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Ocse: la recessione spingerà il Pil a -4,3%

La Ue: «Coesione sociale a rischio». Pesano il calo degli investimenti e dei consumi e la contrazione dell'export. «Sostenere le famiglie e i disoccupati più che l'industria e le banche»

Ocse: la recessione spingerà il Pil a -4,3% ROMA - La recessione nel 2009 in Italia porterà il Pil ad una flessione del 4,3% a causa del calo degli investimenti, della contrazione del mercato delle esportazioni e dell'incertezza che frena la spesa dei consumatori. È quanto scrive l'Ocse nel suo rapporto di marzo, secondo il quale la struttura dell'economia italiana e la sua specializzazione nell'export di beni di lusso, la «espongono alla piena forza della recessione in altri Paesi». La previsione è comunque in linea con il -4,3% stimato per l'area Ocse, contro un calo medio del 4,1% dell'area Euro.

UE: COESIONE SOCIALE A RISCHIO- E intanto, per il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, «la crisi dell'occupazione è drammatica» e in prospettiva ci potrebbero essere anche rischi di «rottura della coesione sociale». «La crisi dell'occupazione - ha detto Juncker intervenendo al Parlamento europeo - avrà conseguenze estremamente negative anche sul fronte delle finanze pubbliche ed effetti negativi sulla crescita potenziale dell'economia della zona euro che inevitabilmente diminuirà». «Le notizie sono sempre più negative. La situazione economica nella zona euro - ha rilevato Juncker - continua a degradarsi e quella sui mercati finanziari resta fragile».

ECCEZIONALE GRADO DI DEBOLEZZA - Nel rapporto di marzo, tornando all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, si spiega che l'eccezionale grado di debolezza emerso nelle economie, con tassi di disoccupazione sopra il 10% negli Usa e l'area Euro «porterà a livelli di inflazione vicini a zero in alcuni Paesi e alcuni vedranno dei livelli di prezzi in calo». Le previsioni, spiega l'Ocse, sono condizionate alla fine degli stress nel mercato finanziario. Il rischio maggiore è che l'indebolimento dell'economia reale possa ulteriormente colpire le istituzioni finanziarie e che le misure prese dai governi si rilevino insufficienti per ristabilire la stabilità e la fiducia mentre un'altra area di rischio è quella della tenuta dei paesi del Centro ed Est Europa.

«SOSTEGNO AI DISOCCUPATI» - Quanto all'Italia, poi, l'Ocse, sottolinea la necessità di rifocalizzare la spesa «per allargare il supporto ai disoccupati e le loro famiglie» che «sarà più efficace degli aiuti ai settori industriali o degli sforzi per dirigere il prestito bancario». Per l'Organizzazione il tasso di disoccupazione nel 2009 passerà dal 6,8 al 9,2% per arrivare al 10,7% nel 2010. Secondo l'Ocse, inoltre, «ci sono limiti alle misure fiscali» dell'Italia, e «con un alto debito pubblico e un mercato» dei titoli di stato nervoso «non molto di più può essere fatto». A giudizio dell'Organizzazione, quindi, il governo avrà bisogno di focalizzarsi sulle misure volte al consolidamento del bilancio nel lungo termine, «come ad esempio accelerare o estendere la riforma delle pensioni o migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione».

Corriere.it, 31 marzo 2009

 

 

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