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OCCUPAZIONE IN TRENTINO, IL 22° RAPPORTO

La Cgil preoccupata per la precarietà e l'occupazione femminile.

OCCUPAZIONE IN TRENTINO, IL 22° RAPPORTOÈ stato un 2006 positivo per l'occupazione in Trentino. Grazie ad un aumento del 2,6 percento del Pil, l'economia in provincia è riuscita a far scendere la disoccupazione al 3,1 percento contro il 3,6 dell'anno precedente, mentre il ricorso alla cassa integrazione è calato del 25 percento. In totale gli occupati sono cresciuti di 2.900 unità raggiungendo quota 219.500. In questo quadro roseo emergono però alcuni problemi irrisolti, in particolare per i giovani, l'occupazione femminile e gli over 55. Infatti se il tasso d'occupazione si assesta sul 65 per cento, vicino alla media europea e poco sotto la soglia del 70 percento prevista dagli obiettivi di Lisbona, sale la percentuale degli impieghi temporanei (il 15,4 percento oggi, contro il 13 circa di un anno fa), l'occupazione femminile resta al palo (54,7 percento contro il 60 previsto da Lisbona) e i lavoratori “anziani” occupati sono solo il 30,3 percento rispetto al 32,5 della media italiana e ben al di sotto della media e degli obiettivi europei (rispettivamente il 45,3 e il 50 percento). «Il dato sui contratti a termine – commentano Franco Ischia e Claudia Loro della Cgil – ci preoccupa. Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani che iniziano a lavorare e le donne. Per far sì che questi rapporti di lavoro vengano stabilizzati è necessario un intervento anche a livello locale con incentivi capaci di premiare il lavoro a tempo indeterminato». Ischia rileva poi le turbolenze che stanno investendo l'occupazione nel comparto industriale. «Il 2006 – afferma il sindacalista – ha segnato una diminuzione dei posti di lavoro nell'industria, mentre i primi mesi di quest'anno hanno messo in risalto un recupero dell'occupazione. È il segno che le ristrutturazioni sono ancora in atto: seppur dentro un mercato del lavoro dinamico, le chiusure aziendali fanno ancora sentire tutto il loro peso». Riguardo il tema dell'occupazione femminile, la Cgil chiede provvedimenti che agevolino la conciliazione tra lavoro di cura e impegno professionale. «Come hanno rilevato i relatori di oggi – ribadisce Loro – in Trentino le donne soffrono gli effetti di due fenomeni distinti. Da un lato il mercato del lavoro locale non premia le donne costringendole a carriere discontinue (il 20,2 percento delle occupate sono precarie) e poco gratificanti (per il 73 percento sono operaie o impiegate). Dall'altro i servizi alla famiglia sono ancora insufficienti. Non è un caso che l'occupazione femminile cali drasticamente tra i 30 e i 40 anni, il periodo in cui più facilmente le donne decidono di avere figli». Per la Cgil diventa quindi urgente che la Provincia aumenti i posti negli asili nido, garantendo però orari flessibili e tariffe accessibili. «Altrimenti – conclude Loro – l'aumento dei posti nei nidi non produrrebbe alcun beneficio». C'è infine il tema dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro e della formazione permanente. «Oggi – spiega Franco Ischia – anche a 45, 50 anni è difficile trovare lavoro. Se i dati occupazionali sono buoni, per garantire le fasce più deboli è necessario potenziare i servizi per l'impiego e rafforzare l'Agenzia del lavoro soprattutto nel suo radicamento sul territorio. Resta il nodo della formazione continua che va promossa come strumento insostituibile per aumentare la produttività delle aziende e l'efficienza del sistema economico locale». 1 ottobre 2007

 

 

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