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10 dicembre. Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

61° anniversario per la carta promossa delle Nazioni Unite e firmata a Parigi nel 1948. Una riflessione di Norberto Bobbio

10 dicembre. Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

 

 

di Norberto Bobbio

 

 


...Con la Dichiarazione del 1948 ha inizio una terza ed ultima fase in cui l'affermazione dei diritti è insieme universale e positiva: universale nel senso che i destinatari dei principi ivi contenuti non sono più soltanto dei cittadini di questo o quello stato ma tutti gli uomini; positiva nel senso che essa pone in moto un processo alla fine del quale i diritti dell'uomo dovrebbero essere non più soltanto proclamati o soltanto idealmente riconosciuti ma effettivamente protetti anche contro lo stesso stato che li ha violati. Alla fine di questo processo i diritti del cittadino si saranno trasformati, positivamente, nei diritti dell'uomo. O almeno saranno i diritti del cittadino di quella città che non conosce confini, perché comprende tutta l'umanità, o in altre parole saranno diritti dell'uomo in quanto diritti del cittadino del mondo. Si sarebbe tentati di descrivere il processo di sviluppo che termina con la Dichiarazione universale anche in quest'altro modo, servendoci delle tradizionali categorie del diritto naturale e del diritto positivo: i diritti dell'uomo nascono come diritti naturali universali, si svolgono come diritti positivi particolari per poi trovare la loro piena attuazione come diritti positivi universali. La Dichiarazione universale contiene in germe la sintesi di un movimenti dialettico che comincia con l'universalità astratta dei diritti naturali, trapassa nella particolarità concreta dei diritti positivi nazionali, termina con l'universalità non più astratta ma essa stessa concreta dei diritti positivi universali.

Quando dico “contiene in germe” voglio richiamare l'attenzione sul fatto che la Dichiarazione universale è solo l'inizio di un lungo processo, di cui non siamo in grado di vedere l'attuazione finale. La Dichiarazione è qualcosa di più di un sistema dottrinale ma qualcosa in meno che un sistema di norme giuridiche. Del resto, come è stato ripetutamente osservato, la stessa Dichiarazione proclama principi di cui si fa banditrice non come norme giuridiche ma come “ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le nazioni”. Un richiamo alle norme giuridiche esiste, ma è contenuto in un giudizio ipotetico. Si legge infatti nel Preambolo che “è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannide e l'oppressione”. Questa proposizione si limita a stabilire un nesso necessario tra un determinato mezzo e un determinato fine, o se si vuole presenta una scelta tra due alternative: o la protezione giuridica o la ribellione. Ma non pone essa stessa in essere il mezzo. Indica quale delle due alternative ha scelto, ma non è ancora in grado di attuarla. Altro è segnalare la strada, altro è percorrerla sino alla fine.....


Presente e avvenire dei diritti dell'uomo (1967).

In “L'età dei diritti”

Einaudi, 1990

 

 

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