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Tutto a Verona e la posta non arriva

Al Centro postale di Spini solo il controllo elettronico. I portalettere sono i primi a soffrire della situazione, la gente si lamenta con loro

Tutto a Verona e la posta non arriva

Ieri undici postini «trimestrali», cioè con un contratto a tempo di tre mesi, hanno preso servizio per coprire le falle, tante falle, che soprattutto d'estate si aprono nel sistema di distribuzione della posta. Le lamentele s'infittiscono e i postini sono le prime vittime di questa situazione.

«Loro, come il personale degli sportelli negli uffici postali - afferma Daniela Tessari, della Cgil - sono quelli che ci mettono la faccia. Gli utenti, per le cose che non funzionano, se la prendono soprattutto con loro che sono le prime vittime di questa situazione». Ed è così: i lavoratori sono doppiamente vittime.

Poste Italiane, pur essendo di proprietà pubblica, ragiona, e non da oggi, come una normale spa. «L'utile - afferma Flavio Quaglierini della Uilpost - viene prima di tutto e questo anche a scapito del servizio». La ristrutturazione della società ha portato al definitivo smantellamento della parte fisica dello smistamento che si faceva al Centro postale operativo di Spini di Gardolo. Un processo avviato a metà degli anni '90, quando si passò da ente a spa e venne decisa la chiusura del centro di via Dogana. «Oggi a Spini - prosegue Daniela Tessari - si fa solo la videocodifica per rimediare gli errori che vengono fatti a Verona dove è stata spostato tutto. L'azienda ha meccanizzato tutto il sistema concentrando il lavoro nel centro di Verona».

E questo provoca disservizi? «Certo che crea problemi - afferma la sindacalista - È chiaro che questo avanti e indietro tra Trento a Verona e viceversa crea ritardi e disguidi che si ripercuotono sulla qualità del servizio».

Però a Trento c'è il servizio di videocodifica che lavora anche per Palermo, come abbiamo detto. «Ma non è questo il problema. Con la gestione remota della posta si può lavorare per tutti i centri d'Italia. La maggiore parte del lavoro del nostro Cpo lo fa per Verona e comunque anche la videocodifica è partita zoppa. Le postazioni dovevano essere trenta e oggi quelle attive sono meno della metà».

Quindi, il fatto che si lavori per altri centri non pesa sui ritardi nella consegna della posta. «Piuttosto pesa il fatto che tutte le lavorazioni sono state portate via da Trento, a Verona». Insomma, il percorso che la posta fa prima di arrivare nelle cassette degli utenti è tortuoso: una lettera imbucata a Cles viene portata a Verona, laggiù viene smistata dal sistema meccanizzato, poi riportata al Cpo di Trento e quindi distribuita agli uffici postali della periferia o consegnata ai cento postini che coprono Trento. I giornali, almeno quelli locali, si risparmiano la «gita» a Verona e vanno diritti al Cpo di Spini di Gardolo. Ma anche in questo caso i problemi non mancano. Quindi, il processo di ridimensionamento delle lavorazioni della posta al Centro postale operativo è stato completato e, in buona sostanza, il recapito della posta in Trentino non è per nulla autonomo. Dipende quasi completamente dal centro meccanizzato della città Scaligera. Il sistema di videocodifica che permette di gestire la posta in via telematica è stato installato a Trento dopo un battaglia sindacale che ha avuto come obiettivo la salvaguardia dei posti di lavoro a Trento, messi a rischio dalla scelta di trasferire tutto o quasi a Verona. Scelta che è stata fatta dalle Poste Italiane per razionalizzare i costi.

Domanda: ma andare avanti e indietro con la posta conviene davvero? «L'azienda - afferma la sindacalista della Cgil - ci ha sempre detto che questo sistema è vantaggioso dal punto di vista economico, ma non lo è dal quello del servizio».

 

«La politica deve darci una mano»

«La classe politica - afferma Daniela Tessari dei postali Cgil - deve darci una mano. Bisogna cercare delle soluzioni per garantire l'efficienza del servizio. Non dimentichiamo che le Poste hanno l'obbligo di fornire quello che viene chiamato un servizio universale». Tra sindacato e la spa Poste Italiane il braccio di ferro non è mai cessato. C'è una divergenza di fondo tra la direzione della società che agisce sempre più in una logica da azienda (la spa, lo scorso anno, ha distribuito utili per 150 milioni di euro agli azionisti Tesoro e Cassa depositi e prestiti) e il sindacato che vorrebbe mantenerne il ruolo di servizio pubblico.

«Nel settore del recapito - afferma Flavio Quaglierini della Uilpost - mancano 14 scorte (i postini che sostituiscono quelli malati) inoltre, in molte zone mancano i titolari. Le cose diventano più complicate d'estate quando ci sono le ferie. Per contratto abbiamo il diritto a due settimane di ferie estive dal 15 giugno al 15 settembre. Tanto per dire che solo oggi (ieri per chi legge ndr) sono stati assunti 11 postini stagionali e altri 30 verranno assunti il primo luglio». Ma anche per l'assunzione dei «trimestrali» la via non è in discesa. Il decreto dello scorso anno sui precari e la stessa situazione di Poste Italiane che sta affrontando molte cause di lavoro intentate e spesso vinte dai lavoratori a termine, incidono sulla qualità del servizio. C'è un «giro» vorticoso di postini precari causato dal fatto che Poste Italiane li assume solo tre mesi e poi basta. «Uno - afferma la sindacalista della Cgil - quando ha imparato il giro se ne deve andare. Tre mesi di lavoro e poi l'azienda deve prendere qualcun altro che deve iniziare tutto d'accapo» Quest'oggi, intanto, i sindacalisti incontreranno l'azienda sulla chiusura il pomeriggio degli uffici di Lavis e Gardolo con la speranza di salvare lo sportello di via Degasperi a Riva.
 

da l'Adige, 24 giugno 2009

 

 

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