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Scuola. Giovedì 30 ottobre sciopero generale

Alla manifestazione di Roma pullman anche dal Trentino dove però, grazie all'Autonomia, molti provvedimenti della ministro Gelmini non verranno applicati. Nel mirino tagli alla scuola per 8 miliardi in tre anni e il ritorno al maestro unico

Scuola. Giovedì 30 ottobre sciopero generale

Sciopero generale e manifestazione nazionale a Roma giovedì prossimo per il personale della scuola. Lo hanno indetto a livello nazionale le categorie di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda degli insegnanti per protestare contro i tagli previsti dal decreto 112, ora convertito in legge, e contro il decreto 137, in discussione a breve in Senato, con il quale la ministro Mariastella Gelmini intende, tra l'altro, ritornare al maestro unico e limitare il tempo pieno nella scuola primaria.

Alla protesta del 30 ottobre parteciperà tutto il personale del comparto scuola in Trentino, ossia la scuola a carattere statale, la scuola dell'infanzia e la formazione professionale. I sindacati di categoria, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda degli insegnanti organizzeranno un servizio pullman da Trento e Rovereto. Per prenotare è necessario telefonare al numero 0461 303919 entro lunedì 27 ottobre.

Per tornare alle ragioni dello sciopero, i sindacati chiedono al governo Berlusconi di abrogare l'articolo 4 del decreto 137 con il quale viene ripristinato il maestro unico e si introduce l'orario di 24 ore settimanali nella scuola primaria. Le sigle della scuola denunciano l'uso improprio della decretazione d'urgenza e contestano la ministro Gelmini quando sostiene che il taglio degli insegnanti elementari sarebbe anche dovuto ad una diminuzione degli alunni. In realtà negli utlimi 10 anni i bambini che frequentano la scuola primaria sono aumentati di 152mila unità (+ 2%) a fronte di una contrazione degli insegnanti pari al 2,38%.

Secondo Eurostat, nel 2006 nella scuola primaria italiana c'era un insegnante ogni 10,6 alunni. Nel resto d'Europa un rapporto alunni/insegnanti simile a quello italiano lo si registra in Grecia e Portogallo (un insegnante ogni 10,6 bambini), in Norvegia (10,9), in Svezia (12,1) e in Austria (13,9). Paesi come Finlandia (15), Germania (18,7), Francia (19,4) e Regno Unito (19,8) hanno invece un rapporto più alto.

Nonostante questo, l'Italia investe ancora oggi meno della media europea sul versante dell'istruzione. Infatti nel 2006, sempre Eurostat certifica che nel nostro Paese la spesa pubblica per il sistema educativo ammonta al 4,43% del Pil, contro la media dell'Europa a 27 del 5,03%. Meglio di noi fanno Danimarca (8,28%), Norvegia (7,02%), Finlandia (6,31%), Svezia (6,97%), Belgio (5,95%), Francia (5,64%), Austria, Polonia, Portogallo e Regno Unito (5,4%). La Germania investe invece più o meno quanto l'Italia (4,53%), mentre peggio sono messe la Spagna (4,23%) e la Grecia (3,98%).



A fronte di questa situazione per certi versi drammatica, ci si aspetterebbe nuovi e più decisi investimenti. Il governo Berlusconi invece mette in atto una manovra di tagli che rischia di abbassare la qualità della scuola pubblica, anche in considerazione della scelta di limitare l'obbligo scolastico a 14 anni, rispetto a quanto previsto dal predecessore di Gelmini, il ministro Fioroni, che aveva portato l'obbligo di frequenza della scuola fino a 16 come i Paesi europei più avanzati.

Di fatto i tagli ammonterebbero a circa 8 miliardi di euro nei prossimi tre anni, con una riduzione complessiva del personale che a livello nazionale comporterà 129.500 posti di lavoro in meno, di cui 87 mila per gli insegnanti e 42.500 per il personale Ata. Viene bloccato il turn over e così si corre il rischio di aumentare notevolmente il precariato nel settore.

A preoccupare i sindacati c'è anche la previsione di fissare a 24 ore il tempo scuola “normale” nella scuola elementare. Ciò è pericoloso in quanto l'indicazione della ministro va contro la realtà quotidiana della scuola primaria italiana in cui il 70% delle famiglie sceglie un orario scolastico tra le 28 e le 39 ore settimanali. Secondo un'indagine del Ministero dell'Istruzione, solo il 4,1% sceglie un'articolazione sulle 27 ore, mentre circa il 25,6% opta per il classico tempo pieno di 40 ore settimanali.

Tutto questo mette in allarme i sindacati trentini che temono ricadute negative anche sulla scuola provinciale. Nel solo mese di ottobre, in Trentino, i sindacati hanno raccolto più di mille firme di insegnanti e genitori contro la previsione di ripristinare il maestro unico.

Fino ad oggi, il governo locale ha fatto leva sulle competenze in materia di istruzione garantite dallo Statuto di Autonomia per fare diga contro i provvedimenti della coppia Berlusconi-Gelmini. La giunta Dellai, infatti, non solo ha già confermato di non voler recepire il ritorno al maestro unico, ma ha già provveduto a rinnovare il contratto del personale della scuola, garantendo aumenti in linea con l'inflazione reale. Tutto il contrario di quello che sta facendo il governo nazionale che offre aumenti limitati all'inflazione programmata, oggi fissata all'1,7%, e non ha chiuso ancora il rinnovo contrattuale per il biennio economico 2008/2009.

Qui di seguito vengono riportati alcuni dati e grafici sulla scuola in Trentino, con particolare attenzione al sistema di istruzione primaria.

In Trentino, nel 2008 il rapporto tra insegnati di ruolo e alunni della scuola primaria è di uno a 10,1, mentre come detto lo stesso rapporto a livello nazionale è pari a uno ogni 10,6 bambini. Ciò è dovuto alla particolare configurazione orografica della nostra provincia. Sono infatti molti i paesi di montagna dove, anche considerata la scarsità di popolazione, gli istituti scolastici ospitano un numero ridotto di alunni.

I bambini iscritti alla scuola primaria in Trentino quest'anno sono 26.652, mentre erano 23.705 nel 2000. Con ciò si dimostra che anche nella nostra provincia si registra un costante aumento dei numero di bambini che frequentano ogni anno la scuola primaria.

Gli investimenti della Provincia Autonoma di Trento nel settore istruzione ammontano a circa 718 milioni di euro. Tanti sono gli stanziamenti previsti dal bilancio di previsione per il 2008 e rappresentano il 16,8 % della dotazione finanziaria complessiva della Provincia autonoma di Trento.

La particolarità del territorio trentino, articolato su pochi centri urbani lungo l'asta dell'Adige e su una miriade di paesi nelle valli, si riverbera anche sul sistema scolastico, soprattutto su quello primario. Infatti, come dimostra il grafico qui sotto, gli alunni che frequentano le scuole elementari nelle valli sono pressoché lo stesso numero di quelli che sono iscritti in istituti lungo l'asta dell'Adige. Inevitabilmente è diverso invece il caso delle classi e delle sedi scolastiche che sono fortemente diffuse sul territorio per avvicinarsi alle famiglie che abitano nelle periferie.

23 ottobre 2008

 

 

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