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Crisi. Chiude la Tecnominerali di Darzo

Oggi la protesta dei 12 dipendenti della ex Maffei sotto la sede di Confindustria a Trento

Chiude lo stabilimento Tecnominerali di Darzo. Lo ha comunicato stamane l'azienda in un incontro con le organizzazioni sindacali tenutosi presso la sede di Confindustria a Trento. Per protestare contro la decisione della società i dodici dipendenti dello stabilimento della val del Chiese hanno dato vita ad un presidio sotto palazzo Stella chiedendo all'azienda di ritornare sui propri passi.

La procedura di mobilità per i dipendenti dell'unità produttiva di Darzo non è ancora formalmente partita ma verrà formalizzata nel prossimo incontro del 12 maggio.

A Darzo la Tecnominerali s.r.l., società controllata dal Gruppo Minerali Maffei S.p.A. nato nel 2007 dalla fusione di Maffei S.p.A. e Gruppo Minerali S.p.A., lavora il quarzo in impianti di macinazione, frantumazione ed essicazione. L'azienda ha motivato la scelta di cessare l'attività sostenendo che il granulato di quarzo lavorato a Darzo non più strategico per il gruppo a fronte della contrazione del mercato di questo minerale. A ciò si aggiungono, secondo il management di Tecnominerali, agli effetti della crisi congiunturale che ha portato ad un calo del fatturato stimabile intorno al 30%.

Tra l'altro Tecnominerali il 31 marzo del 2008 aveva proceduto alla cessione al Bim del Chiese di un impianto idroelettrico per la cifra complessiva di 2,4 milioni di euro.

Secondo la società non esistono ad oggi possibilità di mercato tali da permettere la prosecuzione delle attività minerarie presso lo stabilimento di Darzo, mentre appare difficile per l'azienda, soprattutto dopo la cessione della centrale idroelettrica, sviluppare attività alternative. Il Gruppo Minerali Maffei possiede 15 impianti in Italia e intende ristrutturare le aziende concentrando la produzione negli stabilimenti di più grande dimensione in modo da reggere la crisi.

«Abbiamo chiesto – spiega il segretario della Filcem Cgil, Mario Cerutti – di percorrere la strada della cassa integrazione straordinaria. L'azienda sta valutando questa ipotesi. Allo stesso tempo pretendiamo certezze sul futuro dell'area su cui insiste lo stabilimento. Abbiamo quindi chiesto un incontro con il sindaco di Storo, Settimo Scaglia, per verificare con lui le intenzioni dell'amministrazione comunale. A noi interessa che il terreno resti a vocazione produttiva per permettere, nel più breve tempo possibile, l'insediamento di una nuova attività imprenditoriale che dia risposte sul piano occupazionale ai lavoratori che oggi rischiano di restare senza impiego».

21 aprile 2009

 

 

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