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Dl 112 e Poste. Tessari (Slc Cgil): “Una clava contro tutti i precari”

Poste Italiane e sindacati a luglio avevano rinnovato l'accordo per le stabilizzazioni. In Trentino assunti già 65 precari. Tessari: “Le Poste sono un pretesto. Da Fugatti una condanna alla precarietà. Divina voti no"

Dl 112 e Poste. Tessari (Slc Cgil): “Una clava contro tutti i precari”

«È una sanatoria in piena regola. Colpisce i precari e salva le aziende che in questi anni abbiano utilizzato in modo irregolare lavoratori a termine. Poste Italiane è il pretesto di un'operazione più vasta. La prova? Abbiamo appena rinnovato l'accordo con l'azienda per la stabilizzazione dei trimestrali. Invece, grazie alla sua furbata, l'onorevole Fugatti fa un favore a Confindustria e condanna migliaia di operaie ed operai in Italia e centinaia in Trentino ad una perenne precarietà».

Non usa mezzi termini Daniela Tessari che per la Slc Cgil del Trentino segue i dipendenti di Poste Italiane in provincia, per denunciare l'ipocrisia delle giustificazioni per l'inserimento nel decreto 112 di un emendamento contro l'assunzione a tempo indeterminato dei precari. Per la sindacalista i politici di centrodestra – compreso il deputato trentino del Carroccio, Maurizio Fugatti, che sulla stampa locale si è fatto vanto di essere stato uno dei promotori dell'emendamento – si fanno scudo dei contenziosi tra i portalettere trimestrali e Poste Italiane, per bloccare tutti i ricorsi di lavoratori a termine i cui contratti non erano validi, utilizzando tra l'altro una norma a rischio costituzionalità.

«Al di là dell'aberrazione giuridica del provvedimento – ribadisce Tessari – ci spaventa l'uso strumentale di una vicenda, quella dei trimestrali delle Poste, che il sindacato in prima persona ha cercato di risolvere anche a garanzia della buona gestione dell'azienda». Infatti nel gennaio 2006 – erano gli ultimi mesi del governo Berlusconi -, di fronte ad una montagna di ricorsi - circa 15mila in tutta Italia – di personale precario assunto con contratti irregolari, Poste Italiane e sindacati stipularono un'intesa grazie alla quale l'azienda avrebbe progressivamente stabilizzato i lavoratori precari ancora in forze che avevano diritto alla riassunzione per violazione delle clausole contrattuali sull'impiego a tempo determinato.

Da allora ad oggi in tutta Italia 4.500 lavoratori su circa 10.000 interpellati sono stati assunti a tempo indeterminato. In Trentino i trimestrali assunti sono stati circa 65, mentre coloro che avrebbero avuto diritto ad un contratto stabile, in totale sarebbero stati quasi 300.

«Ad inizio luglio – ricorda Tessari – quell'accordo è stato rinnovato a Roma proprio dai vertici di Poste Italiane, riconfermati dal nuovo governo Berlusconi. Ora quell'intesa rischia di essere spazzata via, con conseguenze gravi per migliaia di lavoratori ma anche per l'organizzazione dei servizi postali in Italia. Si tratta di lavoratori che Poste Italiane per prima indica come tutti utilmente collocati. Personale precario ma prezioso che garantisce il recapito della posta anche nei paesi più periferici del Trentino e che tiene aperti gli sportelli nelle località di montagna. Ma Fugatti di questo ovviamente si dimentica».

Ma con quelli dei precari di Poste si “sterilizzano” anche i ricorsi di tutti i lavoratori del privato contro i contratti a termine illegittimi. «L'emendamento voluto anche da Maurizio Fugatti – denuncia Tessari – è una clava che si abbatte su centinaia di lavoratrici e lavoratori trentini di tutti i settori del privato, i cui contratti a termine siano stati irregolari. Pur avendo fatto causa, non potranno esercitare il diritto ad avere un'occupazione stabile e verranno liquidati con pochi euro. Questa è la cultura del lavoro dell'onorevole leghista: se a sbagliare è l'azienda, a pagare deve essere comunque il lavoratore. Ora le lavoratrici e i lavoratori che hanno votato Lega sanno di non avere un alleato nella loro battaglia quotidiana per un impiego stabile e dignitoso. Visto che ancora può, il senatore leghista Divina si dissoci dal suo collega di partito e a palazzo Madama voti contro l'emendamento e contro il decreto 112».

29 luglio 2008

 

 

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