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27 gennaio 2009, Giorno della Memoria

In ricordo dell'Olocausto. Per non dimenticare, la voce dei testimoni

27 gennaio 2009, Giorno della Memoria

Nel 2006 abbiamo voluto dare la parola a Elie Wiesel, con un brano tratto da Yom Kippur, il giorno senza perdono, nel 2007 a Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato, parte IX, nel 2008 a Ceija Stoika, Forse sogno di vivere. Una bambina rom a Bergen-Belsen. Quest'anno abbiamo deciso di condividere con voi un brano di Se questo è un uomo di Primo Levi.

(a cura di Flavio Ceol)

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Già molti sonnecchiano, quando uno scatenarsi di comandi, di bestemmie e di colpi indica che la commissione è in arrivo. Il Blockältester e i suoi aiutanti, a pugni e a urli, a partire dal fondo del dormitorio, si cacciano davanti la turba dei nudi spaventati, e li stipano dentro il Tagesraum, che è la Direzione-Fureria. Il tagesraum è una cameretta di sette metri per quattro: quando la caccia è finita, dentro il Tagesraum è compressa una compagine umana calda e compatta, che invade e riempie perfettamente tutti gli angoli ed esercita sulle pareti di legno una pressione tale da farle scricchiolare.

Ora siamo tutti nel Tagesraum, e, oltre che non esserci tempo, non c’è neppure posto per avere paura. La sensazione della carne calda che preme tutto intorno è singolare e non spiacevole. Bisogna aver cura di tener alto il naso per trovare aria, e di non spiegazzare o perdere la scheda che teniamo in mano.

Il Blockältester ha chiuso la porta Tagesraum-dormitorio e ha aperto le altre due che dal Tagesraum e dal dormitorio danno all’esterno. Qui, davanti alle due porte, sta l’arbitro del nostro destino, che è un sottufficiale delle SS. Ha a destra il Blockältester, a sinistra il furiere della baracca. Ognuno di noi, che esce nudo dal Tagesraum nel freddo dell’aria di ottobre, deve fare di corsa i pochi passi fra le due porte davanti ai tre, consegnare la scheda alla SS e rientrare per la porta del dormitorio. La SS, nella frazione di secondo fra due passaggi successivi, con uno sguardo di faccia e di schiena giudica della sorte di ognuno, e consegna a sua volta la scheda all’uomo alla sua destra o all’uomo alla sua sinistra, e questo è la vita o la morte di ciascuno di noi. In tre o quattro minuti una baracca di duecento uomini è “fatta”, e nel pomeriggio l’intero campo di dodicimila uomini.

Io confitto nel carnaio del Tagesraum ho sentito gradualmente allentarsi la pressione umana intorno a me, e in breve è stata la mia volta. Come tutti, sono passato con passo energico ed elastico, cercando di tenere la testa alta, il petto in fuori e i muscoli contratti e rilevati. Con la coda dell’occhio ho cercato di vedere alle mie spalle, e mi è parso che la mia scheda sia finita a destra.

A mano a mano che rientriamo nel dormitorio, possiamo rivestirci. Nessuno conosce ancora con sicurezza il proprio destino, bisogna anzitutto stabilire se le schede condannate sono passate a destra o a sinistra. Ormai non è piu’ il caso di risparmiarsi l’un l’altro e di avere scrupoli superstiziosi. Tutti si accalcano intorno ai piu’ vecchi, ai piu’ denutriti, ai piu’ “mussulmani” (con tale termine “Muselmann”, ignoro per quale ragione, i vecchi del campo designavano i deboli, gli inetti, i votati alla selezione, nda); se le loro schede sono andate a sinistra, la sinistra è certamente il lato dei condannati.

Prima ancora che la selezione sia terminata, tutti già sanno che la sinistra è stata effettivamente la “schlechte Seite”, il lato infausto. Ci sono naturalmente delle irregolarità: Renè per esempio, cosi’ giovane cosi’ robusto, è finito a sinistra: forse perché ha gli occhiali, forse perché cammina un po’ curvo come i miopi, ma piu’ probabilmente per una semplice svista: Renè è passato davanti alla commissione immediatamente prima di me, e potrebbe essere avvenuto uno scambio di schede. Ci ripenso, ne parlo con Alberto, e conveniamo che l’ipotesi è verosimile: non so cosa fare, ne penserò domani e poi; oggi essa non desta in me alcuna emozione precisa.

Parimenti di un errore deve essersi trattato per Sattler, un massiccio contadino transilvano che venti giorni fa era ancora a casa sua; Sattler non capisce il tedesco, non ha compreso nulla di quello che è successo e sta in un angolo a rattopparsi la camicia. Devo andargli a dire che non gli servirà più la camicia?

Non c’è da stupirsi di queste sviste: l’esame è molto rapido e sommario, e d’altronde, per l’amministrazione del Lager, l’importante non è tanto che vengano eliminati proprio i piu’ inutili, quanto che si rendano speditamente liberi posti in una certa percentuale prestabilita.

Nella nostra baracca la selezione è ormai finita, però continua nelle altre, per cui siamo ancora sotto clausura. Ma poiché frattanto i bidoni della zuppa sono arrivati, il Blockältester decide di procedere senz’altro alla distribuzione. Ai selezionati verrà distribuita doppia razione. Non ho mai saputo se questa fosse un’iniziativa assurdamente pietosa dei Blockälteste od un’esplicita disposizione delle SS, ma di fatto, nell’intervallo di due o tre giorni (talora, anche molto piu’ lungo) fra la selezione e la partenza, le vittime a Monowitz-Auschwitz godevano di questo privilegio.

Ziegler presenta la gamella, riscuote la normale razione, poi resta lì in attesa. -Che vuoi ancora? – chiede il Blockältester: non gli risulta che a Ziegler spetti il supplemento, lo caccia via con una spinta, ma Ziegler ritorna e insiste umilmente: è stato proprio messo a sinistra, tutti l’hanno visto, vada il Blockältester a consultare le schede: ha diritto alla doppia razione. Quando l’ha ottenuta, se ne va quieto in cuccetta a mangiare.

Adesso ciascuno sta grattando attentamente col cucchiaio il fondo della gamella per ricavarne le ultime briciole di zuppa, e ne nasce un tramestio metallico sonoro il quale vuol dire che la giornata è finita. A poco a poco prevale il silenzio, e allora, dalla mia cuccetta che è al terzo piano, si vede e si sente che il vecchio Kuhn prega, ad alta voce, col berretto in testa e dondolando il busto con violenza Kuhn ringrazia Dio perché non è stato scelto.

Kuhn è un insensato. Non vede, nella cuccetta accanto, Beppo il greco che ha vent’anni, e dopodomani andrà in gas, e lo sa, e se ne sta sdraiato e guarda la lampadina senza dire niente e senza pensare più niente? Non sa Kuhn che la prossima volta sarà la sua volta? Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più?

 

Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.

 

(da Se questo è un uomo - Primo Levi)

26 gennaio 2008

 

 

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