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CASSA INTEGRAZIONE, MOBILITA' E DISOCCUPAZIONE

La crisi economica colpisce anche il mercato del lavoro trentino. I dati più significativi sull'andamento dell'occupazione in provincia

OCCUPAZIONE
(testo aggiornato al 29 novembre 2013)

Il tasso di disoccupazione in Trentino sale nel terzo trimestre del 2013 al 5,9%. Era infatti il 5,8% nello stesso periodo del 2012. Ma l'aumento del numero di chi cerca lavoro – ora sono poco meno di 15.000 persone nella nostra provincia – è tra i più contenuti tra tutte le regioni italiane, tanto che, complessivamente, il dato della disoccupazione in Trentino resta il migliore d'Italia dopo quella dell'Alto Adige. Oltre Salorno il tasso di chi cerca lavoro risulta pari al 3,8%, in miglioramento rispetto al 4,3% del settembre 2012. I disoccupati nel Nordest invece hanno raggiunto la soglia del 6,8%% della forza lavoro (+0,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso). Sono questi alcuni dei dati più significativi della rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro in Italia pubblicata stamane dall'Istat.

«I nuovi dati confermano le difficoltà del mercato del lavoro locale - commenta a questo proposito Franco Ianeselli, della segreteria Cgil del Trentino -, sebbene le performance del Trentino risultino migliori di quelle del Nordest e del resto del Paese. Rispetto alle ultime rilevazioni Istat la tendenza alla crescita degli occupati si è arrestata. Nel terzo trimestre 2013 in Trentino, rispetto allo stesso periodo del 2012, contiamo infatti circa 680 occupati in meno. Contestualmente cresce il numero dei disoccupati che per l'Istat risultano circa 14.600, con un saldo di 350 senza lavoro in più su base annua. Come testimoniano i più recenti dati sul pil, la recessione infatti non risparmia il Trentino. Per questo continua ad essere prioritario sostenere la crescita economica a livello locale».

Osservando gli altri dati, risulta in calo anche il rapporto tra occupati e persone in età da lavoro. Il tasso di occupazione in provincia si riduce a settembre di ben 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso mese del 2012 e si attesta al 66%. È in lieve calo anche in Alto Adige (-0,2%) e crolla nel Nord Est (-1,5%).Se complessivamente su base annua si sono persi circa 680 posti di lavoro, per quanto riguarda i singoli settori l'Istat registra un calo degli addetti di 3.600 unità nell'industria manifatturiera, cui vanno aggiunti i 300 posti di lavoro persi nell'edilizia e i 200 dell'agricoltura. Solo i servizi hanno un saldo occupazionale positivo tra settembre 2012 e settembre 2013 con 3.400 posti di lavoro in più.
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LE LISTE DI MOBILITA'
(non più aggiornabile)
(testo aggiornato al 14 gennaio 2013)

Il 2013 si apre con una nuova impennata degli iscritti in mobilità in Trentino. Il 14 gennaio, il comitato provinciale mobilità ha infatti certificato la presenza in lista di 5.788 licenziati rispetto ai 5.653 registrati a dicembre. Per l'undicesimo mese consecutivo i licenziati in mobilità superano complessivamente le 5.000 unità, mentre la soglia dei 6.000 iscritti si avvicina rapidamente.
Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente appare evidente l'impatto negativo sul mercato del lavoro locale prodotto dalla recessione in atto: a gennaio 2012 infatti gli iscritti in mobilità risultavano essere 4.880, ossia ben 908 in meno. In termini percentuali l'incremento di iscritti in mobilità su base annua risulta pari al 18,6%.
A gennaio 2013 i sospesi perché al lavoro risultano solo 1.497, con una variazione negativa rispetto allo stesso periodo del 2012 di ben 11 punti percentuali. Tra l'altro, con 1.710 sospesi registrati in media, il 2012 si era già chiuso con una riduzione dell'1,5% rispetto al 2011. Si trattò della prima contrazione annua dei sospesi registrata dal 2008. 
Ed è proprio l'andamento dei sospesi a segnare un netto peggioramento nell'ultima parte del 2012 e all'inizio del 2013. Se a dicembre i lavoratori in mobilità che hanno trovato un impiego a termine erano indicati in 1.633, in rosso di ben 44 unità rispetto a novembre, quando già erano risultati in calo rispetto ai due mesi precendenti, a gennaio di quest'anno i sospesi sono crollati a 1.497, con un saldo negativo di ben 136 unità. Come già detto, anche il confronto su base annua è in rosso: sono 184 in meno i sospesi rispetto a gennaio 2012, quando risultavano essere complessivamente 1.681. L'andamento dei sospesi dà la misura di quanto sia difficile la ricollocazione per il personale espulso in questa congiuntura economica.
Anche il raffronto tra gli iscritti in mobilità attuali e quelli dei quattro anni precedenti dimostra che il crollo della finanza internazionale del 2008 e la più recente crisi del debito sovrano dell'Eurozona producano ancora effetti negativi sul mercato del lavoro anche in Trentino. Basti pensare che gli iscritti in mobilità nel 2012  - 5.249 in media - furono più numerosi della media mensile del 2011, quando era stata raggiunta quota 4.756 contro una media mensile di 4.417 nel 2010 e di 3.807 nel 2009. In pratica, nel 2012 sono stati registrati in media 493 iscritti in più rispetto al 2011, 832 rispetto al 2010 (pari a +18,8%) e 1.442 in più rispetto al 2009 (+37,8%). 
Il flusso di nuovi ingressi risulta significativo anche a gennaio. Sono infatti 430 gli iscritti in mobilità del mese, dato ben più alto rispetto a quello di gennaio 2012 quando furono 356. Guardando al 2012 i nuovi ingressi sono stati 364 a dicembre, 242 a novembre, 338 in ottobre, 202 in settembre, 251 ad agosto, 378 a luglio, 215 a giugno, 266 a maggio, 430 ad aprile, 274 a marzo e 307 a febbraio. 
Osservando la provenienza, i licenziati dalle piccole imprese sono stati pari addirittura all'67% di tutti i nuovi ingressi del mese. Sul computo totale, la stragrande maggioranza degli iscritti in mobilità – il 77,7% - è stato licenziato da una piccola impresa.
Complessivamente, al 14 gennaio 2013 e al netto dei nuovi ingressi, il settore di edilizia ed estrattivo continua a registrare il maggior numero di addetti nelle liste di mobilità. Sul totale degli iscritti infatti ben il 24,3% lavorava nel comparto delle costruzioni. Tra i settori le cui aziende mettono più addetti in mobilità ci sono poi il commercio con il 15,5% degli iscritti totali ed i servizi non altrimenti definiti con il 12,3% dei lavoratori in mobilità che hanno ormai superato stabilmente il settore metalmeccanico/metallurgico (11,1%), i pubblici esercizi (9%) e i trasporti (7,6%). Tra i licenziati dalle medie e grandi imprese la fanno da padrone quelli provenienti dal settore metalmeccanico (30,6%), seguiti da quelli del commercio ed edilizia, rispettivamente con il 12,5% e il 10,7%. Licenziano invece di più, tra le piccole imprese, quelle delle costruzioni (28,5% degli iscritti in mobilità secondo la legge 236), seguite da quelle del commercio (16,3%), degli altri servizi (15,2%) e dei pubblici esercizi (11,4%). 
In generale, in mobilità sono iscritti più uomini che donne (66,7% contro 33,3%), più italiani che stranieri (78,3% contro 21,7%). La crisi però colpisce in proporzione più gli stranieri degli italiani, considerato che la percentuale di iscritti in mobilità di origine straniera è più che doppia rispetto all'incidenza della popolazione non italiana - oggi al 9,2% - sul totale dei residenti in Trentino. 
Inoltre, tra i licenziati dalle grandi aziende sono maggioranza gli over 50 con ben il 62% degli iscritti nelle liste in base alla legge 223, mentre tra quelli provenienti dalle piccole aziende il 57,4% ha un'età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 27,6% ha almeno 50 anni e il 15% non supera i 29.
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CASSA INTEGRAZIONE
(testo aggiornato al 28 giugno 2012)

Nei primi cinque mesi del 2012 si è registrato un aumento del ricorso alla cassa integrazione delle aziende industriali in Trentino. Le richieste di autorizzazione cerificate dall'Inps tra gennaio e maggio 2012 hanno raggiunto una cifra pari a 945mila ore di integrazione salariale, pari ad un più 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2011. Allora le ore di cassa furono 858mila.  
Se quindi nel corso del 2011 in Trentino si è registrato un significativo rallentamento nel ricorso alla cassa integrazione guadagni per gli addetti dell'industria rispetto allo stesso periodo del 2010, nei primi mesi di quest'anno la tendenza sembra ribaltarsi. Ciò prova che la crisi del debito nell'Eurozona e l'avvitarsi in recessione dell'economia italiana hanno immediate ricadute sul tessuto produttivo in Trentino. 
In generale, scomponendo i dati forniti il 28 giugno scorso dall'Osservatorio Mercato del Lavoro dell'Agenzia del Lavoro, nei primi due mesi del 2012, si osserva che il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è superiore al quello dell'ordinaria e rappresenta l'62,8% del totale delle ore autorizzate. Per quanto riguarda i settori, è l'industria metalmeccanica a pagare lo scotto più alto con il 18,7% di tutte le ore di integrazione salariale concesse dall'Inps all'industria manifatturiera trentina nei primi mesi dell'anno. Segue l'industria alimentare con il 12,4%.
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