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Porfido. Filca e Fillea: “Frenare l'emorragia di posti di lavoro”

Assemblea generale dei lavoratori del porfido ad Albiano. I sindacati richiedono un incontro con l'assessore Olivi e i Comuni e la ripresa delle trattative sul contratto provinciale

Porfido. Filca e Fillea: “Frenare l'emorragia di posti di lavoro” Sono almeno 170 i posti di lavoro persi nel settore del porfido a partire dall'inizio della crisi economica lo scorso autunno. E l'emorragia continua tanto che i sindacati del settore, la Filca Cisl e la Fillea Cgil, lanciano l'allarme alle imprese e alle istituzioni locali.

Le organizzazioni sindacali partono dall'analisi dell'andamento occupazionale nelle cave trentine. «Attualmente – scrivono in una nota le due organizzazioni sindacali – contiamo meno di 900 addetti occupati in circa 130 aziende del porfido. Nel 1993 i lavoratori erano ben 1.780, contro i 1.350 del 2000 e gli oltre 1.000 del 2007. Una contrazione di occupati così netta come quella registrata a partire dall'ottobre scorso non ha quindi eguali nella storia del settore. Serve una reazione decisa di tutti gli attori del settore».

Il video dell'assemblea

 

L'appello è rivolto in primo luogo agli imprenditori. Ai datori di lavoro i sindacati ricordano che, proprio su richiesta delle imprese, il 31 marzo 2009 è stata sospesa la trattativa per il rinnovo del contratto provinciale del settore scaduto a luglio 2008, in modo da non gravare di ulteriori costi le aziende alle prese con la crisi del mercato causata dalla recessione homepage. Ma gli imprenditori in quel contesto si erano impegnati con i sindacati a non provvedere a licenziamenti diffusi, ma ad utilizzare fino in fondo tutti i meccanismi di salvaguardia dei posti di lavoro – cassa integrazione ordinaria, in deroga, contratti di solidarietà, ecc. - previsti dalle normative statali e provinciali. «Questo impegno – denunciano oggi Filca Cisl e Fillea Cgil – è stato largamente disatteso. Assistiamo quotidianamente a riduzioni di personale e licenziamenti che, temiamo, siano giustificati solo strumentalmente dalla crisi internazionale».

 

Infatti, a detta dei sindacati, l'estrazione del porfido continua senza soste. «Di fronte al calo degli occupati – spiegano – ci si aspetterebbe un corrispettivo calo della produzione nelle cave trentine. Invece l'attività di scavo prosegue senza sosta, non ci sono indicazioni di una riduzione dei volumi».

Per questo motivo i sindacati chiedono ora l'intervento dei Comuni, che detengono le concessioni delle cave, al Distretto della pietra trentina, da poco ufficialmente insediato e della Provincia di Trento. «I Comuni – chiedono Filca Cisl e Fillea Cgil – debbono rendere più serrati e rigorosi i controlli sulle cave per verificare il rispetto delle normative provinciali e la congruità, stabilita dalle stesse concessioni, tra volumi lavorati e forza lavoro presente. Di fronte a palesi violazioni, i Comuni devono avere il coraggio di metter in atto lo strumento della revoca della concessione. Il Distretto poi ha finalmente l'occasione di dimostrare la propria centralità nel sistema della pietra. Oggi più che mai è necessario che la Provincia che il distretto lo ha voluto, stimoli tra le imprese la volontà di fare rete rafforzando il ruolo e la legittimità del Distretto. Le imprese devono capire che da sole non hanno la forza e la capacità di uscire da questa crisi».

Per tutti questi motivi, durante l'assemblea generale dei lavoratori del porfido, che si è tenuta ad Albiano il 18 giugno, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno ribadito la richiesta dell'apertura di un confronto sul destino del settore. «Abbiamo già formalizzato – concludono i sindacati – la richiesta di un incontro in tempi ravvicinati con l'assessore provinciale Alessandro Olivi e con i rappresentanti dei Comuni interessati per definire un intervento comune in difesa dei lavoratori. Allo stesso tempo agli imprenditori chiediamo la riapertura in tempi certi della trattativa per il rinnovo del contratto provinciale».

18 giugno 2009

 

 

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