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Giustizia. Assemblea aperta per tutto il personale in Trentino

Al centro del confronto la riforma dell'ordinamento professionale e i tagli al personale che colpiscono anche i tribunali nella nostra provincia

Giustizia. Assemblea aperta per tutto il personale in Trentino Si è tenuta giovedì 10 dicembre al palazzo di Giustizia di Trento l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dell'amministrazione giudiziaria in Trentino, convocata da Fp Cgil, Uil Pa e dal sindacato autonomo Flp, per discutere la recente proposta di modifica all'ordinamento professionale e sui tagli al personale. All'assemblea parteciperanno anche rappresentanti di magistratura e avvocatura.

 

Qui di seguito una sintesi dei temi in discussione, a firma di Luigi Diaspro (delegato Fp Cgil del Trentino)

 «Le lavoratrici e i lavoratori della Giustizia attendono la riqualificazione professionale da dieci anni, unici in tutto il Pubblico Impiego, mentre le altre Amministrazioni dello Stato sono alla seconda o terza riqualificazione. Così come in tutto il territorio nazionale, anche in provincia di Trento la carenza di personale è continua, vertiginosa, i pensionamenti previsti nel prossimo quinquennio si stimano in circa 80 unità, e per farvi fronte l’Amministrazione non provvede ad assumere nuovo personale, ma procede con i tagli di organici, cosicché le carenze scompaiono d’incanto. In tal modo in provincia sono state cancellate ben 39 posizioni relative a figure professionali fondamentali come Cancellieri e Ufficiali Giudiziari! Nella Procura della Repubblica di Trento diminuiscono i Cancellieri (- 4) ed aumentano i commessi (+6): le figure apicali e fondamentali per l’amministrazione della giustizia scompaiono, la logica di queste operazioni è solo il risparmio, non il funzionamento del sistema!

Ed allora, per gestire i carichi di lavoro sempre crescenti – perché ogni riforma comporta nuove competenze e dunque nuovi carichi di lavoro, come la riforma del giudice unico o quella sulle spese di giustizia, tutte riforme a costo zero – con il nuovo “Ordinamento Professionale” proposto alle Organizzazioni Sindacali si demandano a personale privo di apposita qualifica mansioni squisitamente del cancelliere, come l’assistenza alle udienze! Nessuna riqualificazione insomma, ma in compenso mansioni superiori, senza riconoscimento né in termini economici né tanto meno in termini giuridici! Oppure si cancellano del tutto altre figure preziose come quella del bibliotecario.


Tutto ciò è insostenibile, e la FP CGIL e le altre OO.SS. respingono questa ipotesi che – in cambio di un modesto passaggio economico neppure garantito per tutti – dequalifica il personale, affida nuove competenze e nuovi carichi di lavoro, non interviene in termini migliorativi delle condizioni generale del lavoro, delle procedure, della informatizzazione.

Quella sull'Ordinamento Professionale dell’Amministrazione Giudiziaria è una proposta sbagliata per le lavoratrici e i lavoratori che verrebbero mortificati e dequalificati, nonché per il servizio che verrebbe danneggiato da un ordinamento che, invece di guardare ad un progetto futuro, riporta l’Amministrazione indietro di 10 anni. Tale proposta renderà per l’utenza il servizio meno efficiente, rallentando i tempi dei procedimenti, e disegnando un ordinamento antiquato attraverso la separazione delle funzioni delle figure professionali. Una operazione devastante per il servizio della Giustizia, per l’efficienza del settore, per le lavoratrici e i lavoratori che si troveranno spogliati delle funzioni svolte in questi ultimi 10 anni in condizioni difficilissime, come ad esempio i cancellieri “B3” che tornano ad essere “assistenti giudiziari” .

La FP CGIL ha da tempo presentato una piattaforma per il nuovo contratto integrativo della Giustizia, che parte appunto dalla richiesta di un ampliamento delle dotazioni organiche,nuove assunzioni e riconoscimento professionale.

In questo quadro va anche il “Patto per la Giustizia e per i cittadini”, siglato a Roma il 10 luglio ed a Trento il 6 ottobre scorso dalle rappresentanze della Magistratura, dell’Avvocatura, dei dirigenti e dalla maggioranza delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori. Un Patto che, oltre alle misure per il personale, prevede lo snellimento delle procedure, la riforma dell’ordinamento forense, l’istituzione di una magistratura “non togata” uniforme e selezionata con garanzia di dignità ed adeguato trattamento retributivo, il riassetto della geografia giudiziaria, le risorse per un progetto concreto di informatizzazione, la reinternalizzazione dei servizi di verbalizzazione nelle udienze e di assistenza tecnica informatica.

Alla luce di queste considerazioni si rende evidente anche la reale portata del dibattito politico istituzionale sul “processo breve”: per garantire una effettiva accelerazione dei tempi di processi sono necessari investimenti adeguati per il giusto riconoscimento professionale dei lavoratori, per nuove assunzioni e per la modernizzazione del sistema. Nelle condizioni in cui si trovano oggi gli uffici giudiziari nessuna riforma potrebbe garantire la riduzione dei tempi dei processi per i cittadini».


Luigi Diaspro (Fp Cgil del Trentino)


10 dicembre 2009

 

 

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