NEWS

Itea. Dalla giunta stop alla delibera Icef

Dopo l'intenvento di Cgil, Cisl e Uil, il governo provinciale blocca i nuovi requisiti all'accesso e convoca i sindacati

Itea. Dalla giunta stop alla delibera IcefLa giunta provinciale ha sospeso l'approvazione della delibera con la quale intendeva fissare nuovi paramentri per il calcolo dell'Icef per le domande di accesso ai benefici della legge sull'Itea. Il provvedimento, passato al vaglio della commissione consigliare competente, ma non delle organizzazioni sindacali, introduceva evidenti storture nell'individuazione dei beneficiari.Per questo Cgil, Cisl e Uil avevano preso carta e penna chiedendo alla giunta di bloccare tutto. Così è stato e l'assessore alle politiche sociali, Ugo Rossi, ha già convocato le organizzazioni sindacali per un incontro chiarificatore.

 

Dichiarazioni di Franco Ianeselli (Cgil), Diego faccini (Cisl) e Walter Alotti (Uil)

«Prendiamo atto della decisione, da parte della Giunta provinciale, di sospendere la delibera sull'Icef per l'edilizia pubblica nella parte riguardante l'accesso agli alloggi e l'integrazione al canone. Siamo ovviamente pronti a confrontarci sulla base di simulazioni adeguate.

Ricordiamo che alla fine della scorsa legislatura – agosto 2008 – la Giunta aveva stabilito, in accordo con i sindacati, di tutelare maggiormente i risparmi dei richiedenti alloggio, fissando una nuova franchigia a 20.000 euro (cui vanno aggiunti 5.000 per ogni componente del nucleo), con una valutazione del patrimonio eccedente fissata al 20%. Si tratta, a nostro giudizio, di una soluzione equilibrata e non certo penalizzante per i richiedenti.

La proposta sospesa - 40.000 euro di franchigia familiare, in aggiunta ai 5.000 individuali, con valutazione del patrimonio eccedente al 5% - andrebbe a creare effetti paradossali.

Per poter accedere alle graduatorie Itea – Icef inferiore a 0,23 – continuerebbero a rimanere necessari stipendi e redditi dichiarati molto bassi, mentre si potrebbe disporre di patrimoni anche superiori ad 80.000 euro. E' un controsenso.

 

Se l'intenzione è quella di facilitare l'accesso agli alloggi pubblici, le cose da fare restano due:

  • realizzare nuovi alloggi dando attuazione al Piano straordinario;
  • aprire le possibilità di accesso, attraverso il canone moderato, anche a famiglie con stipendi più alti rispetto a quelli stabiliti dalle attuali soglie.

 

Crediamo che ogni intervento debba essere ispirato da principi di equità. Un welfare più equo deve pensare particolarmente ai bisogni dei giovani e delle giovani coppie che spesso sono impiegati in lavori precari e non dispongono di decine di migliaia di euro sul conto corrente. La nuova politica della casa deve includere anche loro».


3 luglio 2009

 

 

 

 

TORNA SU