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Trento. Carcere pronto, Roma no. Manca il personale

Slitta il trasferimento. L'allarme della Cgil: «Al Ministero sanno bene che con 100 agenti non è gestibile, ne servono il triplo»

di Daniele Battistel (l'Adige)

Un muraglione esterno color del porfido alto almeno una decina di metri. All'interno un dedalo di edifici che terminano con una grande croce a tre bracci e, in un angolo, il campo da calcio. Ma più che tante parole sono le foto di Roberto Franceschini che meglio descrivono il nuovo carcere di Spini di Gardolo. In dieci anni il progetto del carcere è sempre stato coperto da uno spesso velo di segretezza. Gli stessi tecnici provinciali, allorquando lo presentarono al pubblico, si tennero abbastanza vaghi sulle dimensioni e sulla forma della futura cittadella carceraria per comprensibili ragioni di sicurezza. Nell'ultima nostra visita al cantiere (l'8 luglio 2009) gli uomini della security ci fermarono ancora prima dell'ingresso al cantiere. Niente foto, nessun sopralluogo. Bisognava accontentarsi di sbirciare dall'esterno. È bastato, però, terminare i lavori per capire tutto della nuova prigione. Basta alzarsi di qualche decina di metri sopra la valle dell'Adige e le mura quadrate di cinta in cemento armato del carcere sono riconoscibilissime. Comunque, dopo cinque anni dall'apertura del cantiere ormai la struttura che dovrà sostituire il vecchio e fatiscente carcere di via Pilati è pronta. Anche l'erbetta delle aiuole esterne è cresciuta. Fuori l'enorme portone del penitenziario che richiama tanto scene drammatiche di film hollywoodiani la palazzina degli uffici e gli appartamenti del personale di servizio. Mancano soltanto gli occupanti. Che non è una questione da poco. Secondo i programmi la consegna ufficiale al Ministero di giustizia da parte della Provincia (che si è accollata l'onere della costruzione in base ad un accordo con lo Stato) dovrebbe avvenire entro la fine della primavera e non ci dovrebbero essere ritardi. «Ma adesso come adesso - spiega Giampaolo Mastrogiuseppe, sindacalista della Cgil - il nuovo carcere non potrà aprire. Il personale è del tutto insufficiente». Attualmente gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano al carcere di via Pilati sono un centinaio. Per controllare la nuova struttura, molto più grande e complessa, ne servono più del doppio. Se non il triplo. «La richiesta ufficiale - continua Mastrogiuseppe - parlava addirittura di 350 uomini. Ammettiamo pure che sia una cifra sovrastimata, ma come minimo 280 persone serviranno». Che si fa? «Il Ministero pensa di risolvere il problema con un interpello per 25 unità. Ammesso e non concesso che qualche agente decida di spostarsi dall'attuale sede per venire in Trentino, resta il fatto che 25 agenti sono pochi. La mia proposta è di dare la possibilità al personale del carcere di Rovereto di chiedere l'alloggio a Spini così che se un domani chiuderà quella struttura avranno tutta la facilità nel trasferirsi qui». Già, perché a Spini c'è una sessantina di alloggi per il personale. Anzi, qualche mese fa la Provincia ha intimato al Ministero di prendersene carico perché non è più disposta a pagare utenze e manutenzioni straordinarie per delle case vuote. «Come sindacato - insiste Mastrogiuseppe - abbiamo chiesto un incontro alla direttrice Antonella Forgione per conoscere i tempi del trasloco. Lei ha girato la domanda al Provveditorato ma ancora non è giunta risposta. Il trasferimento doveva iniziare a primavera, ma secondo me andremo ad autunno inoltrato perché da Roma non c'è l'input decisivo: sanno benissimo che con 100 persone quel carcere non è gestibile».
 
da l'Adige, 7 aprile 2010

 

 

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