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Epifani: "Diciamo no al Governo"

Il segretario generale della Cgil boccia la manovra d'estate del Governo, varata dal ministro Tremonti con il decreto legge n. 112/2008

Epifani:

Una manovra economica inaccettabile, fatta di tagli che deprimono la domanda e che penalizzano soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati. Un attacco ai diritti e alle tutele del lavoro e al ruolo del sindacato, mentre si strizza l’occhio all’impresa che non vuole regole.

 

Guglielmo Epifani esprime un giudizio molto netto e chiaro quando incontra Rassegna Sindacale, appena rientrato nel suo ufficio dopo avere personalmente ascoltato una delle recenti aggressive esternazioni di Berlusconi nei confronti della magistratura.

Rassegna Epifani, saranno un’estate e un autunno caldi, non nel senso meteorologico, con il governo.

Epifani Sì, il rapporto con il governo è molto difficile, per responsabilità esclusiva dell’esecutivo. C’è un gigantesco problema di metodo: il governo sbandiera una volontà di dialogo con le parti sociali. Poi la Finanziaria triennale l’ha decisa da solo. Con Brunetta non abbiamo avuto alcun confronto vero. Sacconi ha deciso una deregolamentazione del mercato del lavoro senza avere nemmeno avuto la cortesia di parlarne con i diretti destinatari. Il governo può anche decidere di fare da solo ma non può però dire che sta facendo il contrario.

Rassegna Mi sembra però che ci siano anche serissimi problemi di merito.

Epifani È proprio così. L’insieme dei provvedimenti decisi o previsti non è utile a risollevare il paese. Non costruisce un minimo di coesione sociale e non c’è alcuna parvenza di redistribuzione, anche se c’è poco da illudersi su questo fronte da un governo di centro destra. Anzi, la manovra parla soltanto all’impresa o ad una certa idea di impresa. Tutti i provvedimenti sono ispirati alla logica dei tagli, a partire da quelli che mi sembrano i più demenziali di tutti, i tagli alla scuola, all’istruzione, alla formazione, alla ricerca. Tagli nelle pubbliche amministrazioni, agli enti locali, alla sanità, tagli negli acquisti. Una politica che invece di sostenere la domanda, la deprime. Detassazione degli straordinari, premi variabili, abolizione dell’Ici, non sono queste misure per il sostegno dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati. Avevamo chiesto un aumento delle detrazioni sul lavoro dipendente, anche per accompagnare una ripresa dei consumi, un aumento del potere d’acquisto e aiutare così la trattativa con la Confindustria. Niente è stato accolto.

Rassegna Beh, però c’è la Carta per i poveri.

Epifani Un’invenzione che si presta a tantissime obiezioni, di merito e anche ideologiche. E poi, per quanto riguarda l’inflazione, nel Dpef ci sono questi due numeri: inflazione programmata 1,7 per cento, inflazione stimata 3,4 per cento. Non era mai avvenuto che l’inflazione stimata fosse il doppio di quella programmata, e questo dal governo. È un segno di come si vogliono rinnovare i contratti pubblici, un segno negativo a una trattativa già difficile con la Confindustria. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, è inutile che Sacconi dica che vuole fare soltanto semplificazioni, in realtà semplifica, direi annulla, diritti e tutele. Mette mano all’accordo interconfederale del 23 luglio 2007 che era stato sottoscritto fra le parti. E non capisco perché protesti soltanto la Cgil: quello fu un accordo firmato dal governo di allora, da Confindustria, da Cgil, Cisl e Uil. Sul resto, dagli orari fino al processo del lavoro, si interviene per ridurre le tutele.

Rassegna Ma non ritieni che le regole del lavoro debbano essere aggiornate?

Epifani Una semplificazione sarebbe comprensibile, ma una riduzione dei diritti sarebbe inaccettabile. Qui si dice all’impresa: ti diamo ancora più flessibilità, più deregolamentazione. Bisognerebbe invece sostenere l’innovazione, la qualità, lo sviluppo, la commercializzazione, il consorzio. Ma avviene tutto il contrario: ogni azienda è una monade che può avere risorse da un aumento della flessibilità del mercato del lavoro, dalla liberalizzazione degli orari, con meno regole, con meno sindacato.

Rassegna Un attacco al sindacato, al suo ruolo?

Epifani Proprio così, tra i lacci e i lacciuoli di cui ci si deve liberare il governo individua anche il sindacato. Al quale si propone una straordinaria funzione di servizio. Penso che il sindacato sia un grande fornitore di servizi. Ma che debba continuare ad essere un grande soggetto di rappresentanza dei lavoratori e degli anziani.

Rassegna Nel giudizio negativo sulla manovra del governo, leggi un politica di tipo peronista, populista?

Epifani Questa è l’abilità del governo: da una parte si vara la Robin tax facendo capire che è una cosa che dà ai poveri, in realtà le misure fiscali aiutano le partite Iva e il lavoro autonomo. Ai più poveri solo briciole. Certo, il governo è bravo a comunicare, a fare marketing, ma nella sostanza dietro questa politica si cela soltanto una riduzione dei diritti. E non riusciranno a ridurre i costi. Anche perché è sbagliato affrontare il problema dal solo punto di vista quantitativo, come i 100.000 insegnanti in meno. Avremmo invece bisogno di una industria e servizi di qualità e di infrastrutture, specialmente per il Sud al quale andranno invece meno investimenti del previsto.

Rassegna Ma nel paese vi è consapevolezza dei problemi che poni?

Epifani È una fase in cui il governo gode di una luna di miele con gli italiani. C’è il favore di una larga parte dell’opinione pubblica. Percepisco però qualche segnale positivo, ad esempio un rifiuto della insensata lotta del premier alla magistratura. Mi sembra poi che sulla pubblica amministrazione, il fisco, il mercato del lavoro e anche la contrattazione, la gente condivida sempre più le nostre proposte. Naturalmente è importante che la nostra posizione sia conosciuta e questo non è facile in un’epoca di grande conformismo in cui tutti corrono in soccorso del vincitore. Bisogna quindi attivare una campagna di informazione capillare dei quadri e dei lavoratori sui contenuti della manovra perché è certo che si diranno cose non corrette o addirittura false.

Rassegna E il negoziato con la Confindustria?

Epifani Siamo all’inizio. Siamo partiti con il tema caldo dell’inflazione, con la questione delle sanzioni alle quali abbiamo detto subito no. È presto per una valutazione complessiva. Si preannuncia una trattativa complicata. Il quadro esterno, le interferenze del governo non aiutano.

Rassegna Hai criticato le posizioni di Cisl e Uil.

Epifani Sui problemi di metodo, su qualche questione di contenuto, difendo le cose che abbiamo deciso insieme. Non dobbiamo avere la stessa opinione su tutto, né potremmo averla. Ci sono sensibilità, storie, appartenenze complesse e plurali. Ma ci sono dei punti, come sul metodo, sui quali speravo in una risposta comune. Poi è evidente che sull’inflazione all’1,7 per cento, sul lavoro dipendente e i pensionati, sui tagli alla scuola e alla sanità anche Cisl e Uil non possono starci. E voglio aprire un confronto per ragionare pacatamente.

Rassegna E la Cgil, come esce dal rinnovamento del gruppo dirigente?

Epifani Siamo coesi. Anche se abbiamo avuto dei problemi, abbiamo fatto uno sforzo di gran parte del gruppo dirigente per tenere le fila anche nella dialettica interna che è una ricchezza. Spero si possa continuare così, anche perché non c’è chi non vede quale ruolo straordinario abbia la Cgil nell’Italia di oggi.

Rassegna Come giudichi l’informazione sulle vicende politiche e sociali delle ultime settimane?

Epifani Vedo che non si parla del merito dei problemi, delle scelte. Una informazione senza memoria che non ricostruisce i passaggi, le coerenze e le incoerenze, i processi decisionali. Sembra tutto nuovo, anche le cose che si sono già fatte. Si critica l’atteggiamento della Cgil senza parlare delle cose. Poi c’è la stampa di destra, prevenuta contro il sindacato, che utilizza argomenti, come i distacchi, che ritornano periodicamente quando il sindacato dà fastidio. Non so se siano minacce o avvertimenti.    

(www.rassegna.it, 2 luglio 2008)

 

 

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