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Infortunio mortale in cantiere. Zabbeni (Fillea Cgil): “Fare chiarezza sull'accaduto”

La drammatica morte dell'operaio Said Karroumi ad Arco riporta in primo piano la questione della sicurezza nei cantieri

Infortunio mortale in cantiere. Zabbeni (Fillea Cgil): “Fare chiarezza sull'accaduto”

ARCO - Un operaio marocchino è morto decapitato dalla lama di un escavatore con cui stava lavorando in un cantiere ad Arco, in Trentino. La tragedia è avvenuta nel parco Braille, vicino all'ospedale, poco prima delle 10. Secondo una prima ricostruzione, l'uomo, Said Karroumi, 37 anni di Albenga (Savona), al suo primo giorno di lavoro, alla guida di una piccola ruspa stava effettuando lavori di pulizia su una stradina in forte pendenza quando, all'improvviso, ha perso il controllo del mezzo che è rotolato in una scarpata per alcune decine di metri.

Dopo essere stato sbalzato dal sellino, è stato decapitato dalle lame montate sull'escavatore. Accertamenti sono stati avviati dai carabinieri per chiarire l'esatta dinamica dell'infortunio. Pare che l'operaio non fosse assicurato al mezzo con le cinture. (ANSA).

Dichiarazioni di Maurizio Zabbeni, segretario generale della Fillea Cgil del Trentino

«Sul terribile incidente ad Arco, nel quale oggi ha perso la vita Said Karroumi, bisogna che sia fatta chiarezza in tempi rapidi e con la massima trasparenza. Non basta comprendere l'esatta dinamica e stabilire se tutte le norme di sicurezza siano state rispettate. Bisogna indagare anche sulla natura del rapporto di lavoro tra l'operaio marocchino e la ditta che aveva ricevuto in subappalto la fornitura delle escavatrici. Deve essere fugato anche il minimo dubbio che Karroui fosse impiegato nel cantiere senza un regolare contratto di lavoro. Accade infatti ancora troppo di frequente che nei cantieri edili in Trentino si trovino lavoratori in nero. Lo certificano i resoconti delle attività ispettive del Servizio lavoro della Provincia Autonoma di Trento.

L'incidente di oggi riporta dolorosamente in primo piano la questione della tutela della salute nei cantieri e il rispetto della legislazione sulla sicurezza e sulla regolarità dei rapporti di lavoro. Per contrastare la piaga degli infortuni sul lavoro serve in primo luogo diffondere la cultura della sicurezza e del rispetto delle normative. Nessun infortunio, neppure quello più banale, è solo frutto del caso. In quest'ambito non esistono fatalità, ma spesso si tratta solo del mancato rispetto di minimali accorgimenti preventivi.

Per garantire la sicurezza bisogna poi mantenere alta l'attenzione, estendendo il più possibile i controlli. Infine bisogna puntare alla qualificazione delle aziende e sulla loro crescita dimensionale. Nessuno si può trasformare in imprenditore da un giorno all'altro. Per questo bisogna limitare la pratica del subappalto, che permette ad aziende fuori mercato di restare a galla lucrando spesso solo sul costo del lavoro. Su questo tema ci può essere una salutare convergenza con gli imprenditori trentini».

23 settembre 2009

 

 

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