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Occupazione. Ianeselli (Cgil): “Primi effetti della manovra anticrisi, ma niente trionfalismi”

Per l'Istat a giugno 2009, la disoccupazione crolla dal 3,9 al 2,9 percento. Record per l'occupazione femminile: 100mila donne al lavoro su 232mila occupati. Calo nell'edilizia, tiene l'industria. È boom nei servizi

Occupazione. Ianeselli (Cgil): “Primi effetti della manovra anticrisi, ma niente trionfalismi” «Il Trentino, insieme all'Alto Adige e all'Emilia Romagna, è l'unico territorio che nel trimestre registra un calo reale della disoccupazione. E' forse il segno dei primi effetti sull'economia della manovra anticrisi. Dobbiamo però evitare ogni trionfalismo. Non è infatti solo la modestia inveterata dei trentini a suggerire prudenza. C'è anche la consapevolezza che la crisi non è passata. Quelli che ci attendono saranno ancora mesi difficili per l'occupazione, soprattutto nel settore manifatturiero, il più esposto al mercato internazionale. Potenziare e rendere stabili gli ammortizzatori sociali provinciali ed estendere gli incentivi alla formazione e alla rioccupabilità restano quindi una priorità».

È questo il commento di Franco Ianeselli della segreteria provinciale della Cgil del Trentino, alla lettura dei dati pubblicati oggi dall'Istat sull'andamento dell'occupazione in provincia di Trento nel secondo trimestre di quest'anno, dati che segnalano una positiva inversione di tendenza rispetto ai due trimestri precedenti. Dal settembre 2008 infatti era iniziato un progressivo deterioramento dei fondamentali del mercato del lavoro trentino: da 233mila occupati si era arrivati ai 225mila di marzo 2009, con l'innalzamento della disoccupazione dal 3 percento al 3,9 percento in soli sei mesi.

«Ora invece – spiega Ianeselli – torniamo a registrare dati positivi. A giugno di quest'anno, con un tasso del 2,9 percento, la disoccupazione migliora, seppur di poco, il dato di dodici mesi fa. Gli occupati in termini assoluti – oggi 232mila – sono addirittura 3mila in più rispetto al giugno 2008, sebbene siano circa mille in meno rispetto al settembre 2008».

A garantire quest'andamento positivo sono, da un lato, l'occupazione femminile e, dall'altro, il settore dei servizi. Sono infatti quasi 100mila le donne che lavorano in Trentino, record assoluto per la nostra provincia, con un tasso di occupazione pari al 59,3 percento (+2,3 rispetto a marzo e +1,5 rispetto a dodici mesi fa) che fa riavvicinare il Trentino all'obiettivo del 60 percento fissato dalla strategia di Lisbona.

Nei servizi, poi, l'Istat registra un vero e proprio boom nell'ultimo trimestre. Sono infatti 163mila gli occupati nel terziario – altro primato nella sequenza storica delle rilevazioni Istat in Trentino - con un saldo positivo nel trimestre di circa 5mila posti di lavoro. Su base annua l'incremento è addirittura di 7mila posti di lavoro, trascinato dalla performance dei lavoratori alle dipendenze (+8mila addetti).

Peggiorano invece i dati dei settori più a rischio, considerata la natura della crisi economica in atto che colpisce in particolar modo la produzione di manufatti e il settore delle costruzioni. Gli addetti dell'industria, inclusa l'edilizia, calano infatti di circa 4mila unità. Ne pagano le conseguenze più dirette i lavoratori dipendenti delle costruzioni che si riducono di ben 2.800 unità. Per ora, invece, della sfavorevole congiuntura economica sembrano risentire meno i dipendenti dell'industria in senso stretto che restano stabili intorno a quota 34.700 lavoratori.

«La rilevazione campionaria dell'Istat – conclude Ianeselli – ci restituisce un quadro meno drammatico del mercato del lavoro, anche se restano i segnali negativi registrati dall'Agenzia del Lavoro, in primo luogo riferiti all'aumento degli iscritti in mobilità perché licenziati. E' però certo che il sistema degli ammortizzatori sociali nazionali e provinciali ha garantito fino ad ora una tenuta complessiva dell'occupazione in Trentino anche a fronte di cali estremi di ordini e fatturato. Per questo motivo bisogna continuare a mantenere alta la protezione sociale per i lavoratori esposti alla crisi, favorendone la crescita professionale tramite la formazione anche nei periodi di sospensione dal lavoro e mantenendo uno stretto legame con le aziende di provenienza grazie, per esempio, ai contratti di solidarietà. Il tutto per permettere alle aziende di rigenerarsi senza produrre drammi sociali».


22 settembre 2009

 

 

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