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Porfido. Cgil e Cisl: "I Comuni gesticano le cave"

Critiche alle operazioni estere

Porfido. Cgil e Cisl: «Proponiamo che i Comuni gestiscano direttamente le cave di cui sono proprietari e vendano alle singole aziende il materiale grezzo, in modo tale da mettere tutte le imprese sullo stesso piano». Cgil e Cisl vanno all´attacco sulla crisi del porfido e sugli investimenti esteri delle imprese del settore e lanciano all´assessore provinciale all´industria Marco Benedetti, che domani riceverà le loro indicazioni per la nuova legge del settore, la proposta di una società pubblica che gestisca la produzione di materiale grezzo, abolendo le attuali concessioni. «Questo darebbe ai Comuni la certezza delle entrate» precisa il responsabile della Fillea Cgil Renato Beber. «Attraverso un´asta del porfido, gli imprenditori acquisterebbero la materia prima e si misurerebbero sul valore aggiunto che sapranno dare alla pietra grezza. Ne guadagnerebbe anche la sicurezza dei lavoratori». Beber, il segretario della Cgil Ruggero Purin, quello della Fillea Massimo Bertolini, il segretario generale aggiunto della Cisl Diego Faccini, Stefano Pisetta e Fabrizio Bignotti della Filca Cisl, al termine della riunione tenuta ieri spiegano la posizione del sindacato. «Da una parte il calo del fatturato, dall´altra grandi investimenti all´estero. Una vergogna, una contraddizione per gli imprenditori». «Non ci opponiamo alla libertà di mercato per creare profitto» proseguono i sindacalisti. «Però chi investe all´estero, lo può fare grazie ai ricavi ottenuti in Trentino, che sono stati possibili grazie alle cave date in concessione dai Comuni della zona del porfido a prezzi stracciati, per un canone annuo pari al 2% del fatturato. Di contro, al territorio non si dà nulla, né strutture né investimenti per la sicurezza dei lavoratori. Gli unici investimenti fatti nel Comune di residenza da questi imprenditori sono le ville e le Mercedes». La dura presa di posizione passa ad affrontare il tema manodopera. «In cava, oltre che l´impiego dei lavoratori locali, c´è stato il tempo dei meridionali, poi quello degli extracomunitari, compresi i cinesi, e infine quello degli pseudo - artigiani. Ora ci si sposta all´estero per sfruttare la manodopera a costi ridotti, con regole sull´ambiente meno vincolanti rispetto alle nostre». E conclude: «Che fine ha fatto il protocollo sul settore industriale siglato il 3 dicembre 2004 fra industriali, sindacato e Provincia, dove si parlava di filiera del porfido? Che ne pensa l´assessore Benedetti?». A lui arriveranno le proposte sindacali di revisione della legge 6 dell´80. Prima fra tutti quella sulla gestione pubblica delle cave.

 

 

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