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Incidente mortale in un'officina a Rovereto

Morire di lavoro a 24 anni. Mounir Amal giovane vittima dell'incidente alla Tecnodiesel. In officina, sotto il motore di un camion. Un martinetto ha ceduto, ucciso sul colpo

di Davide Pivetti (www.ladige.it)

In un sabato mattina prima di Pasqua era al lavoro come sempre. Sotto ad un camion, perché Mounir Amal per quanto giovane, il mestiere l'aveva imparato bene e non si tirava mai indietro quando c'era da lavorare. Ieri, attorno alle 10.30, il lavoro l'ha ucciso. Stava mettendo mano al differenziale di un automezzo pesante, sollevato sul ponte dell'officina interna alla «Tecnodiesel», impresa di viale dell'Industria specializzata nella manutenzione e nella revisione di mezzi pesanti. L'esatta dinamica di quanto accaduto non è ancora deltutto chiara. Stando a quanto si è potuto capire il cedimento improvviso di un martinetto idraulico avrebbe causato la caduta del pesante blocco del differenziale del camion. Centinaia di chili che improvvisamente sono precipitati verso il giovane meccanico, uccidendolo sul colpo per un trauma cranico che non avrebbe lasciato scampo a nessuno. Mounir Amal aveva solo 24 anni. Era nato in Marocco, in quella Rabat che del regno dell'Atlante è capitale. Ma da ben undici anni ormai viveva in Italia, con la sua numerosa famiglia (oltre ai due genitori altre due sorelle ed un fratello di sedici anni), ora residente in via Leonardo Da Vinci, alle Fucine di Borgo Sacco. «Un bel esempio di integrazione - diceva ieri un ufficiale dei carabinieri che conosce bene la famiglia - gente tranquilla, che lavora, che non ha mai dato problemi. Il loro sarebbe un esempio da seguire e chi fa facile razzismo dovrebbe pensare a quello che è successo qui». Il giovane marocchino, e roveretano d'adozione, era regolare in Italia ed aveva anche un contratto regolarmente registrato alla «Tecnodiesel». Era impiegato da ormai tre anni nello stabilimento in zona industriale. Così giovane, allegro, con tanta voglia di fare, si era ricavato un posto speciale nel cuore di tanti colleghi. Il dolore che esprimevano ieri, attorno a quel capannone, non era formale. Era sincero. Dolore pungente per una morte improvvisa e di fronte alla quale si spezza subito qualsiasi speranza. I sanitari del «118», giunti in viale dell'Industria con l'elicottero e con l'ambulanza del S.Maria, hanno capito subito che non c'era niente da fare. I vigili del fuoco, invece, hanno avuto, purtroppo, molto più da lavorare. Ci sono volute quasi tre ore per estrarre il corpo del giovane dal vano motore dove era rimasto parzialmente incastrato. I pompieri, assieme ai tecnici dell'azienda, hanno dovuto spostare gli elementi meccanici, mettere in sicurezza il sito e poi rimuovere il corpo del ragazzo. Il tutto è stato fatto sotto gli occhi di Valerio Davigo, sostituto procurare roveretano che ha effettuato un lungo sopralluogo in officina assieme all'ispettore del lavoro Paolo Rizzi e al comandante della stazione carabinieri Domenico Catalano. Gli uomini dell'Arma hanno poi effettuato tutti i rilievi necessari a ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto, in assenza - come pare - di testimoni oculari. La salma di Mounir Amal è stata ricomposta nella camera mortuaria in S.Maria. Spetterà ora alla Procura dare il nulla osta per la sepoltura.

da l'Adige, 4 aprile 2010 

 

 

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