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La «cassa» non basta, famiglie operaie in crisi

Le aziende hanno quasi esaurito le 52 settimane. Bloccati gli interventi provinciali. Il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, a Trento

La «cassa» non basta, famiglie operaie in crisi

Per quanto tempo una famiglia può vivere con 750 euro al mese? Sfrondata dall’inevitabile sindacalese è questa la domanda secca che Roberto Grasselli, segretario Fiom del Trentino, rivolge al presidente Lorenzo Dellai. Una domanda che esige una risposta. Perché è una sollecitazione a non sottovalutare, nella manovra anticrisi da un miliardo di euro - da tutti apprezzata, anche dai sindacati - la condizione delle migliaia di operai ed impiegati in cassa integrazione. Cassa che in molte aziende sta esaurendosi, mentre la crisi non dà segno di recedere.

Grasselli è persona che si prende a cuore le battaglie. Ma il quadro che ha tracciato ieri, assieme al segretario nazionale Fiom Gianni Rinaldini, non ha bisogno della passione personale per apparire drammatico. Checché ne dicano ministri e banchieri la crisi economica è nera e non s’intravede alcuna luce in fondo al tunnel.

 

 

«La storia che in Trentino i cicli giungano attenuati non è più vera. Basta guardare il crollo della produzione industriale e il balzo di cassa integrazione e mobilità» dice Grasselli. Che lancia l’allarme: «Le fabbriche più grandi hanno già utilizzato la maggior parte delle 52 settimane di cassa ordinaria previste dalla legge. Una volta esaurite cosa succederà se il governo non accoglierà la richiesta sindacale di raddoppiare a 104 le settimane?»

Domanda retorica. In assenza di soluzioni, saranno inevitabili forti tensioni. Il Trentino, però, può contare sulla manovra anticrisi da mille milioni varata dalla giunta Dellai. «E’ vero. Ma la parte di quelle risorse destinate al sostegno dei lavoratori viene utilizzata con fatica. Mi riferisco all’integrazione del reddito di chi è in cassa integrazione. Si dice che si tratta di lavoratori “protetti” rispetto a chi è licenziato o senza “cassa”. E’ vero, ma solo fino ad un certo punto: quelle famiglie debbono vivere con 750 euro nette al mese. Togliete l’affitto o il mutuo, quanto resta? E per quanti mesi si può sopravvivere in queste condizioni? Allora mi chiedo perché, giunti ormai a maggio, la Provincia non abbia ancora varato i corsi di formazione per cassintegrati annunciati mesi fa. Con l’integrazione di 2 euro per ogni ora frequentata si aiuterebbero le migliaia di operai che oggi lavorano una settimana su quattro».

Il costo stimato dalla Fiom è di 30 milioni di euro l’anno, una cifra non esorbitante sui mille milioni della manovra complessiva. E d’impatto immediato. Se i corsi sono ancora bloccati lo si deve alla normativa che impedirebbe all’Inps di pagare somme per la formazione di dipendenti in cassa integrazione, ma presenti in fabbrica (è lì che i corsi si svolgerebbero). L’Istituto è ancora in attesa di un chiarimento da Roma, l’Agenzia del Lavoro non sa bene cosa fare, le famiglie macinano i risparmi. E sta diffondendosi il lavoro nero.

«I segnali di ripresa io non riesco proprio a vederli» insiste Grasselli «Vedo, invece, i mille operai della Dana che lavorano sotto il 25% della capacità produttiva degli stabilimenti e quelli della Mahle sotto il 30%, solo per fare due esempi. Sono a stipendio pieno una settimana su quattro. Altro che garantiti. Perciò la sollecitazione alla giunta Dellai: si sblocchino i corsi di formazione. Oppure di trovi una soluzione per garantire a decine di migliaia di lavoratori un salario minimo. Con 750 euro non si va avanti».

da Trentino, 6 maggio 2009

 

 

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