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Lettera aperta ai lavoratori di Poste Italiane

Il segretario generale della Slc Cgil, Emilio Miceli, si rivolge a tutte le lavoratrici e i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato

Lettera aperta ai lavoratori di Poste Italiane

La situazione dentro le Poste è obiettivamente delicata, al limite della decifrabilità, ed oscilla tra isterie, qualche volgarità e polemiche e non ha consentito invece di riflettere e ragionare sul valore delle cose che vanno accadendo. Ci proviamo, ovviamente cercando di affermare il nostro punto di vista sul sindacato complessivamente inteso e, ci sia permesso, sull’azienda.

La premessa è banale: siamo di fronte ad una doppia rottura, una di natura sindacale e l’altra con l’azienda. Da sola questa semplice osservazione non dice nulla ed invece merita di essere guardata con grande attenzione perché è ovvio che tutto quello che sta accadendo ha una influenza diretta per le condizioni dei lavoratori, per la loro vita materiale, per i loro diritti e questo dovrebbe preoccupare tutti: chi dirige l’azienda e chi vuole rappresentare i lavoratori.

La nostra sensazione è che ci sia confusione dentro il sindacato mentre l’azienda, e questa è una novità, è allo sbando, senza una direttrice di marcia e quindi assolutamente non in grado di svolgere una funzione positiva. Gli ultimi mesi ci hanno consegnato un quadro abbastanza inedito della rappresentanza sindacale. Una grande organizzazione, il Slp Cisl, l’organizzazione maggioritaria dentro Poste, fuori da importanti accordi ma in condizioni però sindacalmente singolari: sottoscrive un accordo sul recapito che ha prodotto un giusto malcontento, che poteva fermare ma non ha voluto e che Slc ha sottoscritto in modo assolutamente tormentato perché non convinto; nello stesso momento si tira fuori da un accordo sulla sportelleria che comunque porta(va?) benefici in termini di aumento di personale e quindi di riduzione dei ritmi e dello stress; e fuori ancora da un accordo che anticipa una quota superiore alla norma del premio di risultato. E ancora, come non bastasse, la sottoscrizione in data successiva al 10 Luglio, e dunque ad accordo già fatto, di un fondamentale accordo per assumere nel tempo 27 mila precari aspettavano con ansia. Due settimane dopo il governo approvava la norma “ ammazza precari” che avrebbe soffocato le loro aspettative. Meno male che avevamo fatto quell’accordo in tempo! Non è compito nostro giudicare i comportamenti loro: ne abbiamo rispetto ma non li condividiamo.

Ovviamente questo fatto è per lo meno singolare perché Slp Cisl si irrigidisce quando si redistribuisce a favore dei lavoratori e accetta quando si fanno sostanziali passi indietro. Questo tema, da solo, meriterebbe una riflessione perché ci dice molto della collocazione non solo sindacale del Slp Cisl dentro l’azienda.

Ma riprendiamo il filo. Slp Cisl che si tira fuori da importanti accordi comunque favorevoli ed Slc Cgil che invece, ironia della sorte, li sottoscrive. Il tempo è ovviamente galantuomo e si è incaricato di dimostrare che le cose sono sempre più complesse di come appaiono e gli eventi delle ultime settimane dicono che questo schema di lettura è sbagliato e fuorviante nella sostanza. Lo dimostrano due fatti: il primo è che l’AD, Ing. Massimo Sarmi, ha bloccato gli accordi raggiunti e quindi niente sportellisti in più, al diavolo se la gente soffre ma la “ ragion politica” vale molto di più del bisogno di una lavoratrice o di un lavoratore di rompere ritmi e stress; e l’altro sono le nomine aziendali che si collocano in perfetta sintonia con il “sistema di Governo” delle Poste.

Ovviamente tutto ciò ci conduce verso una ulteriore riflessione sull’azienda. Che credibilità ha un’azienda che sottoscrive un accordo e poi se lo rimangia? E quali garanzie offre sul piano della tenuta deontologica? E con quale risultato poi? Dentro le poste non è consentito escludere Slp pena l’invalidazione di tutti gli accordi? Errore, ci permettiamo di dire, perché se l’azienda lede la sovranità anche delle stesse divisioni sindacali, comunque non può essere il soggetto autorevole che può ricomporle. L’ad, ing. Massimo Sarmi, ha dunque compiuto un grande errore perché ha coinvolto l’azienda in una vicenda sindacale e l’ha messa di fatto a disposizione di una organizzazione sindacale, anche formalmente, e questo non era mai avvenuto, in nessuna epoca! Se poi Slp Cisl apre una procedura di conflitto, come ha fatto, contro l’azienda, la condotta dell’ad diventa allora umiliante anche per il resto dei quadri e dei dirigenti aziendali: perché così l’azienda non c’è più.

Ma c’è, e pesa, l’aspetto sindacale. Siamo divisi ancora di più dopo l’intervento dell’azienda e crediamo che anche per questo motivo un’altra organizzazione, la Uilpost, abbia deciso di non partecipare alle elezioni delle RSU. Scelta che non condividiamo ma della quale non ci sfugge il senso: con la scelta devastante dell’ad l’azienda partecipa direttamente alle elezioni per le RSU; lo fa apertamente sconfessando gli accordi sottoscritti e bloccando tutto il sistema delle relazioni industriali e, se qualcuno avesse dubbi, anche attraverso le nomine. Nemmeno la Fiat degli anni ’50 dell’ing. Valletta aveva saputo fare di meglio. Allora si trasferivano “solo” i delegati della Fiom Cgil nei cosiddetti reparti confino e nulla più; oggi si scende in campo direttamente ed al massimo livello nelle elezioni per le RSU. Oggi è in moto la macchina aziendale, si mettono a disposizione le leve fondamentali dell’azienda perché è in gioco un equilibrio che va oltre la mera rappresentanza aziendale.

E’ evidente che a prescindere dallo stato dei rapporti unitari si apre un problema con quest’azienda e con il suo massimo rappresentante poiché ha leso il profilo aziendale e i suoi rapporti con una parte, ci permettiamo di dire non trascurabile fuori dal microcosmo delle Poste, delle organizzazioni confederali.

Infine si è aperto il tema della rappresentanza sindacale. Anche qui tutto sembra capovolto. La sottoscrizione degli accordi sulla sportelleria e sul P.d.r. è stata fatta da una minoranza e dunque sarebbe sostanzialmente illegittima?

Il tema è delicato e sarebbe sbagliato liquidarlo con battute scontate perché ci siamo ripromessi di non parlare attraverso letture caricaturali. E poi per la Cgil il tema della rappresentanza è delicato e vale sempre, deve valere sempre.

Da anni la Cgil sostiene, in assoluta solitudine, che si renda necessaria in Italia una legge che dia certezza alla rappresentanza sindacale nel sistema privato così come è stato fatto nel sistema pubblico. Per dare certezza alla rappresentanza, evitare gli accordi pirata che datori di lavoro corsari spesso stipulano con sindacati di comodo e per regolare il rapporto tra la volontà dei lavoratori e quelle delle segreterie dei sindacati, rispettabili quanto si vuole, ma sempre corpi estranei alla dinamica aziendale e dunque, importanti ma pur sempre parziali. Del resto la vicenda Alitalia ci dice che se una minoranza sottoscrive un accordo poi corre il rischio di dover fare, anche parzialmente, un passo indietro.

Però, siccome Confindustria teme che la Cgil possa divenire egemone e questa è la preoccupazione dei governi, soprattutto di quest’ultimo che cerca ossessivamente la strada dell’accordo separato contro la Cgil, la legge non si fa. Alle Poste, però, in virtù di una idea delle relazioni sindacali che noi non condividiamo, le Rsu, il soggetto sovrano dappertutto del negoziato, non partecipano al negoziato stesso; di più, non sono nemmeno fisicamente presenti; apprendono solo dopo gli esiti e non hanno nessuno strumento per manifestare il proprio dissenso. Non contano nulla! Mancando questo presupposto, l’unico che può validare o meno un accordo, il discorso sulla democrazia sindacale diventa demagogia: pura e semplice demagogia. La Slc non sigla accordi contro il volere delle Rsu, non firma accordi se i lavoratori, attraverso il voto, dichiarano il loro dissenso. Con tutto il rispetto, se Slp Cisl non è d’accordo, è per noi un problema politico e dunque cerchiamo di evitarlo, francamente non può essere vincolante.

 

Ed allora, si faccia il coordinamento nazionale delle Rsu e l’esecutivo nazionale delle Rsu come chiediamo da tempo inascoltati; le si porti al tavolo così come non succede solo in Poste italiane, si avvii un processo serio di riforma della rappresentanza e Slc rispetterà le decisioni degli organismi di rappresentanza. Nessun obbligo e nessuna deferenza per un tavolo a sei con l’azienda. E l’ad può dimostrare tale stupefacente arroganza, sia detto per inciso, anche perché i lavoratori hanno i sindacati ma non hanno una rappresentanza democratica.

Il gioco è tutto politico, non è di rappresentanza. Del resto,a confermarlo è il fatto che lo sciopero degli straordinari indetto da Slp Cisl contro l’accordo sulla sportelleria è clamorosamente fallito; di più, non se ne è accorto nessuno. Di solito le aziende traggono ragione e forza da questi fatti, L’ing.Sarmi se ne è preoccupato a tal punto da intervenire d’imperio non a difesa del punto di vista dell’azienda ma di un equilibrio politico.

Ecco, dunque, il nostro punto di vista sull’azienda e sui rapporti sindacali. Nessun colpo di scena, dunque, il mondo non si è capovolto. C’è sempre e solo la vecchia azienda postale ministeriale, intrisa del suo rapporto di subalternità con la politica, di centrodestra e di centrosinistra e del suo consociativismo sindacale. Anzi, se proprio bisogna essere severi e rigorosi, mentre il centrodestra ha dimostrato nelle nomine di pensare solo ai propri equilibri, il centrosinistra, attraverso le nomine, ha pure interferito con i rapporti sindacali, suggellando quell’ibrido politico sindacale che non consente all’azienda di modernizzarsi. Sono questi modelli politici e sindacali che vorremmo vedere scomparsi e che purtroppo, come i fantasmi, ogni tanto riappaiono!.

Slc si batterà per affermare un nuovo protagonismo dei lavoratori e meno dei sindacati e per imprimere una svolta nella vita e nelle prassi aziendali. Quest’azienda dovrà confrontarsi sempre più con il mercato ed ha quindi bisogno di una nuova cultura del management e dello stesso sindacato. Le vicende dell’Alitalia e dell’insieme delle imprese pubbliche stanno a dimostrare che, siano o meno strategici, i settori occupati dai monopoli pubblici sono investiti al pari di tutti gli altri di fronte all’apertura dei mercati ed alla globalizzazione delle merci e dei prodotti.

Vogliamo, e con noi certamente Uilpost e Sailp, che si faccia l’accordo per definire il p.d.r prima delle elezioni e vogliamo che l’organico degli sportellisti venga subito ridefinito in linea con l’accordo. Se dovesse ripartire la discussione, come vuole Slp Cisl, l’accordo finirebbe nel tritacarne dei veti contrapposti e nessun nuovo sportellista sarebbe inserito in tempi certi. Pensiamo invece che vada subito aperto un tavolo sulla sicurezza, perché gli incidenti sono in aumento e l’azienda non fa nulla per fermarli. I mezzi di locomozione sono inadatti, non agevoli e fortemente instabili. Vanno cambiati rapidamente. Nei prossimi giorni presenteremo un programma dettagliato delle nostre richieste su cui aprire il dibattito tra i lavoratori perché vogliamo un programma condiviso e discusso e dichiariamo sin da subito che il prossimo tavolo aziendale, per quanto concerne slc cgil, sarà prevalentemente composto da rsu elette e solamente assistito dalle segreterie. Se non si vogliono nuove regole, ognuno decide per sé. Ovviamente per riaprire un tavolo bisogna prima applicare gli accordi sottoscritti. Sta all’Ing.Sarmi decidere se intende bruciare definitivamente le relazioni sindacali in azienda perché dipende solo ed esclusivamente da lui. Oppure abbia il coraggio di disdettare gli accordi presi e rimetta tutto in gioco ed a quel punto ciascuno ridefinirà le proprie proposte.

In ogni caso Slc Cgil continuerà a lavorare perché i soggetti che hanno dato luogo all’accordo sulla sportelleria si assumano la responsabilità di tenere un atteggiamento unitario per non disperdere quel patrimonio di responsabilità e di autonomia che è necessario per salvaguardare gli interessi dei lavoratori.

 

Emilio Miceli

 

ottobre 2008

 

 

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