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Sessanta precari all'Università

La polemica Silvestrin, Cgil: «Il rettore deve intervenire subito» (da l'Adige, dom 11 maggio 2008)

Sessanta precari all'Università

«Adesso che è stato eletto, confermato alla guida dell'Università, ci auguriamo che sia arrivato il tempo di trovare una soluzione ai tanti problemi dell'ateneo. Va bene parlare della regolarizzazione dei cento dipendenti a tempo determinato, ma non dimentichiamo che nell'ateneo ci sono delle grandi sacche di altro precariato. Parliamo di tanti giovani e meno giovani che sono impiegati con contratti di collaborazione».

Troppi Cococo. o Cocopro. Troppi lavoratori privi di sufficienti garanzie. La denuncia viene da Gabriele Silvestrin (nella foto) , responsabile di Nidil Cgil, dove la sigla Nidil sta per «Nuove identità di lavoro». «Ho letto l'intervista al rettore Davide Bassi, pubblicata dall'Adige il giorno delle elezioni. Ora che le urne sono chiuse, noi sindacati chiediamo un incontro urgente per capire che ne sarà dei precari dell'accademia trentina».

Silvestrin spiega che sono sessanta le persone che devono fare i conti con uno stipendio mensile da miseria. Si parla di dipendenti amministrativi e di tecnici, di personale che «fanno da supporto nei laboratori di ricerca». Ci sono i lettori madrelingua,. ma ci sono anche i dottorandi, che dopo essere stati sfornati dall'ateneo, in ateneo vengono chiamati a lavorare perché considerati validi. «Sono sfruttati. Questa è la parola».

Ma dove operano questi precari? «In tutti i settori dell'Università: dalla città alla collina, a Trento e a Rovereto, negli uffici amministrativi e nei nuovi centri scientifici». Dice che ci sono colleghi che vanno avanti da sei anni con contratti che vengono rinnovati di anno in anno. Stipendi da 833 euro a 1300. «E in più vengono considerati di serie B. Si tratta di persone che lavorano come e più degli altri e che non hanno neanche il diritto di mettere piede nelle mense universitarie, cosa che invece possono fare i docenti.

da ladige.it, 11 maggio 2008

 

 

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