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Cuore operaio, la dirigenza Dana cede

In 250 davanti ai cancelli della fabbrica. Concessi la quattordicesima e il premio

Cuore operaio, la dirigenza Dana cede

ARCO - Da tempo non si vedeva una mobilitazione operaia tanto massiccia. Erano 250 i lavoratori della Dana presenti ieri mattina al picchetto creato davanti ai cancelli dello stabilimento di Arco. Di questi, un centinaio, compresa una ventina di amministrativi, venuti dalla fabbrica di Rovereto.

Due ore di sciopero dalle 8 alle 10 indette dai sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil per denunciare la grave situazione in cui si trovano i circa 800 dipendenti della Dana, da mesi in cassa integrazione (di tre settimane al mese), per denunciare l'immobilismo della Provincia di fronte alle difficoltà delle famiglie con lo stipendio ridotto di un terzo; per sollecitare i vertici aziendali a rispettare i diritti dei lavoratori e a erogare, quindi, la quattordicesima e, non ultimo, per sostenere i delegati sindacali nella trattativa con la dirigenza. Al termine, in un quadro internazionale che non è assolutamente roseo, una piccola boccata di ossigeno: le rappresentanze Cgil, Cisl e Uil hanno portato a casa un buon accordo. Ci sarà la quattordicesima a giugno e verrà erogato il premio di risultato di 500 euro, 250 in giugno e 250 in dicembre.

Sottoscritto anche un patto per poter accedere al fondo «Olivi» (dall'assessore provinciale all'industria Alessandro Olivi che l'ha ideato) per cui all'azienda spettano 1000 euro all'anno per ogni lavoratore cui è garantito il posto, per un massimo di 500 mila euro. I sindacati hanno chiarito nero su bianco che il patto è solo tecnico per accedere al fondo, che «non costituisce acquiescenza o avallo per una ristrutturazione o un ridimensionamento ulteriore rispetto a quelli già fatti» con centinaia di precari lasciati a casa e prepensionati.

«Siamo abbastanza contenti - ha detto al termine Roberto Grasselli , segretario della Fiom del Trentino - sono semplicemente erogazioni salariali che ci sono dovute. La mobilitazione serve, sono soddisfatto perché oggi si è vista un'impennata d'orgoglio dei lavoratori. Segno che se non ci muoviamo noi, ci vengono sopra come un rullo compressore. Lunedì sembrava che l'azienda rimanesse rigida sulle sue posizioni. Oggi le cose sono cambiate». Il picchetto della mattina - presenti le rsu al completo tra cui Luciano Spezia, Sergio Sbarberi, Fiorenzo Cimato, Antonio Bolis, Lorenzo Trenti, Luigi Bozzato, Marco Perderzolli - ha fermato alcuni camion in entrata e uscita.

«Due ore di protesta - commentava a caldo Sergio Sbarberi prima del termine della riunione tra sindacato e azienda - ma la situazione generale preoccupa. Qua non ci vogliono dare nemmeno la quattordicesima, vogliono intaccare i nostri diritti acquisiti eppure hanno già tagliato 250 persone tra precari lasciati a casa e prepensionati, un sacrificio enorme: non possono continuare così». Un altro operaio, Alessandro Lutterotti giudica «inaccettabile che Dana pretenda di fare fuori gli operai così a centinaia».

Un lavoratore alla linea di montaggio da 4 anni dice che «è dura lavorare in cassa integrazione con lo stipendio che cala da mille a 800 euro. Per fortuna io abito ancora con i miei genitori altrimenti non saprei come fare.». Danny Zanetti , 26 anni, single, di Drena, lavora alla Dana da due anni e mezzo: «Sono impiegato nel reparto verniciatura e guadagno 1100-1000 euro per 40 ore settimanali. Noi per fortuna abbiamo poca cassa integrazione ma è dura arrivare a fine mese per chi ha famiglia. Abbiamo perso la fiducia, ormai tutto viene deciso negli Stati uniti e quello che succede qua, oltre oceano, non gliene frega nulla: decidono tutto sopra le teste degli operai». Davanti ai cancelli, con i lavoratori, c'erano anche i consiglieri provinciali Bruno Dorigatti, già segretario della Cgil, e Mauro Ottobre.

di Stefano Ischia (l'Adige, 19 giugno 2009)

 

 

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