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«Vorrei fare la spesa senza troppa ansia»

Paghe più basse d'Europa, operai esasperati. «La situazione negli ultimi cinque anni è andata sempre peggio. Ormai siamo al disastro salariale»

«Vorrei fare la spesa senza troppa ansia»

I professori la raccontano lunga, i manager ancor di più, i politici si rimpallano le accuse. Chi vive il dramma degli scheletrici stipendi italici sa meglio di tutti cosa significa tirare avanti con buste paga al limite del grottesco. L'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha detto che gli stipendi italiani sono i più bassi: al 23° posto tra i Paesi Ocse con un salario netto che viene calcolato di 21 mila 274 dollari.

Dato statistico che, se si guardano le cose a partire dalla realtà vera, fatta di spesa, mutuo o affitto, fa amaramente ridere. «Mi sembra una cifra fuori - afferma Mario Lorandi, operaio tessile della Msc -. È vero che il settore tessile ha un contratto povero ma un operaio di terzo livello prende 1.100 euro al mese netti».

Con quanti scatti di anzianità? «Contano poco: 20 euro ogni quattro anni. Le dico questo: pochi giorni fa una mia collega è andata in pensione e dopo 30 anni di cucitrice sa quanto prende? Settecento euro al mese. Poco più della minima! La nostra è una categoria con stipendi particolarmente bassi ma va male anche per categorie come i metalmeccanici: al massimo arrivano a 1.600 euro.

Stipendi bassissimi anche per gli impiegati». Insomma, siamo al disastro salariale. «Sì - afferma Lorandi - siamo al disastro. Disastro che riguarda gli operai e impiegati, ma non dimentichiamo che ci sono laureati che lavorano per 900 euro al mese. È il cane che si morde la coda: stipendi bassi, consumi bassi». E costo della vita alto. «Sono contrario alle gabbie salariali (le differenze di stipendio tra le diverse regioni ndr) però un insegnante di Milano prende la stessa paga di uno di Lecce, ma una cosa è vivere a Milano e un'altra a Lecce per quanto riguarda il costo della vita».

Frustrazione, ansia per un presente che si fa sempre più scuro. Il dato dell'Ocse viene solo a mettere il timbro ufficiale su una realtà quotidiana pesante che non è una novità triste portata dalla crisi. «Sì, non è una scoperta degli ultimi sei mesi. E questa situazione fa riflettere anche sul Trentino: la classe politica ha puntato sul terziario e il turismo che offre occupazione povera. A stipendi bassi corrispondono pensioni a livelli della pensione sociale. Negli ultimi anni ci sono state le pensioni integrative, ma se guardiamo come sono andate le borse. Il fatto è che in Italia i padroni hanno guadagnato più che dalle altre parti. E gli stipendi bassi hanno spinto le aziende a non migliorare tecnologicamente, a non fare ricerca. Come in Brasile dove tirano su le case senza le gru, tanto gli operai non costano niente». Analisi lucidissima.

Così com'è sofferta quella che fa Katia Trainoni, dipendente di una coop sociale. «Quando ho sentito stamattina che siamo al 23° posto per gli stipendi mi sono cadute le braccia». Il suo stipendio? «Più o meno 1.230 euro al mese. Io e le mie colleghe andiamo avanti tutto il giorno con l'agendina cercando di fare i pronostici come Nostradamus sulle spese che si dovranno affrontare. Le maggiori uscite riguardano il cibo, per il resto si tenta di tamponare le emergenze: l'assicurazione dell'auto, le gomme da cambiare, le visite specialistiche il dentista che si rinvia per mesi e mesi. È angosciante». La giovane lavoratrice gira tra i banconi del supermarket stando attenta a tutti i prezzi. «Mi serve sempre almeno mezz'ora - racconta - perché guardo ogni prezzo: se una cosa costa 0,38 centesimi invece di 0,42. Ho 38 anni e un figlio e sono senza un serbatoio. Mio padre, invece, è riuscito, con sacrifici, a fare qualcosa, io invece non riesco a fare niente! Per mio figlio non riuscirò a fare niente! Negli ultimi cinque anni la situazione è andata sempre peggio. A 22 anni facevo l'educatrice prendevo un milione e nove e riuscivo a vivere tranquillamente».

Il sogno? «Poter fare la spesa con scioltezza. Poter comprare qualcosa che mi piace senza ansia. Ma almeno io una casa ce l'ho. C'è gente che a 40 anni vive come gli studenti: costretti a dividere la casa con altri per poter pagare l'affitto».

 

 

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