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La «cassa» divide Confindustria e sindacati

«Il taglio degli oneri salva posti di lavoro». La replica: «No, finanzia i licenziamenti»

La «cassa» divide Confindustria e sindacati

 

TRENTO. E’ uno strumento per salvare posti di lavoro, sostiene Confindustria. No, è un incentivo per tagliare gli organici, replicano i sindacati. Sull’ipotesi di far pagare alla Provincia gli oneri aggiuntivi per la cassa integrazione ordinaria, le posizioni tra Palazzo Stella e Cgil Cisl Uil sono lontane, anzi contrapposte. Distanza confermata ieri nel corso dell’incontro per esaminare la possibilità di un’azione anti crisi concordata. «Confronto utile» è stato il giudizio comune. Mentre si profilano settimane pesanti proprio sul terreno delle crisi aziendali e dell’occupazione.

Il ruolo dei Confidi e di Trentino Sviluppo per la realizzazione dell’azione a sostegno delle imprese. I contratti di solidarietà e l’urgenza di coinvolgere maggiormente l’Agenzia del lavoro nella gestione delle misure anti crisi della Provincia. Di tutto questo ci si è confrontati ieri a Palazzo Stella tra Fabio Ramus e Giovanni Anichini da una parte, Ruggero Purin (Cgil), Lorenzo Pomini (Cisl) ed Ernanno Monari (Uil) dall’altra.

Ma il nodo caldo, che premeva per un chiarimento immediato, era quello del costo degli ammortizzatori che Confindustria suggeriva di addossare al bilancio provinciale.

«La cifra in sé non è altissima, dato che si tratterebbe di coprire i costi aggiuntivi a carico delle aziende nel momento in cui viene utilizzata la cassa integrazione ordinaria» ha spiegato Fabio Ramus, direttore generale di Palazzo Stella «La copertura sarebbe un incentivo concreto per preferire la strada della riorganizzazione, piuttosto che dei licenziamenti».

Un incentivo che potrebbe rivelarsi utile sopratutto nel caso di multinazionali oggi impegnate, tutte, in robusti piani di ristrutturazione. Quando la decisione di licenziare è presa a migliaia di chilometri di distanza, è certamente più semplice. Se i manager locali potessero invece proporre ai loro Ceo un taglio dei costi ricorrendo alla cassa integrazione “assistita” invece che alla mobilità e dunque ai licenziamenti, ci sarebbe qualche possibilità in più di non disperdere forza lavoro. E di ritrovarla immediatamente disponibile quando si presenterà la ripresa.

Questo il ragionamento di Palazzo Stella che qualche settimana fa la presidente Ilaria Vescovi ha formalizzato nel documento inviato alla Provincia. Ma che non ha convinto i sindacati. Anche se di questo dissenso non c’è gran traccia nel documento congiunto che ieri ha concluso la riunione.

«Il giudizio sul confronto è positivo, sopratutto dopo i molti mesi durante i quali non abbiamo avuto occasioni d’incontro» hanno detto i tre segretari. Segnalando piuttosto le preoccupazioni condivise con Confindustria, come la necessità di rafforzare il ruolo dell’Agenzia del lavoro nella prossima gestione del pacchetto a sostegno degli ammortizzatori sociali. Agenzia, si fa notare, che oggi ha un presidente ed un cda a fine mandato ed un direttore ad interim. Istituzionalmente debole, insomma, per affrontare un tema delicato, complesso e che nei prossimi mesi diverrà rovente. Anzi, che potrebbe esplodere già nei prossimi giorni se le voci che circolano sulla prospettiva di consistenti esuberi alla Mahle di Gardolo saranno confermate.

«Abbiamo posto le basi per riprendere il confronto» ha dichiarato Purin «ma sulla questione dei contributi sulla cassa integrazione la pensiamo in modo molto diverso. Per essere chiari: noi riteniamo che il sostegno pubblico vada dato a chi si riposiziona sul mercato, non a chi manda a casa i lavoratori. Credo inoltre che Bruxelles non lascerebbe passare questa sorta di aiuto di Stato, la quota aziendale per la “cassa” infatti è un obbligo di legge».

E’ dunque una concezione di fondo che divide i sindacati da Confindustria. «Mi pare che sia proprio così» conferma Pomini «non mi pare che sia il caso di contribuire in nessun modo all’espulsione di mano d’opera. Le emergenze sono altre ed è opportuno concentrasi su chi lavora ed investe per superare la crisi. Gli strumenti ci sono: le politiche del lavoro, la formazione, l’intervento di Trentino Sviluppo e dell’Agenzia del lavoro. Non c’è ragione alcuna per finanziare con i quattrini pubblici chi si limita a mandare a casa i lavoratori». Nei prossimi giorni si riapre il tavolo dell’industria. Il confronto continuerà.

 

Il documento

Confindustria e confederazioni al termine dell’incontro hanno emesso un documento comune. Costruttivo nei toni - che riflettono la volontà di trovare un accordo - è la premessa per gli incontri che dovranno ora svolgersi al tavolo dell’industria e con la giunta provinciale, impegnata nella definizione del bilancio 2009.

«Le iniziative antirecessione promosse dalla giunta provinciale sono state al centro di un incontro tra la direzione di Confindustria ed i segretari di Cgil, Cisl e Uil. E’ stata espressa» si legge «una forte convergenza sull’obiettivo di preservare e valorizzare gli asset produttivi esistenti, sia attraverso la salvaguardia del capitale umano occupato, sia anche con gli opportuni sostegni di tipo organizzativo e finanziario rivolti all’industria.

L’iniziativa - si spiega - è stata promossa con l’obiettivo «di procedere ad un’analisi congiunta della situazione del comparto industriale locale, nonchè delle possibili misure di tipo antirecessivo» ed si è svolta in un clima definito «positivo e di aperta disponibilità al confronto».

Obiettivo delle iniziative è di «arrivare all’auspicato superamento delle prevedibili difficoltà del 2009, in una condizione di ritrovata competitività e per essa di confermata difesa e valorizzazione dell’occupazione». Positivi sono stati i giudizi espressi «sulla qualità e tempestività delle iniziative messe in campo dalla Provincia».

E’ stata inoltre auspicata «un’ampia valorizzazione di strutture quali l’Agenzia del Lavoro, l’Agenzia per lo Sviluppo e i Confidi, come sedi appropriate per l’attuazione di taluni delicati aspetti di una condivisa politica antirecessiva».

 

 

21 gennaio 2008

 

 

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