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Teatro. Giovedì lo spettacolo “Braccianti – La memoria che resta”

Appuntamento al Cuminetti l'8 gennaio alle ore 21 con lo spettacolo sulle lotte contadine nel Meridione. Per gli iscritti alla Cgil ingresso ridotto a 8,50 euro

Teatro. Giovedì lo spettacolo “Braccianti – La memoria che resta”

La stagione 2009 della rassegna Teatro Oltre si apre con uno spettacolo dedicato al mondo del lavoro e al recupero e alla conservazione della memoria contadina, con uno sguardo particolare sulle lotte dei braccianti per il riconoscimento di reali diritti e tutele nelle campagne del Meridione.

“Braccianti – La memoria che resta” è il titolo dello spettacolo che la compagnia Armamaxa porterà in scena al teatro Cuminetti, presso il Centro culturale S. Chiara di Trento, giovedì 8 gennaio alle ore 21. E, per l'occasione, grazie all'associazione Teatri Possibili che organizza l'evento, gli iscritti alla Cgil del Trentino potranno godere di uno sconto speciale. Mostrando la tessera Cgil all'atto della prenotazione o dell'acquisto dei biglietti, l'ingresso allo spettacolo costerà appena 8,50 euro. I biglietti sono disponibili presso il Centro culturale S. Chiara, ma si può prenotare anche inviando una mail all'indirizzo trento@teatripossibili.org .

Lo spettacolo portato in scena dalla compagnia pugliese Armamaxa ricorda il passato di milioni di braccianti agricoli agli albori dell'industrializzazione del nostro Paese. Ma, quasi a sottolineare come “la memoria che resta”, se non coltivata adeguatamente, può facilmente trasformarsi nell'eterno ritorno di ciò che, sbagliando, si pensa cancellato una volta per tutte, gli autori dello spettacolo dedicano spazio anche al presente tragico dei braccianti “globalizzati”, i nuovi schiavi costretti a lavorare la terra in condizioni forse ancora peggiori di quelle dei mezzadri di 60 anni fa, prima della riforma agraria. Sono i raccoglitori stranieri e clandestini che, da nord a sud della penisola, vivono nelle campagne italiane sotto il ricatto di perdere anche quel poco che resta loro, la speranza di una vita più dignitosa.

«Nello spazio vuoto del palcoscenico – si legge nella presentazione dello spettacolo - poche sedie e, sul fondo, un grande velo bianco dove sono proiettate immagini che prendono vita dai gesti degli interpreti: volti, mani, stalle, strade, campi, vigne, povere stanze dove il ritratto di Giuseppe Di Vittorio, l’uomo che fece della lotta contadina il proprio credo, affianca una grande icona di Cristo. E la terra, quella terra che inghiotte e prosciuga le forze, torna nelle voci, nei racconti, nelle parole dei testimoni di allora».

5 gennaio 2009

 

 

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