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Contratto metalmeccanici. Lettera aperta agli iscritti di Fim e Uilm

La rsu della Dana di Rovereto lancia un appello: no alle deroghe al ccnl

Contratto metalmeccanici. Lettera aperta agli iscritti di Fim e Uilm

Il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici vede arrivare divise all'appuntamento le nostre organizzazioni di categoria; Fiom da una parte e Fim e Uilm dall'altra, presenteranno per la terza volta in questo decennio piattaforme separate.

 

Un film già visto quindi? Indubbiamente non si tratta di una novità, considerati i precedenti del 2001 e del 2003, eppure questa volta vediamo qualcosa di pericolosamente inedito che se si concretizzasse, si tradurrebbe nella più brutale aggressione ai diritti dei lavoratori degli ultimi 25 anni, cioè dal decreto di San Valentino del 1984.

 

 

Intanto nel metodo. Le vostre organizzazioni intendono disdettare in maniera unilaterale un contratto nazionale la cui parte normativa sarà in vigore fino al 31/12/2011.

Il problema non sta nell'agire in barba all'altra organizzazione firmataria (la Fiom, tra l'altro, da sola ha più iscritti di Fim e Uilm messe assieme, particolare non proprio secondario), cosa comunque per nulla elegante, quanto il fatto che ciò avvenga in barba all'80% dei metalmeccanici che quel contratto avevano votato.

Logica, etica e un minimo di onestà vorrebbero che fossero gli stessi lavoratori a decidere o meno questa disdetta. Invece no. Cosa alquanto singolare e bizzarra, Fim e Uilm organizzano assemblee in cui vi potrete pronunciare solo voi iscritti a tali organizzazioni, che così deciderete per tutti.

Vi domandiamo: in base a quali elementi Fim e Uilm hanno individuato la necessità di un nuovo contratto che superasse quello firmato UNITARIAMENTE poco più di un anno fa? A chi hanno chiesto il mandato per la disdetta? Se le proposte sono così vantaggiose per i lavoratori, perchè non sottoporle al loro insindacabile giudizio?

Nel merito non vogliamo qui aprire un confronto polemico tra i vari punti delle due piattaforme, si finirebbe per fare “il tifo” ognuno per la propria parte, chiudendo così ogni ipotetico canale di comunicazione.

Non possiamo tacere però la nostra preoccupazione sul punto per noi dirimente, quello che temiamo produrrà i guasti peggiori e le divisioni più insanabili, e cioè la deroga prevista dalla vostra piattaforma al contratto nazionale.

Il contratto nazionale è l'elemento unificante per la classe operaia, quello che riconosce pari diritti e pari salario a parità di mansione, in poche parole il fattore di maggior solidarietà e coesione della nostra comunità.

Capiamo l'interesse spasmodico dei padroni per questa proposta, comprendiamo i vantaggi materiali che ne deriverebbero per loro, anche dal punto di vista dei rapporti di forza nei luoghi di lavoro, ma con tutta onestà ci sfuggono gli elementi progressivi e migliorativi per i lavoratori metalmeccanici.

Vi chiediamo: siete veramente persuasi della bontà di questa deroga? Trasformare i diritti universali garantiti dal contratto in variabile dipendente dall'umore dei padroni, ci rafforza e migliora le nostre condizioni salariali e lavorative, o, al contrario, ci rende più vulnerabili e più esposti ai colpi di maglio del padronato? Quale potrà essere l'effetto sulle aziende meno sindacalizzate, in cui la ricattabilità è più frequente?

Soprattutto oggi nel contesto di crisi economica che stiamo vivendo, e che dovrebbe suggerire politiche sociali e salariali diametralmente opposte, pensate davvero che la via d'uscita possa arrivare da un generalizzato abbassamento di salari e diritti?

Nelle assemblee i lavoratori ci chiedono unità. Premesso che bisogna distinguere tra chi la rottura l'ha perseguita e chi l'ha subita, a testa alta spieghiamo che per noi non c'è nulla di più prezioso dell'unità dei lavoratori, che la vocazione unitaria è inscritta nella storia della Fiom, nel suo codice genetico, voi, tanto più oggi, potete affermare altrettanto di Fim e Uilm?

 

RSU Fiom-CGIL Dana Italia di Rovereto

23 luglio 2009



 

 

 

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