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Rapporto Istat 2007. La radiografia dell'Italia

Pubblicato il rapporto annuale dell'istituto di ricerca statistica. Le prime reazioni della Cgil nell'intervento di Marigia Maulucci.

Rapporto Istat 2007. La radiografia dell'Italia

 

“Alla politica economica del governo finora frammentaria, non incisiva, fatta più di parole d’ordine ideologiche che di reali risposte ai bisogni del paese, l’Istat fornisce alcune indicazioni importanti da non sottovalutare”.

 

A dirlo è la segretaria confederale della Cgil, responsabile della politiche economiche, Marigia Maulucci, in merito al rapporto annuale dell’Istituto statistico.

“Occorre puntare - aggiunge - sul quel quinto scarso di imprese che ha accettato la sfida della globalizzazione, realizzando performance di esportazioni di tutto riguardo, superando così le arretratezze di tutte le altre che hanno margini di redditività e produttività inferiori alla media nazionale. La sola prospettiva di blandire queste ultime con misure protezionistiche - spiega Maulucci - tanto care al pensiero del ministro dell’Economia, sarebbe davvero il colpo di grazia alle prospettive di sviluppo del paese”.

Sottolinea ancora Maulucci: “Occorre assumere il dato della penalizzazione di stipendi e pensioni come asse centrale di scelte strutturali, universali per l’intero mondo del lavoro, redistributive: crescono infatti i redditi da lavoro indipendente e da attività finanziarie, senza effetti sul piano degli investimenti produttivi”. Inoltre, “bisogna costruire politiche di ampliamento qualitativo e quantitativo dell’occupazione: il miglioramento del tasso di disoccupazione si accompagna a un aumento di quello dell’inattività, segnalando solo scoraggiamento nella ricerca del lavoro, soprattutto tra giovani e donne, soprattutto nel Mezzogiorno”.

Infine, conclude Maulucci, “bisogna partire dal dato che 3 milioni e mezzo di lavoratori immigrati vivono regolarmente e stabilmente nel nostro paese, contribuendo alla sua crescita: il tema centrale è oggi quello dell’immigrazione di seconda generazione e dunque della scuola e della formazione: un paese moderno non fomenta paure, non sbandiera espulsioni, adotta, invece, strategie di lungo periodo di inclusione”.

da rassegna.it

28 maggio 2008

 

 

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