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Funzioni Centrali in Trentino. Delegati contro Brunetta, Sacconi e Tremonti

L'attivo dei delegati della Fp Cgil di Stato e Parastato si oppongono alle misure discriminatorie contenute nel decreto 112

Funzioni Centrali in Trentino. Delegati contro Brunetta, Sacconi e Tremonti

L’attivo provinciale dei delegati F.P. CGIL del Trentino delle Funzioni Centrali, riunito in data odierna, esprime la sua totale contrarietà alle norme introdotte dal decreto legge 112/2008 per Misure urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.

 

L’attivo ritiene che la campagna mediatica messa in atto dal governo Berlusconi per mano dei ministri Brunetta, Tremonti e Sacconi sia vergognosa ed inaccettabile.

Si getta discredito su un’intera classe di lavoratori con la giustificazione di voler punire dei fantomatici “privilegiati” nonché “fannulloni”.

Si propaganda una razionalizzazione della Pubblica Amministrazione ma si opera solamente una indiscriminata decurtazione della retribuzione dei dipendenti pubblici.

Si sostiene falsamente che il decreto abbia già effetti sulle assenze dei dipendenti pubblici ma non si dichiarano i criteri adottati e il campione sul quale è stato condotto lo studio. A tal proposito l’attivo dichiara che per quanto riguarda i comparti delle Funzioni Centrali in provincia di Trento le esternazioni del ministro Brunetta non trovano riscontro.

 

L’attivo ritiene propagandistico il riferimento del Governo alla volontà di premiare la produttività dal momento che decapita proprio i fondi deputati a remunerare produttività collettiva ed individuale.

La disapplicazione di leggi che alimentano i fondi in questione assumono caratteristiche drammatiche, in particolare, negli enti del parastato, dove la struttura della retribuzione prevede una parte fondamentale molto contenuta e dove i tagli arrivano fino ad 1/4 della retribuzione su uno stipendio in linea con quello di un operaio specializzato di azienda privata.

 

La drastica riduzione degli organici del personale, il blocco del turn-over, l’elevata età media dei lavoratori del settore, la possibilità di rimpiazzare solo il 10% dei pensionamenti l’anno precedente, produrranno l’implosione della P.A. nelle Funzioni Centrali ,con somma gioia dei detrattori della cosa pubblica che potranno invocare a gran voce la privatizzazione come unica salvezza.

Non esiste nel Paese azienda pubblica privatizzata che produca risparmi per i cittadini, sia direttamente perché il servizio privato ha generalmente un costo elevato (vedi sanità, scuola), sia indirettamente perché nessuno ha mai risparmiato un euro di tasse a seguito di una privatizzazione.

 

La propaganda del governo si riscontra anche nella previsione di prepensionamento dei dipendenti pubblici ai quali mancano meno di 5 anni al pensionamento per anzianità quando, contemporaneamente, lo stesso schizofrenico esecutivo invoca l’innalzamento dell’età per il pensionamento.

 

La discriminazione del lavoratore pubblico da quello privato, anche per quanto riguarda le fasce di reperibilità per le visite fiscali che passano da 4 ad 11 ore giornaliere e la decurtazione economica per i primi giorni di malattia è, oltre che inqualificabile, molto chiara; non passa da questa umiliazione la maggiore efficienza della PA o la lotta al “fannullone”: questo è accanimento puro che serve a pagare dazio ad un elettorato che non è mai stato messo nelle condizioni di capire di chi sono le responsabilità dell’inefficienza della P.A. Infatti la decurtazione per malattia esiste già ed è prevista per i primi 15 giorni.

 

La visita fiscale fin dal primo giorno è una novità solo per il Ministro Brunetta; infatti è già prevista normativamente da circa quattro lustri, così come già prima del Decreto 112 non era consentito produrre certificati che non siano emessi da strutture sanitarie convenzionate o medici convenzionati (per capirci, quelli di famiglia).

 

Perché, piuttosto, non si colpisce la piaga delle consulenze esterne?

Lo sperpero di un più miliardo di euro all’anno non s’arresta. Consulenze spesso affidate a dirigenti generali in pensione, che fino al giorno prima erano in attività ma incapaci di realizzare quanto invece magicamente realizzano stando in pensione.

L’ammodernamento della PA, invocata da organizzazioni sindacali e lavoratori non s’ha da fare. I lavoratori devono passare ore nella quotidiana lotta contro procedure informatizzate che non funzionano. Nella giustizia la carta la fa ancora da padrone con registri in uso dall’inizio del secolo.

Non è per volontà dei lavoratori che non s’ammoderna la P.A. ma è su di loro che si fanno ricadere le colpe.

 

E se i semplici dipendenti della P.A. sono dei “fannulloni” i loro dirigenti cosa sono ???

 

L’attivo dei delegati della provincia di Trento chiede alle forze politiche di governo ed opposizione di prendere atto delle rivendicazione dei lavoratori pubblici espresse attraverso la mobilitazione in atto; l’attivo chiede alle OO.SS. di intensificare la mobilitazione, rendendola generale ed immediata.

1 agosto 2008

 

 

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