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“Giù le mani dai salari degli operai”

Franco Ischia, Cgil, parla della crisi. Intanto cassa integrazione a part-time per 20 lavoratori del Tca

“Giù le mani dai salari degli operai”

Anche la «Tca Production srl» di via dell'Artigiano ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria. Ormai non passa settimana che alla lunga lista di ricorsi alla sospensione dal lavoro si aggiunga una nuova fabbrica. Alla Tca, però, si è trovata una soluzione diversa: anziché fermare le macchine per tutti i turni si opererà in regime di part-time una settimana al mese: 4 ore al giorno e poi arrivederci all'indomani.

Per evitare spiacevoli sorprese, i vertici dell'azienda roveretana (che occupa 30 persone di cui 20 sono operai) ha presentato formale richiesta di cassa per tredici settimane a 20 ore di lavoro a settimana. Le previsioni, infatti, sono di uscire dalle secche entro la primavera e questo grazie alla diversificazione dei settori di intervento. Tca, non a caso, produce per conto terzi e ai colossi Merloni e Whirlpool aggiunge committenti più piccoli in grado di rimanere a galla.«La richiesta di un periodo lungo di cigo ci sta - spiega Mariano Bernardi della Fiom Cgil - ma in realtà si ricorrerà alla riduzione di orario per una sola settimana al mese: 4 ore anziché 8. Qui, fra l'altro, lavorano a giornata e non a turno».

Il periodo nero della Rovereto industriale, comunque, è in linea con il resto della provincia. A gennaio 2009 gli iscritti alle liste di mobilità hanno raggiunto quota 700; esattamente un anno fa erano 570. In tutto il Trentino la cifra, in questo primo mese dell'anno, è salita a 3.222 contro i 2.876 di dicembre 2008. «Rovereto è a livello degli altri comprensori. - conferma Franco Ischia della Cgil - E a questo si aggiunge la cassa integrazione ordinaria che ormai è una al giorno. Per quanto riguarda la straordinaria, invece, c'è solo l'Ati Packaging che la sta usufruendo. Le altre aziende interessate, come la Cipriani per esempio, hanno concluso e hanno messo gli operai in mobilità».

A tenere banco, però, è la questione Marangoni Pneumatici. La proposta di ridurre il salario è la novità 2009 che si devono aspettare tutti gli operai o è solo una sparata in corso di trattativa? «Credo che sia una cosa strumentale. Che il settore sia in forte calo perché legato all'auto è risaputo. Il comparto pneumatici è in difficoltà. La situazione di crisi è evidente ma sono sempre stato convinto che non è tagliando i salari che si risolvono i problemi di crisi delle aziende».

Marangoni non è la sola ad aver messo sul piatto la decurtazione di stipendio. «Le attività che non sono in grado di reggere i salari europei è giusto che vadano in un altro posto. Il salario deve essere adeguato ad una vita dignitosa qui. L'attività deve sempre evolversi verso livelli di remunerazione che tengano conto anche dell'avanzamento civile. Pagare salari di buon livello è una conquista sociale. Ci sono attività che non ci stanno? Vadano altrove, ad Est, in Asia; qui si punterà su attività più qualificate».

Un ciclo che si ripete? «Sì. Le attività che vanno via adesso da noi erano arrivate da Germania e Stati Uniti perché lì i salari erano più alti e conveniva produrre dove il costo del lavoro era inferiore. Adesso che la vita costa di più anche qui non si può pretendere di sottopagare una persona perché all'estero un'azienda riuscirebbe a risparmiare. È un processo quasi naturale dello sviluppo, l'importante è puntare su altro».

Marangoni potrebbe lasciare? «Quella di Marangoni, ripeto, mi auguro sia solo provocazione. Anche perché gli operai trentini non navigano certo nell'oro. Non ho mai visto imprenditori trentini ridotti alla fame e i loro operai girare in Mercedes. E poi non vale la regola che quando va bene l'imprenditore regala qualche soldo e quando va male riduce lo stipendio».

Ci saranno «morti», fabbriche che rischiano di chiudere a causa della crisi? «Dipende da quando dura questa crisi. Le nostre imprese non sono messe male per quanto riguarda la capitalizzazione ma se un'azienda deve stare ferma per un anno rischia davvero di andare in sofferenza. È importante capire quanto dura e quando se ne esce. Al momento non ci sono elementi per dire quando finirà».

27 gennaio 2009

 

 

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