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Operatori archeologici. I sindacati chiedono l'applicazione del contratto dell'edilizia

La Soprintendenza ai beni archeologici assegna lavori ad aziende che applicano contratti meno tutelanti dal punto di vista dei diritti e del salario. E a pagare sono i lavoratori.

Operatori archeologici. I sindacati chiedono l'applicazione del contratto dell'edilizia Sono giovani con tanto di diploma o laurea e svolgono con indiscussa professionalità un mestiere prezioso per la comunità trentina, per la conservazione e la valorizzazione della storia e della cultura locale. Sono gli operatori archeologici ai quali però in Trentino troppo spesso vengono negati diritti fondamentali, a partire da quello di avere un contratto di lavoro e un salario adeguato all'impiego che svolgono.

Nella nostra provincia lavorano tra i 20 e i 60 operatori archeologici (a seconda del periodo dell'anno) che operano per circa tre aziende trentine e almeno tre da fuori provincia. Nella stragrande maggioranza dei casi queste imprese lavorano su committenza pubblica e, oltre a competere per aggiudicarsi i lavori di indagine e scavo su siti archeologici già individuati (scavi di ricerca), sono chiamate ad intervenire su cantieri edili ogni qual volta vengano portati alla luce resti archeologici (scavi di emergenza).

In Trentino però le aziende che più spesso operano per conto della Soprintendenza per i Beni Librari Archivistici ed Archeologici, non applicano il contratto di riferimento, quello dell'edilizia, come accade invece nella vicina provincia di Bolzano, bensì il contratto degli studi professionali. Tutto ciò sebbene quest'ultimo contratto non contempli la figura dell'operatore archeologico, come invece fa il contratto dell'edilizia.

Perché questo accada, è presto detto. Le differenze di retribuzione e di tutele tra un contratto e l'altro sono sostanziali. Con il contratto dell'edilizia un operatore archeologico può raggiungere anche paghe lorde di ben 900-1.000 euro superiori a quelli di chi è inquadrato negli studi professionali, spesso a livelli molto più bassi del titolo di studio e della professionalità acquisite. Così oggi in Trentino molti lavoratori del settore, benché possano vantare anni di esperienza, arrivano a malapena ai mille euro mensili, ossia circa 4-500 euro netti in meno rispetto ad una busta paga edile nei livelli previsti dal contratto per un operatore con titoli ed esperienza.

Ma, oltre alle cattive condizioni di lavoro e le misere paghe che finiscono in tasca agli operatori archeologici, c'è anche un problema di concorrenza sleale. Infatti le aziende che in Trentino assumono personale con il contratto dell'edilizia - quelle perfettamente in regola - finiscono fuori mercato e non possono competere con le offerte di chi invece opera con contratti di lavoro diversi, meno tutelanti per i lavoratori e più vantaggiosi economicamente per le imprese. Considerato che molto spesso è l'ente pubblico ad affidare i lavori, c'è il fondato pericolo che la Provincia sia un inconsapevole strumento di dumping contrattuale.

Di qui la denuncia di alcuni lavoratori che a febbraio del 2008 hanno chiesto delucidazioni ai sindacati. La Fillea Cgil, la Filca Cisl e la Feneal Uil, le tre sigle sindacali dell'edilizia, si sono mobilitate ed hanno provato a far valere i diritti dei lavoratori assunti presso la CORA Ricerche Archeologiche Snc di Trento, azienda che opera nella nostra provincia in appalto dalla Soprintendenza trentina.

I sindacati hanno allertato l'Inps di Trento perché verificasse eventuali irregolarità contributive ed hanno poi proceduto ad istruire una vertenza per il riconoscimento dei diritti contrattuali. Ma ben prima che si arrivasse a questo punto, i lavoratori non hanno potuto fare altro che rassegnare le dimissioni, solo per il fatto di essersi rivolti ai sindacati, mentre altri sono stati licenziati o non è stato loro rinnovato il contratto a termine. Si è innestata anche una polemica con i lavoratori che operano attualmente per CORA snc i quali hanno scritto una lettera in difesa dell'azienda indirizzata alle istituzioni. Solo recentemente, per evitare l'accendersi di nuove polemiche e per fare chiarezza una volta per tutte, gli ormai ex dipendenti della CORA che hanno promosso la vertenza, hanno deciso di rispondere alle accuse degli ex colleghi indirizzando una lettera al presidente della Provincia Lorenzo Dellai e agli assessori provinciali Pacher e Panizza oltre che ai sindacati e a tutti gli enti del settore.

A fronte di questa situazione, gli operatori archeologici, la Fillea Cgil, la Filca Cisl e la Feneal Uil del Trentino chiedono che la Provincia e la Soprintendenza per i Beni Librari Archivistici ed Archeologici di Trento intervengano stabilendo una volta per tutte che possono essere accordati lavori solo alle aziende che applicano il contratto collettivo di lavoro dell'edilizia e che siano regolarmente iscritte alla Cassa edile.

 

15 luglio 2009

 

 

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