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Consultazione accordo separato. Burli (Cgil): “Grande prova di democrazia”

Oltre 16mila voti in Trentino, il 94,2% dice no all'ipotesi di riforma della contrattazione nazionale

Consultazione accordo separato. Burli (Cgil): “Grande prova di democrazia” Sono stati 16.032 le lavoratrici e i lavoratori in Trentino che hanno partecipato attivamente con il proprio voto alla consultazione sull'accordo separato per la riforma della contrattazione nazionale del 22 gennaio scorso. In Trentino l'accordo, che eliminerebbe dal recupero salariale i costi dell'energia, introdurrebbe deroghe ai contratti nazionali e non estenderebbe la contrattazione di secondo livello, è stato bocciato dal 94,2 percento dei votanti con quasi 15mila No.

«E' stata – commenta il segretario generale della Cgil del Trentino, Paolo Burli – una grande prova di democrazia e di partecipazione di cui siamo orgogliosi. Dobbiamo ringraziare tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno votato e tutte le delegate e i delegati che si sono impegnati nella riuscita di questa consultazione. Non era facile, considerata anche la congiuntura economica negativa, chiedere un impegno in prima persona a tanti lavoratori. Ma la voglia di far sentire la propria voce ha prevalso ancora una volta».

 

 

In quattro settimana di consultazione, la Cgil da sola ha organizzato ben 689 assemblee sui luoghi di lavoro durante le quali i lavoratori hanno potuto esprimere il voto certificato dalle commissioni elettorali. Nonostante la stasi produttiva che ha portato alla sospensione dal lavoro in diverse fabbriche trentine, le assemblee nei settori industriale e artigiano – agroalimentare, cartario, chimico, tessile e metalmeccanico - sono state ben 225, superate per numero solo dal comparto pubblico (sanità, scuola, enti locali, stato e parastato) che ha organizzato circa 237 assemblee. Segue poi il settore costruzioni con 128 assemblee, quelle dei servizi (trasporti, commercio e bancari) con 72 assemblee. Il resto sono assemblee territoriali o dei pensionati.

Ma anche sul numero dei votanti, come detto c'è grande soddisfazione, soprattutto se si confronta l'affluenza di quest'anno con quella del settembre 2007 quando il voto dei lavoratori riguardava il protocollo sul welfare. «Allora – precisa Burli – la consultazione fu organizzata unitariamente da Cgil, Cisl e Uil e portò alle urne circa 23mila lavoratori. Questa volta la Cgil, con uno sforzo organizzativo solitario, ha coinvolto oltre 16mila persone. Le proporzioni sono presto fatte: la Cgil rappresenta il 45 percento del movimento sindacale confederale in Trentino ed è stata in grado da sola di far votare il 70 percento dei lavoratori che si erano espressi nel 2007. Tutto ciò acuisce il rammarico che Cisl e Uil non siano state della partita. Insieme avremmo potuto facilmente sfondare la soglia dei 25mila voti dando vita alla più grande consultazione tra i lavoratori della storia recente del movimento sindacale trentino».

Nel dettaglio, sui 16. 032 votanti totali, 6.617 provengono dai settori pubblici. 5.675 sono stati invece i lavoratori di industri e artigianato – 2.396 dal settore metalmeccanico - ad aver deposto la propria scheda nell'urna. Si tratta di un risultato davvero significativo visto che, come detto in precedenza, molte fabbriche hanno messo i propri dipendenti in cassa integrazione. Positiva anche l'affluenza dei lavoratori dell'edilizia che hanno votato in 1.155 nonostante molti cantieri non siano ancora partiti a causa della crisi del mattone e dell'instabilità meteorologica dell'inverno.

Alla urne in Trentino si sono recati anche 1.315 i lavoratori dei servizi, del commercio, dei trasporti e degli istituti di credito. 659 lavoratori si sono recati a votare nelle sedi sindacali e 611 sono stati i voti raccolti tra i pensionati. Complessivamente i No all'accordo del 22 gennaio sono stati 14.756, pari al 94,2 percento del totale. 911 sono stati i Sì, pari al 5,8 percento.

«L'esito delle urne – conclude Burli – conferma che la Cgil non è sola a chiedere reali modifiche al testo dell'accordo. Riteniamo infatti necessario aggiornare le regole della contrattazione a quasi 16 anni dall'accordo del luglio 1993. Ma chiediamo con forza che venga tutelato davvero il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti e soprattutto che sia possibile estendere la contrattazione di secondo livello dove oggi non è garantita. Perché un accordo che limiti ulteriormente salari e diritti non solo non fa il bene dei lavoratori, ma rischia di deprimere ancora di più l'economia italiana alle prese con ritardi di crescita e di produttività causati da colossali deficit di politica industriale.

Per chiedere tutto questo e per riaffermare la necessità di un piano nazionale contro la crisi a tutela del lavoro saremo a Roma sabato prossimo per partecipare alla grande manifestazione nazionale del Circo Massimo».


30 marzo 2009

 

 

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