

La terza sfida riguarda specificamente l'Agenzia del Lavoro: Colasanto ritiene che debba essere stretto una sorta di "patto di servizio", che imponga all'ente obblighi stringenti di raggiungimento di obiettivi precisi su base pluriennale. "Abbiamo una responsabilità sociale, e perché no morale, nei confronti di chi vive situazioni di difficoltà".

19 marzo 2010 

 

 

 

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