NEWS

Crisi. Cgil Cisl Uil: “Risorse aggiuntive? Vadano ai lavoratori”

Nota dei sindacati confederali del Trentino sulle richieste avanzate da Confindustria rispetto alla manovra anticrisi varata dal governo provinciale

Crisi. Cgil Cisl Uil: “Risorse aggiuntive? Vadano ai lavoratori”

Dichiarazioni dei segretari generali Ruggero Purin, Lorenzo Pomini d Ermanno Monari

"La richiesta di Confindustria di un sostanziale azzeramento della compartecipazione ai costi della cassa integrazione guadagni, così come formulata, non è condivisibile.

I motivi di tale valutazione riguardano sia il profilo formale del provvedimento, ma anche e soprattutto la sua reale efficacia. Il meccanismo non dà infatti nessuna reale garanzia riguardo al mantenimento dei livelli occupazionali a conclusione dei periodi di cassa integrazione e, così come prospettato dai vertici di via Degasperi, si configura semplicemente come un ulteriore finanziamento alle imprese che va a sommarsi alle agevolazioni sull'accesso al credito, al taglio fiscale generalizzato di un punto percentuale dell'Irap e al poderoso piano di investimenti pubblici.

Per Cgil, Cisl e Uil del Trentino, proprio in considerazione della necessità di garantire il mantenimento in forze alle aziende dei lavoratori in questa difficile congiuntura economica, è indispensabile che ogni beneficio alle imprese sia vincolato ad accordi formali tra Provincia, datori di lavoro e rappresentanze sindacali nei quali vengano fissati gli impegni delle imprese sul fronte dei livelli occupazionali e della qualificazione della forza lavoro attraverso percorsi di formazione.

Perché ciò avvenga è quindi ormai indifferibile la convocazione da parte della Provincia, e in particolare dell'assessore Olivi – del Tavolo per l'industria per definire nel dettaglio modalità e termini dell'applicazione degli interventi a favore dell'economia e del lavoro contenuti nel piano anticongiunturale adottato dalla giunta provinciale lo scorso novembre. 

Sottolineiamo che, per quel che riguarda le ipotesi di lavoro sull'estensione e la qualificazione degli ammortizzatori sociali, siamo impegnati come organizzazioni sindacali in un serrato confronto con la Provincia per giungere nel più breve tempo possibile alla soluzione dei nodi ancora sul tappeto.

Ad oggi possiamo dirci soddisfatti solo parzialmente in quanto, per l'amministrazione provinciale, i nuovi benefici per i lavoratori dovranno essere vincolati alla certificazione, da parte del datore di lavoro, di uno stato di crisi aziendale o di mercato.

Questo criterio, che la Provincia fin qui ha difeso in nome del contenimento della spesa a carico dell'ente pubblico (20 milioni di euro), rischia di risultare eccessivamente penalizzante per molti lavoratori, visto che la congiuntura aumenterà non solo il rischio di crisi aziendali, ma anche le difficoltà – per tutte le lavoratrici ed i lavoratori, compresi quelli non provenienti da aziende in crisi - nel trovare una nuova occupazione.

Anche per questo motivo ci pare inopportuno accordare nuove agevolazioni alle imprese – che secondo le prime valutazioni potrebbero arrivare fino a 10 milioni di euro per il 2009 – se contestualmente non vengono investite pari risorse aggiuntive a favore delle lavoratrici e dei lavoratori.

Dalla crisi il tessuto produttivo trentino sarà in grado di uscire dalla crisi più forte di prima, solo se gli imprenditori sapranno fare adeguati investimenti migliorando l'organizzazione del lavoro e le tecnologie, contribuendo all'innalzamento della produttività generale e quindi garantendo la concorrenzialità del tessuto industriale trentino.

Per questo ribadiamo la nostra proposta di un “patto su crescita, produttività e organizzazione del lavoro”, ripresa recentemente dal presidente della Camera del Commercio. Un patto – inteso come accordo quadro i cui contenuti saranno da attuare specialmente attraverso accordi  aziendali – che deve sancire, in premessa, una precisa assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti.

Su questo versante via Degasperi rispetta un silenzio preoccupante. Chiediamo quindi ancora una volta la convocazione del Tavolo per l'industria anche per capire quali sono i progetti e le strategie per lo sviluppo futuro che stanno maturando in casa di Confindustria".  
 

10 gennaio 2009

 

 

TORNA SU