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13 marzo. Sciopero nazionale contro la riorganizzazione di Telecom Italia

Il comunicato congiunto di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil

13 marzo. Sciopero nazionale contro la riorganizzazione di Telecom Italia La situazione occupazionale negli anni '90 del personale Telecom Italia sul territorio di Trento risultava essere di circa 400 dipendenti, più il personale di Sodalia (oltre 300 unità).

Con la ristrutturazione del periodo 1992 e 1993 i settori amministrativi, parte del commerciale, economato, motorizzazione e personale (circa 50 persone) della filiale di Trento furono trasferiti presso la sede della Direzione Regionale di Bolzano.

Nel 2000, a fronte di una nuova riorganizzazione aziendale, è stato siglato il primo accordo per la gestione di esuberi sotto la gestione dell'allora amministratore delegato Colaninno, che ha riguardato in totale a livello nazionale 5.200 mobilità, 2.200 cassa integrazioni, successivamente trasformate in mobilità effettive, circa 2.000 esternalizzazioni di servizi come edilizia, gestione personale e buste paga, motorizzazione, magazzini che non erano più considerati importati per l’azienda.

L’avvento di Tronchetti Provera alla guida di Telecom ha portato nell’anno 2002 ad un nuovo accordo di mobilità per 3.803 lavoratori e nel 2005 ancora mobilità concordata per altri 3.403 lavoratori.

Le varie riorganizzazioni e accordi di mobilità di quegli anni hanno ridotto il personale della provincia di Trento a fine 2007 a circa 450 unità complessive.

Nel settembre 2008, dopo il ritorno alla guida del gruppo di Franco Bernabè, viene siglato un nuovo accordo per mobilità: 5000 persone per il biennio 2008/2010, di cui 44 sulla provincia di Trento.

A dicembre 2008 lo stesso Bernabé dichiara, per il periodo 2009/2011, in sede di presentazione del piano industriale, altri 4.300 esuberi, oltre ad una notevole diminuzione degli investimenti nell’ottica di realizzare sempre maggiori risparmi.

La somma di tutte queste operazioni riducono il personale di Telecom per la Provincia di Trento a circa 170 unità, (a cui si aggiungono i 240 lavoratori ex-Sodalia), con una notevole penalizzazione sia dei livelli occupazionali, sia per la qualità del servizio e la tempestività degli interventi.

In questo quadro s’inserisce anche un ulteriore problema: durante la gestione Colaninno, ma soprattutto durante il periodo di Tronchetti Provera, gran parte del patrimonio immobiliare, sia commerciale che industriale (centrali telefoniche), è passato da proprietà Telecom Italia a varie società immobiliari delle quali la più importante per numero di acquisizioni è la Pirelli Real Estate di proprietà di Tronchetti Provera, alle quali Telecom Italia paga un affitto.

Dopo questo depauperamento del patrimonio Telecom, oggi siamo arrivati al paradosso che oltre ai risparmi sui costi del personale, Telecom Italia sta ora ricercando risparmi sul versante dei costi industriali, abbandonando quindi gli immobili non di proprietà o meglio ancora di proprietà di queste immobiliari, penalizzando sempre e comunque i lavoratori.

Infatti per ottenere i risparmi sui costi industriali Telecom agirà su 22 sedi commerciali a livello nazionale, delle quali 15 con trasferimento territoriali di oltre 700 lavoratori da una provincia e/o regione ad un’altra. Tali 15 sedi sono: Bergamo verso Brescia; Monza, Pavia, Novara verso Milano; Pesaro verso Rimini; Trento verso Bolzano; Vicenza verso Padova; Parma verso Piacenza; Mantova verso Verona; Macerata verso Ancona; Rieti verso Terni; Benvenuto e Salerno verso Avellino; Brindisi verso Lecce; Siracusa verso Ragusa.

Per la sede di Trento saranno coinvolti ben 37 lavoratori del servizio 187 (più circa altre 10 persone di altri servizi per i quali non è noto il destino) con trasferimento a Bolzano.

Il 187 in provincia di Trento è composto da 19 donne e 18 uomini, di cui 19 part-time (13 al 75% 6 al 50%) e 16 pendolari dalla periferia verso Trento.

La scelta dell’azienda di voler fare mobilità territoriali è assolutamente irragionevole e non spiegabile, soprattutto per un servizio come il 187 che oggi:

1. è organizzato con un unico grande call center a livello nazionale e tutti gli operatori rispondono indifferentemente a chiamate provenienti da tutta Italia, prescindendo dalla sede di lavoro;

2. ha una turistica unica nazionale;

3. ha un orario unico nazionale (escluse 4 sedi che fanno 0/24) che copre il servizio dalle 6,50 alle 21,00 per 365 giorni all’anno;

4. è gestito, oltre che da responsabili locali, da una regia superiore (sede a Mestre per tutto il Nordest) che stabilisce, minuto per minut,o le priorità lavorative per ogni singolo operatore.

Un capitolo a parte riguarda la situazione che si sta determinando per il servizio 1254, per il quale si prefigura un forte ridimensionamento ed il rischio di cassa integrazione o mobilità per i 6 telelavoratori della provincia di Trento.

Di fronte a questa situazione come organizzazioni sindacali ribadiamo che

NON INTENDIAMO ACCETTARE CHE, PER LOGICHE AZIENDALI LEGATE ALLA RIDUZIONE DEI COSTI CON SCARSI INVESTIMENTI PER AUMENTARE I RICAVI (e spesso opinabili visto la grande mole di sprechi interni), SIA IL PERSONALE A PAGARE LE CONSEGUENZE;

E' NECESSARIO L’INTERESSAMENTO DI COLORO CHE HANNO RESPONSABILITA’ POLITICA A VARI LIVELLI ISTITUZIONALI, AFFINCHE’ SI FACCIA CHIAREZZA SU QUESTA SITUAZIONE MOLTO GRAVE E PENALIZZANTE PER I DIPENDENTI TRENTINI COINVOLTI E LE LORO FAMIGLIE, PER ARRIVARE ANCHE A BLOCCARE QUESTO PROGETTO DI RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE INTERNA.

Riteniamo che anche la situazione che si sta determinando in Telecom Italia, per la sua importanza nel quadro economico nazionale e per la sua dimensione occupazionale, meriti un'attenzione più puntuale da parte delle istituzioni, considerando anche la posizione strategica per lo sviluppo del Paese della maggiore azienda di telecomunicazioni nazionale.

A fronte delle iniziative di Telecom Italia è prevista una prima risposta a livello nazionale con lo sciopero di 8 ore per il 13 marzo, al quale seguiranno tutte le iniziative possibili anche a livello locale sia di sciopero che di coinvolgimento della pubblica opinione, dei media e delle istituzioni locali.


Trento, 11 marzo 2009

 

 

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