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Rette Rsa, no alla rivalsa sui famigliari

Sentenze del Tar, le Regioni si adeguano. Cgil e Spi all'attacco: "La normativa va applicata anche in Trentino"

Rette Rsa, no alla rivalsa sui famigliari

Cgil e Spi all'attacco sulle rette della case di riposo. Forte di una serie di sentenze che in altre regioni hanno modificato radicalmente l'orientamento consolidato sulle modalità della compartecipazione alla spesa degli ospiti, il sindacato chiede un incontro urgente agli assessori provinciali competenti.

Oggetto del contendere è l'obbligo dei parenti fino al terzo grado (come previsto dal codice civile) di concorrere in base al loro reddito al pagamento delle rette, qualora la situazione economica dell'anziano non sia in grado di far fronte alla spesa. A far valere il diritto di rivalsa sui parenti più prossimi è il Comune di residenza dell'assistito, cui le Rsa presentano la fattura per la parte della retta alberghiera non coperta. Situazioni abbastanza diffuse, tenuto conto che pensione sociale e assegno di accompagnamento ammontano a circa 1000 euro al mese, mentre la spesa richiesta all'ospite per coprire la retta alberghiera arriva ormai a superare i 1.300 euro mensili.

«Una serie di sentenze del Tar della Lombardia, della Toscana e della Sicilia, nonché del Tribunale di Lucca, richiamando l'articolo 3 del decreto legislativo 130 del 2000, stabiliscono che la situazione economica da prendere in considerazione per il contributo alla spesa è unicamente quella delle persona assistita dalla Rsa - spiega Renata Greggio, responsabile del Dipartimento sanità e assistenza della Cgil - La regione Piemonte si è già adeguata e ha adottato una delibera che stabilisce i nuovi criteri della compartecipazione alla spesa. Non è una questione di poco conto, e come Cgil riteniamo che i sindacati confederali, in quanto firmatari del protocollo per il contenimento delle rette delle Rsa, debbano essere coinvolti nella definizione delle nuove modalità alla luce di questa norma legislativa».

A premere c'è anche lo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil. «Di queste sentenze bisogna tenere conto, e anche degli accordi già raggiunti in altre regioni - dice Bruno Dorigatti - si tratta di vedere cosa fare in Trentino: noi crediamo che poste alcune condizioni a tutela dell'ente pubblico, i principi del decreto legislativo debbano valere anche in provincia di Trento. Potrebbe essere l'occasione per accelerare con la costituzione del Fondo per la non autosufficienza che garantirebbe una sorta "assicurazione" per coprire i costi dell'assistenza agli anziani non autosufficienti». Sicuramente la preoccupazione per il continuo aumento delle rette delle case di riposo è molto sentita dai parenti degli ospiti che, spesso, sono chiamati ad intervenire per coprire le spese.

«Certo è che partiamo da una retta media in vigore in città che viaggia ormai sui 43 euro al giorno, mentre la maggior parte dei nostri ospiti ha una pensione medio bassa - commenta Renzo Dori, presidente della Rsa di Povo - alla fine il fenomeno dei familiari che integrano penso sia abbastanza diffuso, e la preoccupazione per l'aumento dei costi è molto alta. Per noi amministratori è un obbligo coprire le rette, se non pagano i parenti è un carico che rimane al Comune».

10 maggio 2008

 

 

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