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Distretto del porfido sia occasione di rilancio

La posizione della Fillea Cgil del Trentino sul rilancio del settore della pietra. Il 16 settembre riunione del comitato di coordinamento. La nota di Renato Beber

Distretto del porfido sia occasione di rilancio

Il prossimo 16 settembre si terrà la seconda riunione del coordinamento del Distretto. Si comincerà ad entrare nel merito. Se vogliamo che il Distretto del porfido e delle pietre trentine sia realmente una opportunità di rilancio e riscatto del settore estrattivo della nostra provincia occorre, quale elemento costitutivo fondamentale, che tutti i soggetti che ne fanno parte abbiano la sufficiente capacità di rappresentare i loro interessi i loro orientamenti e abbiano il mandato per assumere le decisioni conseguenti.

C’è questa condizione? O il Distretto è costretto a subire le stesse logiche e dinamiche di un settore disintegrato dal punto di vista delle strategie economiche, della gestione dei siti estrattivi, della produzione, della commercializzazione, dei prezzi, dell’organizzazione del lavoro e delle condizioni di lavoro.

Se invece non è così, penso che possano esserci le premesse perché attraverso il Distretto prenda corpo anche una prassi concertativa in grado di far nascere e favorire una pratica contrattuale e negoziale su obiettivi concordati e condivisi.

Può essere occasione per coniugare la contrattazione sui temi tradizionali quali il salario, l’ambiente, la formazione, ma anche sui problemi dello sviluppo e della competitività del Distretto. Si possono aprire spazi di confronto per qualificare la contrattazione territoriale su temi del welfare locale, dei piani di zona, dello sviluppo sostenibile dell’ambiente e del territorio, del mercato del lavoro e della formazione. Una sorta di concertazione-contrattazione territoriale che investa di responsabilità le parti sociali.

Condivido il fatto che prima che ogni altra cosa ci sia bisogno di una svolta culturale. Ma fare cultura d’impresa non è cosa che si fa in pochi giorni e la situazione il cui versa il settore della pietra ed in particolare il porfido, a causa anche del rallentamento del settore edile in Italia e nella vicina Germania, impone scelte e orientamenti urgenti.

Scelte forti, che decompongano l’attuale struttura produttiva per costruire nuove strategie di azione che possano far fronte all’attuale situazione di crisi.

Serve una forte semplificazione del tessuto produttivo: fortemente interdipendente e che riesca a cooperare attorno ad obiettivi condivisi.

Promuovere una via alta della competitività del sistema produttivo del settore estrattivo dotandolo delle condizioni necessarie affinché possa svilupparsi su una maggiore qualità:

  • dell’organizzazione produttiva;

  • dei prodotti e dei servizi forniti alle imprese;

  • del lavoro e dei lavoratori impiegati.

Queste sono le scelte da contrapporre al quadro attuale che misura la competitività (tutta interna) sui costi, su rendite di posizione derivanti dalla bontà della cava più che dalla capacità di creare valore aggiunto al materiale estratto, alla delocalizzazione della filiera produttiva verso forme di occupazione sempre più precarie.

C’è bisogno di costruire una filiera più lunga verso mercati esteri nuovi, organizzando punti di valorizzazione e promozione della pietra trentina. Ma anche più larga, perché in grado di crescere in dimensione coinvolgendo Università e centri di ricerca, progettazione, produzione e distribuzione valorizzando le situazioni di eccellenza e il saper fare che pur esistono.

Occorre superare l’idea che piccolo è bello, costruendo un sistema industriale e della distribuzione che faccia della qualità, della crescita dimensionale e della ricerca e innovazione del prodotto un tratto distintivo dell’azione del Distretto e dell’attività estrattiva trentina.

Da questo punto di vista una delle azioni importanti da fare è quella di accorpare i micro-lotti, incentivando le aziende a gestire insieme l’escavazione e la prima lavorazione. I benefici sarebbero diversi: abbattimento dei costi, un utilizzo più razionale della risorsa, una maggiore possibilità di investimenti e innovazione sull’organizzazione del lavoro, sulla sicurezza, sul prodotto.

In questo senso Provincia e Comuni dovrebbero deliberare norme che premino le aziende che si aggregano, agendo sul costo del canone di concessione.

Certo non vanno nella direzione giusta e risultano in contraddizione con le finalità e i compiti del Distretto anche le recenti modifiche apportate alla legge in relazione alle critiche giunte dalla Comunità Europea in materia di durata della concessioni che di fatto ne lasciano inalterati i termini.

Affinché il Distretto possa adottare il programma di sviluppo è opportuno che si doti di un Osservatorio che permetta il monitoraggio costante del settore e delle aziende. Serve costruire una banca dati su: dimensioni e caratteristiche delle aziende; prodotti e processi che le contraddistinguono; occupazione, produzione, esportazioni, importazioni nonché tendenze dei consumi e del mercato.

Un Osservatorio può essere punto di riferimento anche per provincia, comuni, istituti di credito.

Sul cottimo. Il sindacato, non da oggi, è disponibile ad un ragionamento che possa portare al superamento di questa forma di auto-sfruttamento. Se, come molti sostengono, occorre scavare di meno e lavorare di più il materiale (compreso lo scarto) è evidente che occorre spostare salario dalla produttività alla qualità, perché non è pensabile togliere il cottimo e basta. Serve garantire ai lavoratori livelli di retribuzione adeguati alle capacità professionali e non di meno alla fatica e all’usura che sono costretti a sopportare.

29 agosto 2008

 

 

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