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Convegno Fiom. Purin (Cgil): “Un patto sull'organizzazione del lavoro"

La presidente di Confindustria Vescovi disponibile al dialogo. Rinaldini (Fiom): “Difesa del contratto nazionale”. L'impegno del presidente della Provincia Dellai: "Un welfare scandinavo per il Trentino" 

Convegno Fiom. Purin (Cgil): “Un patto sull'organizzazione del lavoro

Buste paga magre anche per colpa dell'inflazione, mansioni ripetitive e poco qualificate, bassa produttività complessiva del sistema Trentino, formazione in azienda quasi inesistente. Il quadro del settore metalmeccanico anche in provincia non è dei più rosei. Per evitare il declino, rilanciare la crescita e qualificare il lavoro, oggi a Trento, durante il convengo “Qualità del lavoro e sviluppo”, Ruggero Purin, segretario generale della Cgil del Trentino, ha lanciato una proposta a Confindustria. «Apriamo un tavolo di confronto per rivedere l'organizzazione del lavoro dentro le aziende trentine estendendo la formazione permanente e promuovendo la qualità del lavoro». «Quando il sindacato tende la mano alle imprese – ha risposto a stretto giro di posta la leader degli industriali trentini Ilaria Vescovi – noi non ci tiriamo indietro».

Si è concluso con l'apertura di un dialogo tra sindacati ed imprese, il convegno voluto dalla Fiom del Trentino per illustrare i risultati di una ricerca nazionale sulle condizioni di vita e di lavoro delle tute blu italiane che ha visto la partecipazione anche del Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, e del segretario nazionale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini.

Metalmeccanici in Trentino

I dati riguardanti in specifico i metalmeccanici trentini non si discostano poi molto dalla media nazionale. In provincia un operaio guadagna in media 1.160 euro al mese e riguardo le condizioni salariali si registra una situazione di netto svantaggio per le donne. Nella fascia di salario inferiore ai mille euro mensili (21,1% totale), le donne sono 4 volte gli uomini. La differenza scende a cinque sesti nella fascia 1.001-1.000 euro. Gli uomini sono in maggioranza nelle fasce di reddito superiori: in particolare in quella 1.200-1.300 euro sono tre volte le donne.

I livelli di inquadramento di operai e operaie intervistati sono così distribuiti: 6,8% sotto il terzo livello, 33,5% terzo livello, 32,1% quarto livello, 27,6% specializzati. Risultano elevate le differenze nei livelli di inquadramento tra uomini e donne. Sotto il terzo livello il 5,4% sono uomini, il 16,9% donne (media 22,3%). Il terzo livello (media 39,7%) vede gli uomini al 47,6% e le donne al 31,8%. Nella fascia degli specializzati (media 16,4%) precipita la componente femminile: operai al 30,6%, operaie al 2,1%.

I ritmi di lavoro sono elevati “sempre” per il 19,2% degli intervistati, “quasi sempre” (23,7%), “circa ¾ del tempo” (13,3%). La mansione è ripetitiva per il 69,9% dei metalmeccanici trentini (73,7% in Italia). Il 76,1% non lavora mai la notte, il 45,2% mai il sabato, il 94% mai la domenica. Un quarto del campione dice di lavorare il sabato una volta al mese. I lavoratori sono esposti sul luogo di lavoro a “vibrazioni” (54,6%), “rumori molto forti” (56,7%), “temperature alte” (36,5%), “temperature basse” (14,4%).

Solo il 64,2% degli intervistati sostiene che l’impresa per cui lavora abbia realizzato dentro l'azienda interventi per garantire il rispetto delle norme di sicurezza negli ultimi 3-5 anni. Altro nodo critico è la formazione. L’80,4% dichiara di non aver usufruito negli ultimi 12 mesi di formazione pagata dall’azienda. Rispetto al futuro, il 32% degli intervistati prevede una situazione di peggioramento nei prossimi due anni. Il 40% teme di perdere l’attuale posto di lavoro.

Ad aumentare la percezione di insicurezza c'è il dato sui contratti temporanei. I precari sono il 15% (più alto rispetto al dato nazionale, fermo al 9,4%), che però in alcuni ambiti produttivi può aumentare fino al 28% I contratti precari durano soprattutto da 7 a 12 mesi (45,3%).

Complessivamente sono state circa 40 le imprese trentine coinvolte nell’inchiesta. Oltre 500 questionari sono stati compilati nei due stabilimenti della Dana, 150 alla Mahle e alla Whirlpool, 100 alla Ebara Pumps Europe e alla Metalsistem. I comparti maggiormente coinvolti sono quello degli apparecchi meccanici (35,6%), delle macchine per l’agricoltura (25%) e della metallurgia (14,8%).

Per quanto riguarda le classi di età, il 13,2% degli intervistati ha meno di 25 anni, il 28,1% è nella fascia 26-35 anni, oltre i 45 anni sono il 27,7%. La stragrande maggioranza degli intervistati sono operai (l'80,8%), seguiti dagli impiegati (10,8%) e dai tecnici (5,1%). I migranti sono l’8%. La maggior parte (43,2%) lavora in Italia da 5-10 anni. Sono più presenti nel settore metallurgia e fonderie (15% degli occupati).

Consumiamo più di quello che produciamo

Ma prima dell'illustrazione della ricerca, è toccato ad Enrico Zaninotto, responsabile economico dell'Opes trentino, snocciolare alcuni dati, non certo incoraggianti, sulla produttività del sistema economico locale. «Fino a 12 anni fa – ha spiegato il docente di economia – la produttività in Trentino era alta, pari a quella degli Stati Uniti. Ora la situazione si è capovolta e la nostra produttività non cresce più». A farne le spese sono un po' tutti i settori, tranne i servizi tradizionali, in primo luogo quelli immobiliari.

Il fenomeno è in linea con le basse performance del sistema produttivo italiano. I Paesi Ocse dove invece si registrano gli incrementi più elevati della produttività sono Stati Uniti, Inghilterra e i Paesi scandinavi. «Anche questi Paesi – ha spiegato Zaninotto – hanno vissuto lunghi anni di contrazione della produttività. Ma ne sono usciti puntando sull'innovazione e su riforme strutturali del welfare».

Proprio da qui è partito il presidente della Provincia Lorenzo Dellai. «I dati illustrati da Zaninotto – ha esordito Dellai – ci dicono una cosa sola: stiamo consumando più risorse di quante ne produciamo. Non si spiega altrimenti il fatto che la bassa produttività e quindi una contrazione della ricchezza prodotta dal sistema economico, si accompagni ad alti tassi di coesione e benessere sociale». In pratica per Dellai è la finanza pubblica, garantita dall'Autonomia del Trentino, ad offrire ancora un benessere diffuso. Una situazione che con l'avanzare del federalismo fiscale è destinata a ridimensionarsi notevolmente.

Così, per il presidente della Provincia bisogna puntare alla riqualificazione del sistema produttivo, con politiche industriali che sostengano le filiere più innovative e la ricerca dentro le aziende, anche stimolando l'innovazione dal lato dell'offerta pubblica («la Provincia destina ogni anno agli investimenti ben il 30% delle sue entrate, pari a 1,2 miliardi di euro» ha precisato il presidente Dellai) .Il tutto senza nascondersi il fatto che, con l'avanzare dei processi di globalizzazione, alcune imprese inevitabilmente sono destinate a contrarsi mentre il mercato del lavoro chiederà più flessibilità.

Per Dellai bisognerà accompagnare la rigenerazione delle imprese con un nuovo welfare che protegga i lavoratori più che i posti di lavoro. «Il Trentino – ha concluso il presidente della Provincia – può ambire a realizzare un sistema di welfare simile a quello dei Paesi scandinavi». E sulla riforma del modello contrattuale, si è detto favorevole alla sperimentazione di un contratto di livello territoriale.

Una nuova organizzazione del lavoro

Un impegno quello di Dellai che il segretario Purin appoggia in pieno. «Dobbiamo estendere – ha chiesto Purin – il servizi pubblici all'impiego puntando sulla riqualificazione dei lavoratori e rafforzando le sperimentazioni già in atto ogni qualvolta si apre una crisi aziendale». Ma, riferendosi alle imprese, Purin ha chiesto uno sforzo anche alle imprese. «Si vuole flessibilità – ha affermato il segretario della Cgil – ma poi in azienda la formazione e l'incentivo a migliorare la propria qualificazione sono quasi inesistenti». Da qui è nata la proposta di un accordo con Confindustria per migliorare l'organizzazione del lavoro nelle imprese trentine. Richiamando la relazione iniziale del segretario della Fiom del Trentino, Roberto Grasselli, Purin ha concluso il suo intervento con un monito: «Puntare sull'aumento dell'intensità di lavoro è controproducente, anche perché i lavoratori stanno raschiando il barile. La produttività si può aumentare davvero solo se si punta alla qualità e all'innovazione»

Detto della sostanziale disponibilità di Confindustria ad affrontare questo nodo, va ricordato però che la presidente Ilaria Vescovi, ha sottolineato come negli ultimi dieci anni il costo del lavoro per unità di prodotto sia diventato più alto, per esempio, della Germania di ben il 28,7%. Difendendo il provvedimento del Governo che ha detassato gli straordinari, Vescovi ha lanciato lo slogan “Lavorare di più e meglio”. «Gli Usa – ha spiegato – ogni 5 anni guadagnano un anno di lavoro solo per le ore lavorate complessivamente». E se aumentare le ore di lavoro è un impegno che devono assumersi gli addetti dell'industria, compito degli imprenditori è quello di migliorare le condizioni di lavoro.

Le conclusioni del convegno sono state affidate a Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom nazionale. «Anche in questo periodo di bassa crescita della produttività – ha esordito Rinaldini – si è prodotta ricchezza. Solo che questa si è spostata più verso la rendita che verso il lavoro». Fortemente preoccupato dalla mancanza di una seria politica industriale in Italia - «siamo il Paese che ha svenduto le proprie imprese di telecomunicazione e dove si vendono più telefonini e non se ne produce neppure uno» - Rinaldini ha difeso con forza il valore del contratto collettivo nazionale come strumento di solidarietà e come vincolo al dumping sociale, invitando Confindustria a superare la propria contrarietà alla contrattazione territoriale. «A questo livello – ha concluso Rinaldini – si possono introdurre le innovazioni organizzative necessarie alla qualificazione del lavoro nell'industria. La detassazione dello straordinario va nella direzione opposta perché, riducendone sensibilmente il costo anche rispetto alle ore ordinarie, punta solo ad aumentare l'orario di lavoro».

5 giugno 2008

 

 

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