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Quando a perdere sono sempre gli stessi

Le dichiarazioni di Giampaolo Mastrogiuseppe dopo la rivolta dei detenuti nel carcere di Trento

Quando a perdere sono sempre gli stessi

La protesta dei detenuti al carcere di Trento ha fatto riemergere quelle problematiche care, in genere, solo agli addetti ai lavori. Tranne, quando, appunto ci scappa il morto o iniziano rivolte.

Di tutta la vicenda, è chiaro, l’aspetto più drammatico riguarda la morte di una persona ma non per questo si deve evitare di parlare degli altri aspetti del “pianeta carcere”, come lo definisce il Ministero della Giustizia sul sito ufficiale, anzi.

I detenuti protestano perché le condizioni di chi vive ristretto in carcere sono effettivamente incredibili. Condizioni che, per quanto possibile, s’aggravano esponenzialmente in strutture obsolete come la Casa Circondariale di Trento.

 

Ma c’è dell’altro. Sconcerta la fredda reazione del Ministro Alfano che, a pochi chilometri di distanza dal luogo dove si consuma la tragedia, non trova di meglio che liquidare la questione promettendo lotta al sovraffollamento.

E come intenderebbe farlo ? Con la costruzione di nuove carceri o con la soppressione fisica dei detenuti?

La domanda sorge spontanea, direbbe il buon Antonio Lubrano, perché se si vogliono costruire nuovi Istituti chi li dovrebbe gestire? Il Governo, del quale il Ministro fa parte, ha deciso tagli indiscriminati alle risorse economiche destinate alle Forze di Sicurezza e sicuramente questo non si concilia con l’assunzione di nuovo personale che, come dimostra quest’ultimo evento, è già assolutamente insufficiente. Insufficiente sia per quanto riguarda la Polizia sia per quanto riguarda le altre professionalità presenti sul “Pianeta”.

 

E sempre a proposito di personale: anche per questi la vivibilità in carcere è al limite della sopportazione, in particolare per i colleghi della Polizia Penitenziaria.

Malgrado ciò, anche nel caso di Trento, il personale di Polizia ha dimostrato grande professionalità nella gestione dell’emergenza ed una abnegazione sconosciuta al Ministro Alfano, il quale non ha neppure lontanamente avvertito l’esigenza di spendere una parola per questi lavoratori o ricavare un paio d’ore dai propri impegni per sincerarsi personalmente delle effettive condizioni di vita nell’ Istituto.

 

Neanche il ministro Brunetta, evidentemente, è al corrente di quali siano le effettive competenze dei “fannulloni” della Pubblica Amministrazione: penalizza tutti con decurtazioni economiche assurde ed ingiustificabili in onore ad una meritocrazia sempre meno definibile ma gli “sfuggono” tutti i casi, come il nostro, nei quali due Ispettori fuori servizio, Ciaramella e Calderaro, si precipitano in sede per aiutare a gestire una situazione che avrebbe potuto degenerare in una tragedia di dimensioni più vaste.

 

La causa che ha scatenato la rivolta è stata, come sappiamo, la morte di un detenuto. I compagni di cella hanno pensato ad un errore del medico ed è iniziata la protesta.

Ora, l’autopsia accerterà le cause della morte - e sicuramente non si sarà trattato di negligenza da parte del medico incaricato - ma non deve sfuggire che il servizio sanitario penitenziario, negli ultimi anni, è stato ridotto ai minimi termini, anche con la “scusa” del passaggio al servizio nazionale, nel nostro caso provinciale.

Eppure, il passaggio di competenze sancito con il DPCM del 1 aprile 2008 –a distanza di mesi- non è neanche iniziato!

 

 

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