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Redditi in caduta libera

Da rassegna.it, una panoramica sulle emrgenze individuate dal rapporto Istat 2007

 

 

Economia in difficoltà, investimenti e consumi delle famiglie fermi o addirittura in regresso. Una situazione che chiede interventi energici per migliorare il potere d’acquisto di salari e stipendi, per abbassare la pressione fiscale, per eliminare i tanti vincoli strutturali che ci portiamo dietro da decenni.

Un paese che mostra sempre di più disparità, a partire dall’ormai “classica” Nord-Sud. Eppure qualche segnale c’è: le imprese (ma non tutte) hanno saputo reagire al declino della competitività indotto dalla globalizzazione, la crescita non sarà certo “zero” ma qualche decimale in più, la disoccupazione continua a calare (ma tanti hanno smesso di cercare lavoro).

È un paese a macchia di leopardo quello che l’Istat descrive nel suo consueto Rapporto annuale, presentato stamani a Roma alla Camera dei deputati. “Esistono nel Paese forti differenziazioni ed eterogeneità: coesistono realtà economiche e sociali solide e avanzate, in alcuni casi di eccellenza, ma anche aree deboli e di vulnerabilità dei contesti settoriali e territoriali, delle imprese, delle famiglie, degli individui”. Così il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, ha fotografato la situazione del nostro Paese, evidenziando ''il permanere o l'accentuarsi delle disparità: quella tra Centro-Nord e Mezzogiorno, che continua a essere determinante, ma anche quella tra sistemi locali e vocazioni territoriali differenti”. A dominare è il senso di incertezza, ma anche di movimento, un senso d'agitazione ma non una direzione definita. La copertina del Rapporto – come ben sottolinea Buggeri – dà un'immagine abbastanza immediata della situazione italiana: “Ci sono delle persone in una piazza, la cui pavimentazione ricorda un labirinto. Alcune di queste sono ferme, altre in movimento; alcune appaiono ben definite, altre fuori fuoco”.

Famiglie in difficoltà
Il 50 per cento delle famiglie italiane nel 2005 ha guadagnato meno di 1.900 euro al mese. E il 15 per cento stenta ad arrivare alla fine del mese. Le famiglie con 5 o più componenti che dichiarano la “sindrome della terza o quarta settimana” sono il 23,8 per cento (nel 2005 erano il 22,5), quelle in arretrato con le bollette sono il 22,1 per cento (erano il 20,4), quelle che affermano di non poter sostenere una spesa imprevista sono il 34,7 per cento (rispetto al 33,5).

Nei bilanci familiari, infine, pesa sempre di più la casa. Tra le famiglie che pagano un mutuo, ben il 61,1 per cento considera “pesante” il relativo carico finanziario, mentre la metà delle famiglie in affitto giudica “onerosa” questa spesa. In generale, il 47,4 per cento reputa pesanti le spese generali per la casa e il 45,8 considera gravosi i debiti diversi dal mutuo.

Redditi in caduta libera
Il calo della produttività ha trascinato al ribasso anche i redditi degli italiani, che sono scesi sotto la media europea. Il valore del reddito per abitante che nel 2000, misurato in parità di potere d'acquisto, era di 4 punti percentuali superiore alla media dell'Unione a 15, è caduto nel 2006 a un valore di 8 punti inferiore alla media. Lo sviluppo della produttività del lavoro è stato altrettanto contento: negli stessi anni, l'aumento è stato di appena il 4,7 per cento, mentre la media dell’Unione a 15 segna un incremento del 18.

Occupazione in calo, aumenta l’inattività
Nel 2007 i disoccupati sono scesi a 1,5 milioni di persone (circa un milione in meno di dieci anni fa). Al calo, però, non corrisponde un aumento significativo dell'occupazione, bensì un allargamento dell'inattività, dovuto alla rinuncia a cercare attivamente un lavoro. Aumenta quindi il fenomeno dello ''scoraggiamento'', soprattutto nelle regioni meridionali, riflettendosi sui redditi familiari e sulle differenze tra Nord e Sud.

L'occupazione, comunque, è cresciuta lo scorso anno a un ritmo dimezzato rispetto al 2006, concentrandosi soprattutto nelle regioni del Nord, dove per i due terzi l'espansione è stata dovuta alla forza lavoro straniera. Nel 2007 il tasso di attività si attesta al 62,5 per cento, contro il 70,5 dell'Europa a 27.

Per chi continua a cercare lavoro le vie informali (conoscenti, amici e parenti) sono le preferite: 76 per cento, contro il 58 della media europea. Una modalità (quella della conoscenza diretta o della segnalazione) preferita anche dai datori di lavoro, vista che a sceglierla è un imprenditore su due.

Economia in frenata
Nel 2007 l'economia italiana ha mostrato segnali di rallentamento, divenuti sempre più evidenti nell'ultima parte dell'anno. La fase sembra superata nel primo trimestre 2008, ma con il 2007 che si è chiuso male, l’anno in corso inizia con un'eredità di crescita minima. La crescita, però, dovrebbe essere superiore allo zero: i comportamenti delle imprese hanno fatto in modo che la competitività sia aumentata e ora stanno cominciando a dare un contributo al Pil.

Sempre in ritardo sulla formazione
L'attività di formazione per le imprese made in Italy è ancora bassa rispetto agli altri paesi europei: siamo infatti al terzultimo posto, prima di noi soltanto Bulgaria e Grecia. Eppure qualche miglioramento c’è: dal 1995 al 2005 le imprese “formatrici” (con più di dieci addetti) sono passate dal 24 al 32 per cento, Infine, il costo orario: è tra i più alti del continente, circa 58 euro contro una media europea di 52.

E gli stranieri?
Sono 3,5 milioni (pari al 5,8 per cento della popolazione) i cittadini stranieri residenti in Italia. Nel 2007 si è assistito a un loro consistente incremento, grazie a un saldo migratorio stimato in oltre 454 mila unità (il valore più alto finora registrato nel nostro Paese). I dati sui permessi di soggiorno confermano che, dopo l'impennata dell'aumento di presenze regolari per lavoro verificatasi a seguito dei provvedimenti di regolarizzazione del 2002, nel periodo 2004-2007 l'incremento della presenza straniera regolare è dovuto prevalentemente ai flussi di ingresso per ricongiungimento familiare (+164 mila per le donne e +54 mila per gli uomini).

 

(www.rassegna.it, 28 maggio 2008)

 

 

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