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Lo sciopero dei metalmeccanici: in Trentino adesioni altissime, con punte del 100%

Demozzi (Fiom Cgil): «Pronti a proseguire con le azioni di lotta»

Lo sciopero dei metalmeccanici: in Trentino adesioni altissime, con punte del 100%Fabbriche trentine deserte per lo sciopero di 8 ore dei metalmeccanici, che oggi hanno incrociato le braccia in tutta Italia con l’obiettivo di sbloccare la vertenza per il rinnovo del contratto. La Fiom Cgil parla di «adesione altissime, nonostante il difficile momento attraversato dal comparto». Questi i dati forniti dalla Fiom sull’astensione dal lavoro degli operai nei maggiori stabilimenti della provincia: 100% alla Dana di Trento (350 dipendenti); oltre il 90% alla Whirlpool di Spini di Gardolo (750 dip.); 95% alla Merloni di Rovereto (250 dip.); 90% alla Dana di Rovereto (350 dip.); 90% alla Dana di Arco (450 dip.); 80% alla Ebara di Cles (210 dip.); 100% alla Lowara di Malè (100 dip.); 90% alla Siderurgica di Borgo Valsugana (100 dip.); oltre il 90% alla Smith International di Scurelle (100 dip.); 100% alla Meccanica del Sarca (160 dip.); 100% alla Sapes di Storo e Condino (140 dip.); 100% alla Isaf di Storo (100 dip.). I presidi ai cancelli delle fabbriche sono iniziati alle 5 del mattino, mentre a partire dalle 9.30 e fino alle 11 più di un centinaio di lavoratori ha manifestato davanti alla sede trentina di Assindustria in via Degasperi. Era presente anche il dirigente della Fiom Cgil Nazionale Tino Magni, che ha chiuso la manifestazione invitando le tre confederazioni a promuovere una mobilitazione generale, «perché il blocco dei contratti in questo paese non riguarda unicamente la categoria dei metalmeccanici, e rappresenta dunque una questione che interessa tutti i lavoratori». Pienamente soddisfatta per le adesioni allo sciopero è la segretaria provinciale Fiom Cgil Milena Demozzi. «I 60 euro di aumento offerti da Federmeccanica – ha detto Demozzi – sono nient’altro che un’offesa ai lavoratori e alle lavoratrici. Quella di oggi è stata una prima risposta all’indecenza degli industriali. I metalmeccanici, come hanno sempre saputo fare in tutta la loro storia, sono pronti ad andare avanti con le azioni di lotta, perché non intendono rinunciare al recupero del salario, alla difesa dell'occupazione e al diritto di veder rinnovato positivamente il contratto nazionale». 10 giugno ’05

 

 

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