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«La recessione si batte. Lavorando meglio»

 La Cgil a Vescovi: «Il nodo è la bassa produttività, la soluzione i patti territoriali»      

«La recessione si batte. Lavorando meglio»

Sarà un 2009 duro per le imprese, specie per le più piccole. E’ l’analisi concorde che sta muovendo il governo a studiare azioni anticongiunturali. In Trentino la giunta provinciale ha già varato la sua manovra. Non basterà. Imprese ed i lavoratori dovranno fare la loro parte per superare la recessione annunciata e progettare la ripresa. Resistere alla crisi è doveroso. Ma reagire e progettare sin d’ora la ripresa potrebbe essere la carta vincente.

«La giunta ha fatto la sua parte con il pacchetto anticongiunturale. Una buona iniziativa. Per uscire dalla crisi però non basterà. Mi auguro che non appena sarà superata questa fase elettorale si possano affrontare le questioni sospese. E’ necessario un forte impegno di imprese e lavoratori per rilanciare la produttività. E’ il modo migliore per superare le difficoltà. Noi alcune proposte le abbiamo» dice il segretario Cgil, Ruggero Purin.
Viviamo in un’economia in recessione. Lo dice la Confindustria di Emma Marcegaglia e la Banca d’Italia di Mario Draghi. Ed è il tema all’ordine del giorno permanente della segreteria di Via Muredei.
«Abbiamo apprezzato le considerazioni della presidente di Confindustria Trento sulla manovra della giunta Dellai. In buona parte le condividiamo» dice Paolo Burli «Sopratutto apprezziamo il fatto che Ilaria Vescovi condivida l’azione a sostegno delle famiglie e tralasci, a differenza di altre categorie, la solita polemica su chi beneficia di più del sostegno pubblico. Non è il momento. Il fatto, poi, che in Trentino si stia “meno peggio” che altrove dovrebbe essere un’opportunità, non una consolazione».

 «La disoccupazione attorno al 3 per cento è a livello fisiologico e gli ammortizzatori sociali funzionano. Ma la crisi non va subita. Potrebbe, invece, essere l’occasione per affrontare le debolezze strutturali del Trentino, quelle che con cui ci ritroveremo a fare i conti anche quando la tempesta sarà passata» osserva Franco Ianeselli. Il nodo è fondamentalmente uno: la bassa produttività. In Trentino tra il 2001 ed il 2006 l’indice è stato negativo, -0,49 l’anno, e che quello nazionale sia peggiore (-0,52) non è d’aiuto.
Il dato è ricordato nel documento unitario di Cgil, Cisl e Uil presentato per queste elezioni provinciali. E probabilmente l’ha presente anche Ilaria Vescovi quando predica «investire, internazionalizzare, innovare».
Come uscirne? «La produttività nasce dalla qualità del lavoro e dalla sua migliore organizzazione» sintetizza Ianeselli «E uno degli strumenti per realizzarla sono gli accordi territoriali».
Parola che è fumo negli occhi per Confindustria. «La questione è complessa, anche in sede sindacale. I fraintendimenti sono possibili. Quando proponiamo un accordo territoriale pensiamo ad un quadro di soluzioni e di buone pratiche da adottare sul territorio, non ad un terzo livello contrattuale. Se si vuole incentivare la produttività non bastano premi aziendali e superminimi. Ci sono già e non funzionano più di tanto. Servono piuttosto un’organizzazione del lavoro adeguata al livello degli investimenti, orari flessibili che sappiano tener conto della produzione, ma anche di conciliare la fabbrica con la famiglia, salari di accompagnamento dei giovani in cerca di prima occupazione... Queste sono le soluzioni da sperimentare. Un esempio è la filiera costruita sulla Dana di Arco. E’ la strada per aumentare la produttività. Una risposta vera alla recessione. E, utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali, una rigenerazione per lo sviluppo».

Con un ruolo anche per Trentino Sviluppo. «Come società proprietaria di terreni e fabbricati produttivi la sua funzione è chiara» premette Burli «Ma non basta. Dovrebbe avere un ruolo efficace nell’accompagnare investimenti e crescita delle imprese, nel costruire distretti (si sta tentando con il porfido), nel diffondere innovazione. Su questo terreno è carente e, come abbiamo osservato al momento della nomina, il nuovo consiglio d’amministrazione - presidente un industriale, vice un artigiano - alimenta, al di là delle persone, molte perplessità. Ha il sapore di una spartizione. Staremo a vedere. Siamo comunque consapevoli che l’innovazione non si introduce per decisione di terzi. E’ indispensabile la condivisione dell’imprenditore e dei lavoratori. A questo dovrebbero servire gli accordi territoriali».
Il 2009 sarà un anno duro per imprese e lavoratori. Ma potrebbe essere una crisi da cui nascono soluzioni nuove. Se gli attori sapranno interpretare i loro ruoli.

 

 

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