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Integrativo Dana. Grasselli (Fiom Cgil): “Inaccettabili i ricatti dell'azienda”

In stallo la trattativa per il rinnovo del contratto aziendale negli stabilimenti di Arco e Rovereto. I vertici di Dana minacciano di disdettare gli accordi precedenti. Dai dipendenti 329 no al ricatto di Dana

Integrativo Dana. Grasselli (Fiom Cgil): “Inaccettabili i ricatti dell'azienda”

Si sentono vittime di un ricatto bello e buono i dipendenti degli stabilimenti Dana di Arco e Rovereto. Nei giorni scorsi, di fronte all'inasprimento delle posizioni nella trattativa per il rinnovo del contratto aziendale, i vertici di Dana Italia hanno dato l'aut aut alla rsu: prendere o lasciare.

Ma sul tappeto il direttore risorse umane, Lorenzo Giacchetti, non ha messo solo i contenuti sui cui si è trovato fino ad oggi un faticoso accordo, bensì anche l'insieme degli istituti conquistati in anni di battaglie aziendali.

«L'azienda – spiega il segretario della Fiom, Roberto Grasselli – ci ha comunicato che o si firma l'accordo sulla base di quanto discusso fino ad oggi, o Dana avvierà le “procedure di disdetta di tutti quegli accordi presenti in azienda non funzionali alla difesa e allo sviluppo della competitività della nostra società”. Si tratta di una minaccia inaccettabile che mette a rischio conquiste contrattuali frutto di battaglie sindacali durate anni. Ma l'atteggiamento dell'azienda è ingiustificabile anche e soprattutto perché la trattativa, seppur faticosa, era ben avviata e i lavoratori avevano messo sul tappeto diverse concessioni alle richieste di maggior flessibilità ed efficienza avanzate dall'azienda».

Grasselli ricorda che Dana Italia ha goduto, anche nei periodi peggiori vissuti dalla corporation americana al di là dell'oceano, di uno sviluppo eccezionale. Dai bilanci aziendali risulta infatti che tra il 2004 e il 2006 il fatturato si è impennato del 62,5% passando da 351 milioni a 570 milioni di euro, il margine operativo è cresciuto da 23 milioni di euro fino a 43 milioni con un'incidenza annua sul fatturato di oltre il 7% medio. Nello stesso periodo l'incidenza del costo del lavoro sul fatturato è diminuita, passando dal 15,8% al 13,2%.

«Questi dati – ribadisce Grasselli – confermano il grande sforzo profuso dalle maestranze in questi anni. Più volte le lavoratrici e i lavoratori hanno accettato elementi aggiuntivi di flessibilità e di maggior efficienza per garantire all'azienda il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di produzione, tali da offrire all'azienda un reale vantaggio competitivo sul mercato internazionale dell'automotive».

Ora però, di fronte alla minaccia di abolire di fatto il contratto aziendale, la reazione dei dipendenti non si è fatta attendere. Infatti nelle assemblee dei giorni scorsi le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti di Arco e Rovereto hanno sonoramente bocciato l'ipotesi di accordo. Con 329 no, 66 sì e 18 tra schede nulle e bianche, i dipendenti di Dana hanno respinto l'aut aut aziendale.

«Con questo voto – conclude Grasselli – i lavoratori hanno voluto lanciare un messaggio chiaro all'azienda: Dana ritiri il suo ricatto e si ritorni a trattare con serenità e determinazione. Solo in questo modo si potrà davvero superare questa fase di stallo e recuperare relazioni sindacali degne della storia e della tradizione di Dana Italia».

1 agosto 2008

 

 

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