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Merloni Rovereto, l'azienda annnuncia 140 esuberi su 250 dipendenti. Fiom Cgil e Fim Cisl: "Inaccettabile"

Merloni Rovereto, l'azienda annnuncia 140 esuberi su 250 dipendenti. Fiom Cgil e Fim Cisl: Dopo anni di esasperante incertezza, dopo numerosi incontri nei quali l’azienda lanciava lo stesso monotono messaggio (“Stiamo valutando il piano industriale, stiamo scrutando l’andamento dei mercati, stiamo analizzando i costi di produzione...”), nell'incontro di questo pomeriggio la Merloni ha scoperto le carte e ha sciolto ogni riserva: basta produzione di scaldabagni elettrici a Rovereto, lo stabilimento rimane, ma per fabbricare esclusivamente apparecchi gas ad accumulo, che hanno sempre costituito la “mission” dello stabilimento trentino. Conseguenza: in esubero, fra operai e impiegati, 140 lavoratori sugli attuali 250. Finalmente appare chiaro, in tutta la sua drammaticità, il significato dell’affermazione sibillina ripetuta più volte dall’azienda: “Non è in discussione la permanenza dello stabilimento”. Già. Rimane. Ma a quale prezzo! Alla luce di queste premesse, tutto si può dire tranne che la notizia del taglio sia per noi un fulmine a ciel sereno; ce lo aspettavamo e ne parlavano tutti ormai a Rovereto e dintorni... Ma che “struttura dimagrita “ – definizione dell’azienda – volesse dire un’operazione chirurgica del genere, questo no. Per di più, questo piano produttivo-industriale è stato definito dal capo delegazione della Merloni inappellabile, roba da prendere o lasciare. Inaccettabile. Dal lontano 2001 la Merloni meditava questa operazione. Poi, capricci del mercato, è arrivata una forte domanda di scaldabagni elettrici dai mercati orientali, che ha indotto la scelta di ricorrere in gran fretta a due turni di lavoro con la conseguente assunzione di 85/90 nuovi dipendenti. Si arrivò così a 250/260 unità. Sempre secondo la versione aziendale, il fenomeno si rivelò una meteora e oggi si è tornati alla situazione negativa illustrata più volte: il calo della domanda e i costi di produzione dello scaldabagno elettrico a Rovereto ne “sconsigliano” vivamente la produzione in loco. Chissà, probabilmente nel nuovo stabilimento di S. Pietroburgo o in quello cinese…Ovvio che, posti di fronte a questo gravissimo scenario, non abbiamo ritenuto di avviare una trattativa nel merito seduta stante. Valuteremo il da farsi domani assieme alla Rsu e nelle assemblee dei lavoratori. Così affermiamo che sono inaccettabili i licenziamenti tout court; come pure è inaccettabile che il gruppo Merloni, che vanta più settori di mercato e molte linee di prodotto, non dimostri la benché minima volontà di colmare il vuoto dello scaldabagno elettrico con altre produzioni. Insomma, che voglia cavarsela con la classica facile scorciatoia dei licenziamenti e, per di più, in gran fretta. Quando si avvieranno le trattative impegneremo l’azienda su due fronti: sul versante di una possibile riconversione delle produzioni e, in ogni caso, sulla disponibilità di ricorrere a tutti gli strumenti previsti dalla legislazione atti a ridurre al minimo possibile i danni sociali delle sue scelte. 7 novembre 2005

 

 

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