NEWS

La crisi economica e i lavoratori stranieri in Trentino

Sono 16mila e svolgono per lo più lavori precari. Con la recessione rischiano due volte: senza lavoro finiscono in povertà e diventano clandestini. La Cgil chiede l'intervento della Provincia per la sospensione della Bossi-Fini

La crisi economica e i lavoratori stranieri in Trentino La crisi, ormai è sicuro, sarà lunga e dolorosa ed estenderà i suoi effetti anche nel 2010. A pagarne le conseguenze per primi sono i cittadini stranieri. Questa crisi infatti rischia di travolgere drammaticamente interi progetti di vita. Colpa di una legge iniqua, la Bossi-Fini, che lega indissolubilmente la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno all'essere occupato in modo regolare.

La legge stabilisce che, alla scadenza del permesso di soggiorno, in mancanza di un contratto di lavoro, il cittadino straniero ha tempo solo 6 mesi per trovare un occupazione regolare. Altrimenti perderà definitivamente il diritto al permesso di soggiorno.

Scegliere tra il tornare nel paese d’origine o il cadere in clandestinità. Una scelta sofferta, che implica decisioni radicali, la riorganizzazione del proprio percorso esistenziale, il taglio di legami costruiti con fatica.

Lavorano di più degli italiani, ma per lo più gli immigrati hanno contratti a tempo determinato che non vengono rinnovati. In Trentino più del 40% degli interinali o dei lavoratori flessibili è di origine straniera. Dall'autunno del 2008, per loro è sempre più difficile trovare un'occupazione.

""
090216 immigrazione e crisi economica

Su questi temi la Cgil inoltre lancia una campagna di sensibilizzazione dal titolo “Stesso sangue, stessi diritti”. Da oggi e fino a fine marzo su alcuni autobus a Trento e Rovereto e sul servizio extraurbano campeggeranno i manifesti della Cgil del Trentino per richiamare i trentini al dovere della tolleranza, dell'accoglienza e dell'uguaglianza delle opportunità. “E' la nostra risposta – ha detto Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino – alla campagna discriminatoria della Lega Nord. Il Trentino che conosciamo è quello che rifiuta l'intolleranza e lo fa apertamente come accaduto il 6 giugno scorso con la grande manifestazione a Trento per i diritti degli immigrati”.

Inoltre Assou El Barji, responsabile del Coordinamento immigrati della Cgil del Trentino, chiede alla Provincia di prendere posizione. «Gli immigrati non devono pagare due volte la crisi. Per questo chiediamo alla giunta provinciale ed in particolare all'assessore provinciale Giovanazzi Beltrami di premere su Roma affinché il governo nazionale sospenda gli effetti della Bossi-Fini per tutta la durata della crisi economica».


ALCUNI DATI

Domande quadruplicate per i permessi d'attesa occupazione

Sono aumentate le richieste di permesso di soggiorno per "attesa occupazione". Sono gli effetti evidenti della crisi economica in terra trentina. C'è crisi dell'indotto: se un'azienda chiude anche le attività collaterali ne risentono, dalle cooperative di pulizie o facchinaggio alla logistica e ai trasporti. E in questi settori si concentra un gran numero di lavoratori stranieri, quasi tutti precari o interinali. Per loro la situazione è molto difficile: per via del legame che unisce il permesso di soggiorno al lavoro e per la mancanza di una rete di sostegno come possono essere i genitori o la casa di proprietà. Prima dell'estate si registravano uno o due casi di richieste di permesso di soggiorno per attesa occupazione al mese: oggi sono una o due a settimana.


Permesso di soggiorno ed ammortizzatori sociali

Nel caso della cassa integrazione un lavoratore risulta ancora occupato e potrà quindi ottenere un normale permesso di soggiorno per lavoro. Il destino dei lavoratori messi in mobilità, invece, in assenza di disposizioni chiare, è in mano alla discrezionalità delle Questure. Il lavoratore, pur percependo un reddito (l'indennità di mobilità), risulta infatti essere senza lavoro e dunque senza un requisito decisivo per il permesso. In questi casi la questura rilascia al lavoratore in mobilità un permesso di soggiorno di 6 mesi per attesa occupazione; anche chi percepisce l'indennità di disoccupazione riceve un permesso di soggiorno di 6 mesi per attesa occupazione.

Comunque allo scadere del permesso di soggiorno cessa l'erogazione delle indennità di mobilita e di disoccupazione, anche se l'iscritto a queste liste ne avrebbe diritto per altri mesi.


Stranieri e mercato del lavoro (dati Cinformi – anno 2007)

Sono quasi 16.000 gli occupati stranieri nel 2007, escludendo stagionali e domestici, incidono per il 7,3% sull’occupazione complessiva, il 10% includendo stagionali e domestici. Il tasso di attività degli immigrati più alto di quello complessivo (72,3% contro 68,3%).

Tra gli occupati stranieri, quasi tre quarti (73,7%) sono classificati come extracomunitari. il tasso di disoccupazione degli immigrati è pari all'8,9% rispetto al 3% totale. Ma ciò è dovuto al fatto che i cittadini stranieri hanno contratti per lo più precari e instabili.

In termini generali i maschi, sia comunitari sia extracomunitari, sono prevalentemente assorbiti dall’industria: industria di trasformazione in primo luogo (33,5%), che precede l’edilizia (24,7%). Il commercio segue a distanza con il 12,1%. Per le donne, mancando i dati relativi al settore domestico-assistenziale, sono i servizi a fornire il maggior contributo occupazionale: commercio (12,8%), alberghi e ristoranti (16,4%), servizi alle imprese (17,7%), soprattutto pulizie, sanità e servizi sociali (19,3%), altri servizi alle persone (22,3%).

L’incidenza degli immigrati sull’occupazione complessiva raggiunge picchi particolarmente significativi in alcuni settori: edilizia (11,4%), industria di trasformazione (10,2%), alberghi e ristoranti (14,5%), altri servizi alle persone (14,6%).

La distribuzione per qualifica, concentrazione dei lavoratori immigrati nelle categorie operaie, agli immigrati tocca il lavoro manuale ed esecutivo, non di rado prestato in condizioni di lavoro faticose e insalubri, da cui gli autoctoni tendono a fuoriuscire.


Le assunzioni: incrementi e etnicizzazione

Le assunzioni di immigrati hanno fatto segnare un incremento superiore al 25%. Quasi un terzo delle assunzioni in Trentino si riferisce a lavoratori provenienti dall’estero, comunitari ed extracomunitari. Si conferma la tendenza verso la cosiddetta “etnicizzazione” delle assunzioni: attività estrattive e soprattutto costruzioni nell’industria, pubblici esercizi nei servizi, oltre al lavoro domestico, manifestano incrementi superiori al 20%, oltre la soglia del 30% nel caso dell’edilizia. La debolezza degli immigrati sul mercato del lavoro è confermata dal fatto che il 20% degli occupati siano assunti a tempo determinato.


Il lavoro interinale: flessibilità e precarietà

Va poi messa in conto la provvisorietà e precarietà di altre posizioni occupazionali degli immigrati. Nel settore interinale si registra un incremento superiore al 20% e pari ad oltre 5.000 unità in valore assoluto. Per valutare questo dato, va ricordato che erano circa 4.000 l’anno scorso, 3.200 due anni fa.

Si registra una crescente importanza – ormai strutturale - del lavoro immigrato in questo ambito. Lo conferma la proporzione delle assunzioni di immigrati sul complesso dei contratti di somministrazione: una quota superiore al 40%, che giunge a sfiorare il 50% nel settore industriale.


16 febbraio 2009

 

 

TORNA SU