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Sanità integrativa, i dubbi dei sindacati

"Vengano fissati i livelli essenziali", dice Paolo Burli della Cgil. "La proposta è da valutare ma ci siano dei paletti"

Sanità integrativa, i dubbi dei sindacati

 

I sindacati trentini non escludono a priori la proposta del governatore Dellai sull'assistenza sanitaria integrativa, purché ci siano paletti precisi, non si creino differenze sociali e non venga danneggiata la sanità pubblica.

 

LEGGI la proposta del presidente Dellai (da l'Adige, 24 marzo 2009)

 «È una cosa da valutare con molta attenzione - afferma il segretario generale della Uil trentina Ermanno Monari -Dopodiché anche nel campo delle pensioni si è introdotta la previdenza complementare che in prospettiva dovrebbe aiutare quella pubblica, perciò sono disposto a valutare la possibilità. Non sono assolutamente d'accordo se si tratta di smantellare la sanità pubblica favorendo invece quella privata perché vediamo gli Stati Uniti che problemi hanno - puntualizza Monari -. È una proposta che si può approfondire meglio se si tratta di lavorare integrando questo tipo di interventi per supportare in qualche misura la sanità pubblica. In ballo comunque c'è già il fondo per la non autosufficienza che però non è ancora stato definito compiutamente: se si pensa di scaricare sulle tasche dei lavoratori e dei cittadini una parte della sanità allora io vorrei capire meglio, perché prima di tagliare su certi servizi o istituire nuove tasse credo ci sia ancora materia per limitare gli sprechi».

Possibilista anche Lorenzo Pomini della Cisl, che ricorda come alcune forme integrative siano già utilizzate da tempo: «Ci sono già queste forme di assistenza sanitaria integrativa, come il contratto delle telecomunicazioni dov'è stato creato un fondo integrativo partecipato dal lavoratore ma con una forte contribuzione dell'azienda. Poi ci sono esperienze anche nel settore chimico e nel contratto della cooperazione. Qui a livello provinciale è stato fatto un accordo solo con la Cisl per avviare queste prestazioni integrative ai lavoratori che aderiscono volontariamente a questi fondi - spiega Pomini, che poi avverte - Questa però è una proposta istituzionale, su cui si può discutere solo partendo da due principi chiave: il primo è che non devono contribuire solo i lavoratori ma anche le aziende, e questo significa aumento del costo del lavoro in questo momento di crisi. Il secondo paletto è che questo dovrà semmai essere qualcosa di integrativo non sostitutivo della sanità pubblica che deve mantenere qualità ed efficienza. Quindi il meccanismo di base ci può stare ma deve avere dei forti paletti», precisa il segretario Cisl.

Anche il segretario generale della Cgil Paolo Burli ricorda che la proposta di Dellai «Non è una novità perché in Provincia c'è già un dossier aperto, quindi più che un effetto annuncio servirebbero degli approfondimenti. Noi siamo anche disponibili a ragionare su questo versante, però serve un prerequisito che è fondamentale, cioè che devono essere fissati i Lea che sono sostenuti dalla fiscalità generale. Cioè se noi non decidiamo quali siano i Livelli essenziali di assistenza tutto o nulla può essere integrativo - premette Burli -. Quindi, quali sono i servizi assicurati dalla fiscalità generale? Questo va chiarito, poi bisognerà capire la metodologia di applicazione di un fondo integrativo sanitario, perché noi abbiamo già delle forme di assistenza. Ma c'è da capire se questi fondi saranno obbligatori o volontari, e in quest'ultimo caso c'è un problema di come la sanità interagisce su quelli che non hanno il fondo integrativo e quindi un problema di accesso alle cure. Ricordo per esempio che sulla questione della non autosufficienza si era scelta la strada dell'obbligatorietà attraverso una tassa pagata da tutte le famiglie trentine e supportata dall'Icef. Questa discussione è durata tre anni e poi è sparita, ma il problema è rimasto. Bisogna anche capire - conclude Burli - se sarà possibile beneficiare di prestazioni sanitarie integrative in base ai soldi versati nel fondo oppure le assistenze mi vengono date a prescindere da quanto ho versato? E la provincia mette dei soldi oppure no?».

25 marzo 2009

 

 

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